domenica 23 luglio 2017

Giornalisti: «Rompiamo il silenzio sull’Africa» di Alex Zanotelli*



Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
Èinaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).
Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.
*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace.

martedì 6 giugno 2017

Morte dignitosa

Morte dignitosa:
"Io ho detto al bambino di mettersi in un angolo, cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io ho detto, si è messo faccia al muro. Io ci sono andato da dietro e ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho butttato il bambino e Monticciolo si stava già avviando per tenere le gambe, gli dice ‘mi dispiace’ rivolto al bambino ‘tuo papà ha fatto il cornuto’ .
(…)
Il bambino non ha capito niente, perché non se l’aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era… come voglio dire, non aveva la reazione di un bambino, sembrava molle… anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente la mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro… cioè questo, il bambino penso non ha capito niente. Sto morendo, penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo uno sbalzo di reazione, uno solo e lento, ha fatto solo questo e non si è mosso più, solo gli occhi, cioè girava gli occhi.
(…)
Io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura di quello che abbia potuto capire o è un fatto naturale perché è gonfiato il bambino. Dopo averlo spogliato, ci abbiamo tolto, aveva un orologio da polso e tutto, abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io ho preso il bambino. Io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio l’uno così l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra.
(…)
Io ci sono andato giù, sono andato a vedere lì e del bambino c’era solo un pezzo di gamba e una parte della schiena, perché io ho cercato di mescolare e ho visto che c’era solo un pezzo di gamba… e una parte… però era un attimo perché sono andato… uscito perché lì dentro la puzza dell’acido era… cioè si soffocava lì dentro. Poi siamo andati tutti a dormire".
Totò Riina

SOLO GLI UOMINI , I VERI UOMINI HANNO UNA DIGNITA' O POSSONO AVERE DIRITTO AD UNA DIGNITA'. LUI NON E' UN UOMO , LUI E' UN MOSTRO E NON HA DIRITTO.

mercoledì 24 maggio 2017

:::::::::::::::::::QUESTA TESI SUI VACCINI MI HA CONVINTO::::::::::::::::::::::


tarsi di effetti collaterali. Pensateci: perché l’aspirina e altre decine di farmaci non vengono somministrati ai bambini perché fanno male, ma i vaccini sì? Vi pare una cosa logica? No, non lo è. La spiegazione semplice è che i vaccini, a differenza di altri farmaci, non hanno effetti collaterali importanti rispetto ai benefici derivanti dalla vaccinazione.

Prendiamo per esempio la difterite: un bambino che prende la difterite ha il 5% di probabilità di morire. Un bambino che prende il vaccino DTP (che peraltro funziona anche contro tetano e pertosse) ha invece il di rischio di convulsioni (seguito da un completo recupero) nello 0,06% dei casi, e di sviluppare un’encefalopatia acuta nello 0,001% dei casi. Il rapporto rischi-benefici è chiaramente molto sbilanciato in favore del vaccino: prendere la difterite, oltre ad essere una brutta gatta da pelare in sé, è estremamente rischioso.Molti tirano in ballo una questione economica: ci fanno vaccinare i bambini per lucrarci su!!1! È una teoria che potrebbe sembrare sensata, dopo tutto le case farmaceutiche, essendo aziende, devono generare profitti. Ma, nuovamente, il binomio vaccini-business viene smentito dai fatti. A parte che i vaccini obbligatori sono gratuiti, In Italia la spesa farmaceutica totale per i vaccini è pari a circa 318 milioni di euro all’anno circa, che sembrano tantissimi ma che sono in realtà appena l’1,4% della spesa farmaceutica totale e il 2,5% della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per avere un metro di paragone, ricordate il bruciore di stomaco dell’aspirina? Ecco, per farmaci antiacidi e antiulcera in Italia si spendono oltre mille milioni di euro l’anno, pari al 4,6% della spesa farmaceutica totale. Insomma: i vaccini rendono meno della gastrite. Il “business” del farmaco è altrove, anche perché in realtà curare qualcuno che prende una malattia costa molto di più che vaccinarlo. Se le case farmaceutiche volessero fare soldi facili dovrebbero puntare sul non vaccinare>.
Fonte-https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fnonsiseviziaunpaperino.com%2F2017%2F01%2F31%2Fvaccini-vi-stanno-prendendo-per-il-culo%2F&h=ATMsqjSexe5EzCHIx20GyAc5XCB2baMAE4EBUJ3mmJOzHwcSBf6VxYlLvwyFfwHC6YdEwKA5IzCAHatFpnjRPPAoenEBgJ9T3bed37AdylryLPSAO4bluPsMkOHpdEm2y1NP59PjUsa

