giovedì 20 marzo 2025

Dall'archivio di Giovanni Provvidenti.

 

La filosofia come commedia della verità

Dopo Socrate il filosofo raramente è stato sognatore, un cuore tragico sospinto verso mete e miti da un afflatico romanticismo, il cui anelito fosse l'aire, lo slancio dato da un "istinto razionale", artistico nel pieno significato di arte e di estetica crepuscolare, di estasi dell'anima, quando l'anima diviene una vera e propria aurora dell'Essere. Insomma, il senso artistico del soggetto sognatore, perocchè il sogno dona agli istinti il senso drammatico della commedia e della liturgia dell'ego. Come se si volesse inseguire uno sconosciuto desiderio fuggito da un istinto ribelle, rivoluzionario; un desiderio fuggito da un sogno, e che vuole perseguire realtà e verità il cui principio sia null'altro che un riflesso onirico generato da un palpito che fugge dal cuore e si riversa magmatico nell'aurora dell'anima.

Chissà perché ci sono filosofi che pensano di dover essere ad ogni costo individui razionali, freddi, lucidi fino alla lucida follia dei sensi, logici, oggettivi e possessori del logos più veritiero del mondo, di più: possessori di tutte le realtà e verità del mondo! Altrimenti non vogliono credere e quando elogiano il dubbio mentono a se stessi, perché in realtà enunciano un mistificato necrologio... A meno che il filosofo non sia capace di diventare anche "poeta", allora il discorso cambia. Allora il filosofo "filosofeggia", cioè sogna, anela, vuole creare e, più che realtà e verità, aspira a creare commedie di scorci di panorami di realtà e verità; più che possibili futuri, attimi danzanti di eternità. Allora inventa i ditirambi coi quali imprime nelle parole il senso del dramma, del tramonto, la simmetria e la geometria dei segni, dei simboli, che lascia sì casualmente, ma anche volutamente, sparsi quà e là nei suoi discorsi; i suoi stessi discorsi assumono parvenza di drammaturgia. E fonda! Fonda la "sua scuola", i suoi discepoli, i suoi nuovi valori e principi archetipici, cui tutto il futuro dovrà fare i conti. I presocratici sono stati filosofi sognatori, poiché la loro filosofia era intrisa di una meravigliosa poetica. Per quanto sofisti, la loro tragicità li fece andare al di là dell'astrattismo teoretico, cui la logica della retorica e della dialettica non proponeva altro che l'eterno ritorno a una filosofia precedente, seppur trasfigurata in una presunta novità, allorché il sofismo dialettico susseguente ne mutava il contenuto sillogistico, cangiando la maschera in commedia; così ogni filosofo diventava maestro di un'altra maschera e commedia e di una nuova scuola del tragico. Purtroppo dopo Socrate la filosofia diviene un monolite, una fredda, logica razionalità, un vero e proprio nichilismo istintuale la qual volontà cognitiva era diventata oramai cognizione di causa di una altrettanto vera e propria dogmatica: brama di verità, di sapere, spesso mascherata di "opinione". Si elogiava ancora la tragedia, la commedia, il dubbio, ma guai ad afferrare per le corna il toro della verità e matarlo di santa ragione! Guai ad affermare che la loro commedia fosse oramai diventata noiosa, cioè ripetitiva e priva del fascino dualistico di Eros e Thanatos, Apollo e Dioniso; invero dell'istintualità più naturale che nell'epoca tragica dei greci trovava nella commedia la sua massima espressione - della commedia non solo teatrale, ma soprattutto della vita quotidiana -. Dopo Socrate dubitare della verità venne considerato pura pazzia. Atene facendo bere la cicuta a Socrate cercò di salvaguardare l'ultimo barlume di antico testamento ellenistico rimasto negli anfratti di qualche pensiero filosofico taletiano, anassimandriniano, eraclitiano; tuttavia Platone, con la sua Repubblica, diede al pensiero morente presocratico il colpo di grazia. Solo a partire dall'epoca illuministica della cosiddetta Rivoluzione Copernicana (che possiamo tranquillamente chiamare anche rivoluzione copernicana della filosofia) la filosofia ri-inizia a riprendersi il suo posto e il ruolo originario e preminente nella conoscenza pura, in quanto torna ad appropriarsi dei suoi specifici strumenti scientifico-teorici, che appunto gli erano propri nell'epoca presocratica. Fino ad arrivare a Nietzsche che con la sua ulteriore rivoluzione filosofica abbattè del tutto quel monumentale monolite di pensiero freddo e razionale, ridando alla tragedia il suo vigoroso, degno ruolo in commedia, fondando il teatro e l'anfiteatro della verità, mutando la verità nel luogo tragico ove il filosofo e la filosofia ritrovassero la loro "follia", il loro gioco e la fanciullezza del sogno, della metafora... della poesia. Personalmente mi sento erede di questa antica commedia, erede di questa antica filosofia come "commedia della verità