venerdì 28 ottobre 2016

Somalia: chi sono gli islamisti affiliati a Daesh che hanno occupato la prima città del Puntland di Andrea Spinelli Barrile




Il leader di Jabha East Africa, gruppo islamista legato a Daesh, il somalo Abdulqadir Mumin, ex affiliato a al-Shabaab, mentre legge un comunicato in un video diffuso sui network di propaganda dello Stato Islamico. Somalia, Luglio 2015. Frame video | Jabha East Africa

Il leader di Jabha East Africa, gruppo islamista legato a Daesh, il somalo Abdulqadir Mumin, ex affiliato a al-Shabaab, mentre legge un comunicato in un video diffuso sui network di propaganda dello Stato Islamico. Somalia, Luglio 2015. Frame video | Jabha East Africa
La piccola città di Candala nel Puntland, nord della Somalia, dalla mattina di mercoledì 26 ottobre 2016 è sotto il controllo circa di 60 islamisti somali che sostengono di essere affiliati allo Stato Islamico: la città sarebbe caduta senza alcuna resistenza e senza scontri, secondo quanto riferito da diverse agenzie stampa.
Candala è una piccola città costiera che affaccia sul golfo di Aden, nord-ovest della Somalia: si trova in linea d'aria a circa 70 chilometri a est di Bosaso ma per raggiungerla occorre percorrere quasi 400 chilometri di strada nell'entroterra del Puntland.
È la prima volta che una città di questa regione della Somalia cade sotto il controllo di miliziani islamisti, siano essi shabaab, qaedisti o legati a Daesh: i funzionari amministrativi di Candala hanno lasciato la città poco prima dell'occupazione dei miliziani e il borgomastro Jama Mohamed Mumin ha confermato, per quanto possibile, l'identità del gruppo: Stato Islamico. Probabilmente uomini fedeli al somalo Abdulqadir Mumin.
“Candala è caduta questa mattina” ha dichiarato all'AFP Mohamed Muse, uno dei capi tradizionali della città: “Una milizia islamica ha preso d'assalto la città e ha detto alla gente che erano sotto il loro controllo. […] I pescatori riferiscono che la città è stata presa e non sono andati per mare: i combattenti islamisti hanno preso posizione lungo la costa e in diversi luoghi della città. Non sappiamo chi sono” ha detto invece a Jeune Afrique un residente del villaggio di Karin, Abdiweli Adan. Secondo diversi funzionari amministrativi citati dalle agenzie stampa internazionali parte della popolazione è fuggita all'arrivo degli islamisti ma per ora le autorità della regione del Puntland non hanno commentato le notizie da Candala.
Secondo quanto ha riferito un residente anonimo a VOA News gli anziani locali hanno cercato una mediazione, probabilmente ancora in corso, con gli islamisti: si sarebbero incontrati con loro chiedendogli di lasciare Candala e di ritirarsi ma i miliziani non sembrerebbero intenzionati a cedere di un millimetro.
Il Puntland è una regione semi-autonoma dal 1998 che fa parte dello Stato Federale della Somalia, ma che contrariamente alla regione secessionista del Somaliland non ha mire separatiste: il sistema politico locale, basato su clan familiari, è attualmente il migliore che ci sia nel martoriato Paese africano. Effettivamente la regione vive bene o male in pace, a differenza del resto del Paese controllato a macchia di leopardo dagli ex-signori della guerra diventati islamisti al-Shabaab e affiliatisi ad al-Qaeda, può vantare un sistema di welfare che funziona e che attrae gli investimenti di capitali stranieri, che sono possibili in tutta sicurezza. Una sorta di isola felice all'interno della Somalia, anche se nel mese di marzo le forze di sicurezza hanno scongiurato l'occupazione di alcuni villaggi costieri da parte di diverse decine di miliziani Shabaab nel Puntland orientale.