 

Filosofo cinese Lin Yutang

 


“Non hai più molti anni da vivere e, inoltre, non potrai portare nulla con te quando te ne andrai, quindi devi risparmiare senza sacrificare il tuo benessere.”

“Spendi il denaro che deve essere speso, goditi ciò che deve essere goduto e dona ciò che è possibile.”

“Non preoccuparti di cosa accadrà dopo la tua morte, perché quando diventerai polvere, non sentirai se sei lodato o criticato, se sei visitato al cimitero o dimenticato.”

“Il momento per godersi la vita è adesso, e i beni che hai guadagnato con fatica devono essere goduti.”

“Non preoccuparti troppo per i tuoi figli, poiché avranno il loro destino e troveranno la loro strada.”

“Prenditi cura, soprattutto, dei tuoi nipoti, amali, viziali e cerca di goderteli finché puoi.”

“La vita deve essere qualcosa di più che lavorare dalla culla alla tomba.”

“Ogni giorno svegliati per goderti un altro giorno di vita senza litigare con nessuno o portare rancore.”

“Non aspettarti troppo dai tuoi figli.”

“Anche se i figli si prendono cura dei genitori, saranno sempre occupati con il loro lavoro, i loro impegni e la loro vita.”

“Molti figli che non si interessano ai genitori litigheranno per i loro beni ancora prima che siano morti, desiderando la loro dipartita per ereditare proprietà e ricchezze.”

“Se hai già 65 anni o più, non sacrificare la tua salute per il denaro lavorando eccessivamente, perché scaveresti solo la tua tomba in anticipo.”

“Di mille ettari coltivati a riso, potrai consumarne solo mezza tazza al giorno, e di mille palazzi, avrai bisogno solo di otto metri quadrati per dormire la notte. Quindi, se hai cibo e denaro per le tue necessità, non ti serve altro.”

“Cerca di vivere felice, perché hai una sola vita.”

“Non paragonarti agli altri misurando fama, denaro o status sociale, né vantandoti se i tuoi figli hanno più successo di altri. Piuttosto, sfidali a raggiungere la felicità, la salute, la gioia e una vita di qualità.”

“Accetta le cose che non puoi cambiare, perché preoccuparsene troppo potrebbe danneggiare la tua salute.”

“Crea il tuo benessere e trova la tua felicità facendo ogni giorno qualcosa che ti diverta e ti rallegri.”

“Un giorno senza felicità è un giorno perso.”

“Con un animo positivo, la malattia si cura; con uno spirito allegro, la guarigione è più veloce o la malattia nemmeno si avvicina.”

“Con un buon carattere, esercizio adeguato, cibo sano e un consumo ragionevole di vitamine e minerali, avrai una vita sana e piacevole.”

“Ma, soprattutto, impara ad apprezzare la bontà della famiglia e degli amici, perché saranno loro a farti sentire giovane, ricordandoti i bei momenti e le esperienze interessanti della tua vita.”

“Si dice che chi perde il tetto, guadagni le stelle. Ed è vero.”

“Il tempo e le opportunità sono come l'acqua di un fiume: non puoi toccarle due volte, perché una volta passate, non torneranno più.”

“Approfitta di ogni minuto della tua vita e non rifiutare le opportunità di scoprire il mondo e goderti le cose belle, perché potrebbero non ripresentarsi mai.”