La regione è però anche l'enclave di un gruppo di combattenti islamisti armati al guinzaglio del somalo Abdulqadir Mumin (Shaykh ‘Abd al-Qadir Mu’min), un ex-signore della guerra ed ex-religioso di al-Shabaab che si è arricchito enormemente con il traffico di armi e che un anno fa ha giurato fedeltà al Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Un tempo residente a Londra, Mumin è rientrato in Somalia a metà del 2010 e già un anno più tardi era famoso tra gli attori principali di al-Shabaab. Il suo piccolo esercito è oggi stimato in circa 200 miliziani, ma secondo altre voci questi sarebbero di più, forse 300. Il mese scorso il Dipartimento di Stato americano ha inserito Mumin nella lista dei maggiori ricercati internazionali accusandolo di “terrorismo”; nonostante il predominio di al-Qaeda non sia in alcun modo in discussione, per ora, in tutta l'Africa orientale la frattura causatasi internamente agli Shabaab sta producendo i suoi primi effetti: fino al 22 ottobre 2015 Abdulqadir Mumin era considerato il braccio destro di Ayman al-Zawahiri in Somalia, il medico egiziano oggi al vertice dell'organizzazione islamista fondata da Bin Laden, ma con la rottura tra i due Mumin ha scelto il Puntland per ripararsi dagli attacchi delle forze anti-islamiste e dei caschi verdi presenti in Somalia, ma anche per proteggersi dalle ritorsioni degli stessi Shabaab. Quel giorno un file mp3 di pessima qualità pubblicato online e diffusosi sui social network ha creato scalpore tra gli islamisti somali, oltre che tra gli analisti internazionali: l'ideologo, stratega e grande amico di al-Qaeda passava con il nemico, il Califfo.
L'uomo Mumin è piuttosto pittoresco: dai lineamenti e dalla carnagione scura tipicamente somali, indossa sempre vestiti tradizionali, occhiali da vista rettangolari e si tinge la barba di rosso (o meglio, di un rugginoso arancione) utilizzando l'henné, come molti altri uomini anziani somali, che in genere non amano vedere la propria barba ingrigire o imbiancarsi. In Somalia la barba rossa non è solo un elemento estetico ma anche quasi uno status symbol: è ancora molto di costume tra gli uomini maturi per sposare donne più giovani, che i tradizionalisti esibiscono quasi come trofei, e fino a qualche tempo fa era considerato un elemento estetico di lusso, perché costoso e perché impiega tempo per la sua applicazione.



In questo video pubblicato il 26 ottobre su diversi social network di propaganda islamista del gruppo Stato Islamico si possono osservare alcune immagini dei miliziani somali: tutti in mimetica e kefiah, travisati da passamontagna neri a parte il loro leader Mumin, armati di AK-47 e con le bandiere nere di Daesh in ogni fotogramma.
Il gruppo di Mumin si fa chiamare Jahba East Africa ma non ha fatto molto oltre a rivendicare decine di volte la sua appartenenza allo Stato Islamico: qualche sparatoria in Kenya e in Tanzania e molta comunicazione, niente di più. Jahba East Africa si nasconde attorno e dentro la catena montuosa di Golis ed è formato perlopiù da uomini tra i 20 e i 25 anni che hanno disertato con Mumin da al-Qaeda. È quindi probabile che siano stati gli uomini di Mumin a occupare militarmente la città di Candala, non fosse altro perché in Somalia sono attualmente gli unici ad esibire il marchio di Daesh.
Candala, seppur piccola e apparentemente insignificante rispetto a Bosaso, si trova in una posizione strategica sul golfo di Aden, di fronte allo Yemen: quest'anno diverse spedizioni navali di armi mascherate da missioni navali antiterrorismo sono state intercettate dalle autorità del Puntland. Come ricorda VOA News Abdi Hassan, ex-direttore dei servizi d'intelligence del Puntland, tempo fa aveva lanciato un allarme circa la consegna di forniture di armi agli islamisti nel Puntland dai loro sodali yemeniti: “Hanno ricevuto forniture militari dallo Yemen - armi, munizioni, uniformi, esperti dell'Isis per fare loro formazione” ha detto Hassan spiegando che “la spedizione è stata consegnata via mare partendo dalla città di Mukallah, nel governatorato yemenita di Hadramawt” che si trova esattamente di fronte a Candala, dall'altra parte del golfo di Aden.