“Non giudicare le persone dall’aspetto, perché cambia con il tempo.”

“Non cercare la persona perfetta, perché non esiste.”

“Cerca, se lo desideri, qualcuno che ti apprezzi per quello che sei; e se non lo trovi, goditi la tua solitudine, che è molto meglio di una cattiva compagnia.”

“Credi in Dio, qualunque sia il concetto che ne hai, e cerca di goderti la vita, che è molto breve. Goditi la famiglia e gli amici, perché presto o tardi lascerai questo mondo, e nessuno ti ringrazierà.”

“Che la salute e il benessere siano sempre con te.”

~ Lin Yutang

 

 

 

 

 

sabato 1 marzo 2025

𝗟𝗔 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗘 𝗘̀' 𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗨̀ 𝗖𝗟𝗔𝗠𝗢𝗥𝗢𝗦𝗢 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗩𝗢𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗨𝗠𝗔𝗡𝗔

 (𝗣𝗿𝗼𝗳. 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶)

La morte è il più clamoroso equivoco della storia umana.

Dai più eminenti uomini di scienza dell’ultimo secolo scopriamo che l’Universo è tutto Pensiero e che la Realtà esiste solo in ciò che pensiamo

L’energia è quella manifestazione che fa accadere le cose e gli eventi. Essendo di carattere vibrazionale essa si manifesta in una incommensurabile vastità di forme e di aspetti. Dietro tutte queste apparenze si cela una realtà legata a un campo di frequenze comprese in bande, ciascuna delle quali ha uno sbocco nel panorama delle cose materiali che noi vediamo.

Sofisticate tecnologie dimostrano che l’uomo non muore, quando sembra separarsi dalla sua carica energetica che lo vivifica, perché ciò che si stacca dal soma migra e fluisce verso altre locazioni.

Il nostro apparato sensoriale è limitato e quindi inadeguato a permetterci di percepire la realtà al suo livello più profondo.

Occorre comprendere che l’anima che sta per trapassare non è il corpo, bensì la vita stessa e che la sua natura non è materica ma spirituale e che al contrario del suo corpo psico-fisico non conosce mutamento, né decadimento.

Inconsciamente non possiamo sopportare di morire in quanto sappiamo che non è possibile farlo. Quando l’Io ben centrato ne ha la suddetta visione, allora siamo fuori dal paradigma spazio-temporale.

Il tutto dipende dalla qualità del nostro livello di coscienza.

Se non modifichiamo il nostro atteggiamento mentale, se non cambiamo lo stato della nostra visione del mondo, non potremo scegliere il mondo successivo, ma ci troveremo a ripetere ciò che siamo qui con le stesse difficoltà e le stesse limitazioni.

Il paradiso infine, non è un luogo, ma è una dimensione della coscienza.

Il tempo non esiste.

Quando il tempo incomincia a scorrere? L’etimologia della parola ha una derivazione di origine indo-europea che significa dividere.

Quando nasce il tempo nasce anche il concetto di morte.

Anche il Big Bang non è mai avvenuto

Si è scoperto di recente un “Campo Informazionale” che permea tutto.

È infinito. Non ha inizio e non ha fine. Noi vediamo attraverso i nostri occhi tutte le cose divise, frantumate, separate e invece tutto è Uno. Il viaggio dell’evoluzione è dall’inconscio al conscio.

Quando mi chiedono cosa c’era prima del tempo e della morte rispondo che tutto ciò che esiste è AMORE.

Questa parola non è legata a sentimento, affetto o passione, come lo conosciamo oggi, ma significa A-MORS non morte.

Tutto vive, dall’atomo alla più grande galassia.

Abbiamo verificato che anche le piante e i minerali vivono, su piani diversi.

Tutto è costituito da una sola sostanza, con manifestazioni diverse.

Questa sostanza è fisicamente e psichicamente pensante.

Ilya Prygogine, che è stato il più grande chimico vivente (premio Nobel nel 1977), nel corso delle sue ricerche chimiche della materia organica, si è accorto che ogni molecola viveva e sapeva perfettamente quello che faceva ogni altra molecola a distanze macroscopiche.

Anche nell’esperimento che fece Pauli (fisico) le particelle separate (fotoni) che si trovavano nello stesso livello energetico o stato quantico, pur lanciate a distanze differenti, rimanevano sempre collegate.

Tutto è interconnesso e non-locale (entanglement).

Le informazioni sono istantanee, perché abbiamo scoperto che le particelle come possono essere ad esempio gli stessi elettroni/processo o evento, non sono masserelle solide ed inerti, ma nuclei del tutto inconsistenti che rivelano di essere “un bit concentrato di informazione”, andando così a costituire un campo informazionale.

L’unica cosa solida allora di cui si può parlare di questa materia, che sembrava fatta di “mattoni atomici”, è invece che assomiglia più ad un PENSIERO.

Le onde e le particelle (“ondicelle”) in realtà sono le solite. Esse si trovano sia qui che ovunque, Ciò perchè esse, oltre ad essere se stesse , sono anche lo spazio che intercorre tra loro.

E quindi non hanno neppure alcun bisogno di comunicare tra loro, perchè sono la stessa cosa dello “spazio”.

Ed in più esse non hanno nessuna ragione per doversi connettere, perchè non sono mai state disconnesse o disgiunte.

In sintesi, sono un ologramma, un “Tutto-parte”, una versione su scala più ridotta del Cosmo, dell’ Intero Corpo organico universale. Una goccia concentrata e indissolubile dell’infinito oceano energetico, detto Coscienza non locale.

La Coscienza dunque non sta nel cervello ma nel Campo.

Sia la fisica che la neurofisiologia che la quantistica concordano su questo punto.

Non è il cervello che produce il pensiero, ma è il PENSIERO o COSCIENZA che edifica il cervello.

Max Planck, padre della teoria dei quanti, scioccò il mondo nel 1944 quando affermò che esiste un’unica matrice energetica “intelligente” da cui ha origine tutto, il visibile dall’invisibile.

Con questa implicazione sconcertante il mondo scopriva per la prima volta che Tutto è coscienza.

Abbiamo oggi gli strumenti che possono vedere che intorno a noi esiste un globo luminoso. Un nostro prolungamento (un duplicato immateriale). È stato definito un campo di ultra-luce.

Noi non lo vediamo con gli occhi e anche con gli strumenti possiamo vedere fino ad un certo punto.

Questo campo è milioni di volte più sottile della più sottile materia. Ha una frequenza vibrazionale di 10 alla 26 Hz.

Esso è più sensibile e impressionabile della più sensibile ed impressionabile pellicola fotografica.

Anche la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) ha riconosciuto che gli antichi avevano ragione.

Noi siamo un fascio di vibrazioni di cui l’aspetto fisico, la forma fisica è solo il nucleo più denso.

La luce che vedono le persone che hanno esperienze di premorte (NDE), siamo noi stessi, ciò di cui siamo costituiti.

Un fenomeno straordinario, che merita di essere chiamato con il nome di AUTOPSIA (composto da “autos”, stesso e “opsis”, vista), cioè “VISTA DI SE STESSO”.

E l’Autopsicità (quale può essere quella dell’ esperienza totale del Divino) è una situazione che implica la visione istantanea e diretta di una “partitura” in cui figurano tutti gli aspetti del Libro della Vita, cioè di una composizione universale, disposta in più mondi.

Qualcuno ha detto: “Chiarisci il tuo senso e illuminerai il mondo”.

Se vuoi sapere come fare, fai come fece il maestro Zen Poshang.

Quando gli fu chiesto come si cerca la natura del Buddha (Dio), Egli rispose: “È come cavalcare il Bue, in cerca del Bue”.

Prof. Vittorio Marchi

martedì 25 febbraio 2025

 

 Di Giovanni Provvidenti.

CUOR DI DRAGO

Giovane amico che vuoi diventare uno spirito libero e andare al di là di ogni convenzione rituale e filosofica, ti dico ciò che io ho imparato quando ho voluto la stessa cosa che ora vuoi tu.

Ti senti libero nello spirito e forte nella volontà? Allora il tuo cuore deve diventare intrepido come quello di un drago e dal tuo petto devi voler vederti fuggire e volare alto il tuo pensiero più vigoroso! Cosa importano di virtù e di valori e di culture domestiche: tutto ciò fanno del tuo senno un somigliante a un sodo e pigro deretano: poiché ottuso e indolente verso ogni "pensiero attivo", selvaggio, libero, leonino - "dragoniano"!

I palpiti del tuo cuore devono precedere le tue brame; i palpiti del tuo cuore devono diventare tutte frecce del desiderio e inseguire i tuoi sogni, fino a giungere là dove una meta e cento mete attendono di farsi bersaglio! Perciò tu stesso devi creare il fuoco che in te arde e con esso volerti bruciare e incenerire, e dalle tue stesse ceneri rinascere, come tu fossi la leggendaria Araba Fenice, dando origine al drago del tuo cuore! Oh, non senti già il suo alito di fuoco e il suo irresistibile scalpitio dentro di te? Persino nel profondo del tuo più ignoto anfratto onirico! Ma bada che il "sogno del drago" non è la sedia a dondolo di un'anima mezzo assopita e rannicchiata accanto al camino delle certezze ataviche, col capo ciondolante di quà e di là, come fosse il pendolo di un orologio che segna il tempo senza tempo di un istante che non và oltre un tic e tac, sempre identico a se stesso! Sappi, mio giovane amico, che ben desto è lo spirito pugnace che esplora l'attimo ed esperimenta se stesso inoltrandosi nel suo abisso più ignoto: proprio là, ove risiedono i mostri e gli enigmi e tutte le stranezze che non hai mai saputo chiamare per nome - forse non hai nemmeno mai voluto vedere i loro riflessi salire in auge dal tuo specchio interiore.

La prima esperienza del novizio drago è un audace e pericoloso volo sopra "l'abisso uomo": guardare là e al di là d'ogni orizzonte cognito senza fuggire al di quà di una rassicurante visione mascherata di certezza: appunto la coscienza atavica e tradizionale che fino ad ora non t'hanno permesso di andare oltre un millimetro dal tuo perimetro umano, troppo umano. Volar e sostar sopra l'abisso uomo lo può soltanto un drago. Pur tremando e provando le vertigini di tutti i paradossi onirici, reali e apparenti, esso non fugge, anzi vi precipita fin dentro le profonde viscere e, con l'ironia e il coraggio di chi conobbe tragedie e paradossi dell'anima, lotta contro se stesso, perché vuole domare i suoi mostri ed enigmi e superare tutti i suoi paradossi: poiché vuole altresì un io signore di tutti i suoi istinti. Tutto ciò ti appare immane e oltremodo difficile? Ah! Lo è! Eccome se lo è! Ma se vuoi diventare un vero spirito libero, al tuo cuore devi saper creare le ali e farlo volare coraggiosamente al di sopra di abissi, sogni e realtà e poi farlo diventare remingo in mondi noti e ignoti; andare verso luoghi inesplorati tra la notte, la mezzanotte e l'aurora: laddove iniziano tutte le danze dello spirito libero!

Che il tuo cuore, rifugio di caos e caso, sia dunque l'alcova di una nuova stella danzante! Cuor materno e paterno, dove ogni palpito sia figlio di un grande anelito. Dallo zero allo zenit: sia questo l'infinito che insegue il drago del tuo cuore!

 L'abitudine, come la Circe della felicità, può condurre a una visione distorta del nostro rapporto con la gioia. Quando ci abituiamo a rinunciare alla possibilità di vivere il momento con pienezza, rischiamo di confondere la felicità con un'illusione irraggiungibile. La felicità non è un traguardo da inseguire, ma una qualità da coltivare nell'attimo presente, libero da condizionamenti e aspettative razionali. Come il fanciullo che vive nel qui e ora, la felicità si trova nell'arte di lasciarsi sorprendere dal mondo, di saper cogliere le piccole sfumature della vita. La ricerca incessante di un appagamento futuro ci allontana dal presente, dove la vera ricchezza risiede: la felicità è un'emozione che nasce dal saper vivere intensamente l'attimo, senza paura di perderlo.

sabato 22 febbraio 2025

Dall'archivio di Giovanni Provvidenti. L'abitudine è la Circe della felicità?

 La stragrande maggioranza delle persone dicono che la felicità o è irraggiungibile oppure troppo effimera per essere riconosciuta e quindi colta; con un dire che è diventata una vera abitudine: forse perché ci si vuole convincere che la felicità è davvero irraggiungibile o effimera? E a chi mostra felicità lo si guarda quasi con patetico sospetto o paternalismo per non sentirsi addosso il peso di un sentimento reconditamente rancoroso: "tanto durerà poco! Che ne sa questo felice del mordi e fuggi della sua emozione! È un illuso perché la felicità è illusione, è speranza, è il giogo giostrale della mente quando fantastica". Siffatta figura retorica è molto consolatoria ... Di certo è che se ci si convince che tale conclusione sia vera, vera diventa. Forse è vero, la felicità è irraggiungibile o troppo effimera, ma è vero solo per loro.

Oh insomma, ci si dovrebbe disabituare alla troppa razionalità, alla troppa oggettività altrimenti tutto diventa relativismo e non prospettiva, e in mancanza di prospettive poetiche e di aneliti tutto diventa logico, razionale, matematico, algoritmico, relativo ad una presunta oggettività dei fatti: ma un pò di "poesia" e un pò di sano romanticismo non guastano mica l'intelletto! Allora si potrebbero cogliere tutte quelle nuances che la natura offre come scorci, che la vita offre come trasogni.

Perchè, solitamente, non si è felici? Perché le persone sono troppo abituate, troppo indaffarate a risolvere piccoli o grandi problemi esistenziali, quotidiani o di sistema, oppure troppo assuefatte ad insensati edonismi (alcool, droghe, acquisti fatti in modo convulsivo e senza criterio di vero bisogno, sì perché anche andar a far compere è diventato una sorta di edonismo), ci si procura insomma emozioni che durano tanto quanto un battito di ciglia; ed è per ciò che si ritiene la felicità qualcosa di effimero, fugace e la si lascia andare per così dire nell'attimo fuggente. Se invece si diventasse capaci di riappropriarsi del proprio tempo e dei propri sguardi e degli scorci che dinnanzi ci si stagliano - ah quante piccole cose si riuscirebbero a cogliere, a percepire! La felicità è fatta di cose "piccole" e semplici e non è affatto vero che è irraggiungibile o effimera, il limite è solo un convincimento autoindotto, il limite è ... un limite! Poiché promuove il senso dell'appagamento costante: la contentezza di ritiene che chi si accontenta gode. Ma se si vivesse magicamente il momento nemmeno ci si renderebbe conto del tempo, dell'attimo fuggente, del nichilistico edonismo e sapremmo cogliere le "occasioni" che l'attimo fuggente ci offre. L'attimo fuggente ce lo dobbiamo creare, non attenderlo come si attende un momento fortunato. L'attimo, invero, è tutta l'eternità che possiamo sottrarre al tempo e il tempo piegarlo al nostro volere. Infine la felicità non bisogna cercarla, inseguirla: più lo si fa più non la si raggiunge - come quel famoso paradosso di Achille e la tartaruga -, la felicità è saper vivere l'attimo, è l'attimo è l'eternità: una felicità senza fine!

Vivi l'attimo e sii simile al fanciullo: e di cosa ha più di tutto il fanciullo se non di vivere l'attimo?

venerdì 21 febbraio 2025

CHE COS'E' LA VITA?

 

Giancarlo Rizzo

11 febbraio alle ore 22:45  · 

Che cos’è la vita? Scienziati svelano un nuovo approccio filosofico-scientifico

Dall'infinitesimale al macroscopico, la vita si manifesta come un fenomeno di auto-organizzazione e di emergenza. Un nuovo studio suggerisce che questa proprietà fondamentale possa essere compresa attraverso il concetto di una cascata di 'macchine' che si auto-replicano, un'idea che collega il mondo molecolare alla complessità degli ecosistemi e che potrebbe fornire una chiave per comprendere la sua origine ed evoluzione

ByDénise Meloni 11 Febbraio 2025

Che cos'è la vita? Scienziati svelano un nuovo approccio filosofico-scientifico

La vita, con la sua straordinaria complessità e diversità, ha sempre rappresentato un enigma per la scienza. Un nuovo approccio suggerisce una chiave per svelare questo mistero: l’esistenza come una cascata di ‘macchine‘ che si auto-organizzano, un’idea che collega il livello molecolare alla biosfera e che potrebbe finalmente aiutarci a capire cosa significa essere vivi.

Che cos’è la vita? Scienziati svelano un nuovo approccio filosofico-scientifico

Un’idea ispirata da Leibniz

Questa visione rivoluzionaria è il frutto della collaborazione tra i professori Tsvi Tlusty dell’Ulsan National Institute of Science and Technology (UNIST) in Corea del Sud e Albert Libchaber della Rockefeller University di New York.

Ispirati dalle osservazioni del matematico Gottfried Leibniz nel XVII secolo, che vedeva i corpi viventi come “macchine nelle loro parti più piccole, all’infinito“, i due scienziati hanno sviluppato un modello concettuale che descrive la vita come una doppia cascata (quasi) infinita.

Questa cascata si estende per ben diciotto ordini di grandezza nello spazio e trenta nel tempo, collegando il microcosmo delle molecole e degli atomi al macrocosmo della biosfera. Al livello più elementare, troviamo le macchine molecolari, come le pompe ioniche e gli enzimi, che svolgono funzioni vitali all’interno delle cellule. Queste, a loro volta, sono costituite da sottomacchine ancora più piccole, in una gerarchia che sembra non avere fine.

La cascata però non si ferma qui. Le cellule si auto-organizzano in strutture più complesse, come tessuti, organi e popolazioni, che a loro volta interagiscono per formare ecosistemi e, infine, la biosfera nel suo complesso. L’idea chiave è che ogni livello di questa cascata è costituito da macchine che producono altre macchine, creando un ciclo continuo di auto-organizzazione e complessità.

Questo nuovo quadro concettuale offre un modo potente per comprendere la complessità della vita. Non si tratta solo di una metafora, ma di un vero e proprio modello scientifico che può essere utilizzato per studiare i sistemi viventi a diverse scale e per identificare i principi fondamentali che ne regolano il funzionamento.

La ricerca di Tlusty e Libchaber apre nuove prospettive sulla natura della vita e potrebbe portare a importanti scoperte nel campo della biologia, della medicina e dell’ingegneria. Comprendere l’esistenza come una cascata di macchine potrebbe aiutarci a sviluppare nuove terapie per le malattie, a progettare sistemi biologici artificiali e a comprendere meglio l’evoluzione della vita sulla Terra.

La nuova visione della vita come una cascata di macchine non è solo un’astrazione teorica, ma ha implicazioni concrete per la ricerca scientifica e per la nostra comprensione del mondo vivente. In biologia, il modello potrebbe fornire un quadro unificante per studiare i sistemi biologici a diverse scale, dalla singola molecola all’intero ecosistema.

In medicina, comprendere come le “macchine” biologiche funzionano e interagiscono potrebbe portare a nuove terapie per malattie come il cancro o le malattie autoimmuni. In ingegneria, ispirandosi alla natura, potremmo progettare nuove “macchine” biologiche artificiali con applicazioni in diversi campi, dalla produzione di energia alla bonifica ambientale. Infine, il modello potrebbe fornire indizi importanti sull’origine dell’esistenza sulla Terra e sulla sua evoluzione nel tempo.

La ricerca di Tlusty e Libchaber rappresenta un importante passo avanti nella nostra comprensione della vita. La loro visione innovativa e interessante potrebbe rivoluzionare il modo in cui studiamo i sistemi viventi e aprire nuove frontiere per la scienza e la tecnologia.

Il punto critico della vita: 1000 secondi e 1 micron

Come già accennato, la vita è un fenomeno complesso e affascinante che si manifesta su scale diverse, dal microcosmo delle molecole al macrocosmo della biosfera. Ma esiste un punto critico in questa cascata di eventi, un punto in cui il micro e il macro si incontrano e danno origine all’esistenza come la conosciamo?

Un recente studio suggerisce di sì: 1000 secondi e 1 micron.

Come abbiamo visto, l’esistenza può essere concettualizzata come una cascata di macchine che producono altre macchine. Questa cascata si estende per diciotto ordini di grandezza nello spazio e trenta nel tempo, collegando il livello molecolare a quello della biosfera. Ma c’è un punto in cui questa cascata si “concentra“, un punto critico che segna il passaggio dalla costruzione di macchine autoreplicanti minime all’emergere di società di tali macchine, che porteranno infine alla formazione di intere biosfere.

Questo punto critico corrisponde a 1000 secondi (circa 16 minuti) e 1 micron (un millesimo di millimetro). Queste sono le tipiche scale temporali e spaziali della vita microbica, un mondo brulicante di attività e interazioni. Ma perché proprio queste dimensioni e questo tempo?

Lo studio spiega le origini del punto critico basandosi su principi fisici e logici fondamentali. Identifica queste condizioni minime come necessarie affinché una macchina autoreplicantesi possa interfacciarsi con l’acqua salata, l’ambiente primordiale in cui la vita ha avuto origine. Questo punto critico segna l’evoluzione dalla costruzione di macchine autoreplicanti minime all’emergere di società di tali macchine. È il momento in cui le singole “unità” iniziano a collaborare, a formare strutture più complesse e a interagire con l’ambiente circostante. Questo passaggio è fondamentale per l’evoluzione della vita, poiché permette la creazione di ecosistemi e, infine, della biosfera.

“Questo lavoro getta le basi concettuali per lo sviluppo di linguaggi matematici che racchiudono i tratti distintivi della vita“, ha affermato il professor Tlusty: “Tali formalismi sono essenziali per costruire una teoria della vita“.

Conclusioni

L’articolo “Il punto critico della vita: 1000 secondi e 1 micron” non rappresenta solo un’aggiunta al corpus di conoscenze scientifiche, ma un vero e proprio spartiacque concettuale. Esso illumina un aspetto fondamentale dell’esistenza: la vita non come entità statica, bensì come un processo dinamico, una cascata ininterrotta di “macchine” autoreplicanti che si estende su scale spazio-temporali immense.

Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

martedì 4 febbraio 2025

Carl Sagan

 

Osserva di nuovo quel puntino. Questo è qui. Questa è casa nostra. Questo siamo noi. Tutti quelli che ami, tutti quelli che conosci, tutti quelli di cui hai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la loro vita su quel puntino.

La somma delle nostre gioie e sofferenze, migliaia di religioni, ideologie, dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e contadino, ogni coppia innamorata, ogni madre e padre, ogni bambino brillante, inventore ed esploratore, ogni insegnante di etica, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "leader supremo", ogni santo e peccatore della storia della nostra specie hanno vissuto qui, su una piccola particella di polvere sospesa in un raggio di sole.

La Terra è una minuscola scena in un vasto teatro cosmico. Riflettiamo sui fiumi di sangue versati da generali ed imperatori per assicurarsi, in gloria e trionfo, il controllo temporaneo di una frazione di granello di sabbia. Riflettiamo sulle crudeltà infinite inflitte dagli abitanti di un angolo di quel puntino agli abitanti, quasi indistinguibili, di un altro angolo. Quanto spesso fraintendiamo, quanto ardentemente desideriamo ucciderci, quanto intensi sono i nostri odi.

Le nostre convinzioni, la nostra importanza immaginaria, l’illusione di un ruolo privilegiato nell’universo, sono ridicolmente meschine di fronte a questo puntino di luce pallida. La nostra Terra è solo una minuscola macchia solitaria nell’enorme oscurità cosmica che ci avvolge. In questo vasto vuoto, non c’è alcuna indicazione che qualcuno verrà a salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo che conosciamo in grado di ospitare la vita. Proteggiamolo.

(Carl Sagan, commentando questa foto del nostro pianeta scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1, a una distanza di 6 miliardi di chilometri)