http://it.ibtimes.com/somalia-chi-sono-gli-islamisti-affiliati-daesh-che-hanno-occupato-la-prima-citta-del-puntland 

Africa in prima linea per la difesa del Pianeta

Lo storico stop ai gas HFC e l'adozione della 'Carta di Lomè' per la sicurezza marittima africana

montreal




Kampala  –  Nelle prime settimane di ottobre il continente africano è stato protagonista di due storici accordi sulla protezione ambientale per la salvaguardia del Pianeta e delle sue specie (umana compresa). A Kigali, Rwanda, è stato finalmente adottata l’eliminazione progressiva dei gas HFC, una tra le principali cause dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici, emendamento inserito all’interno del Protocollo di Montreal.  A Lomè, Togo, tutti i Paesi africani hanno adottato una Carta vincolante per la protezione dei mari, la promozione dell’economia blu e la lotta contro la pirateria internazionale. Due traguardi storici per l’umanità. La diplomazia africana è riuscita a convincere le potenze più recalcitranti come Stati Uniti, Cina e India, facendo comprendere che il Pianeta Terra è unico nella nostra galassia e la sua distruzione un folle suicido della razza umana.
Dopo quattro giorni di intense negoziazioni è stato raggiunto l’accordo riguardante la progressiva eliminazione dei gas HFC grazie agli emendamenti dell’articolo 5 e articolo 2 del Protocollo di Montreal. Si tratta di una rivoluzione ambientale di portata storica che obbliga ad una radicale rivoluzione della produzione mondiale di frigoriferi, sistemi di raffreddamento industriale e apparecchiature di aria condizionata. Tra il 2019 e il 2028 saranno vietate in tutto il mondo la produzione di questi specifici elettrodomestici che utilizzano i gas responsabili della drastica diminuzione dell’ossigeno e dell’aumento dell’effetto serra. Le industrie del settore saranno obbligate a trovare nuove tecnologie compatibili con l’ambiente.
L’eliminazione di antiquate e dannose tecnologie produttive sarà graduale. I paesi sviluppati dovranno rispettare la scadenza del 2019 – 2020. Russia, India, Sud Africa, Pakistan, Cina, Iran, i Paesi latinoamericani ed est europei dovranno rispettare la scadenza del 2026 mentre i Paesi in Via di Sviluppo avranno tempo fino al 2028. L’accordo eviterà l’emissione nella atmosfera di 70 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti alla chiusura di 750 impianti energetici a carbone. Per i negoziatori africani, ruandesi in prima fila, l’ostacolo più duro da superare sono state le reticenze della Cina. La ferma determinazione dei diplomatici africani ha superato ogni ostacolo riportando pazientemente alla ragione il Partito Comunista Cinese.
Il meeting di Kigali è riuscito a raggiungere un accordo storico, disatteso nei precedenti meeting di Parigi e Montreal. Questa è la chiara dimostrazione che l’Africa è il Continente più all’avanguardia nella lotta contro la distruzione del Pianeta e nella salvaguardia di ogni specie vivente. L’impegno di tutte le Nazioni a rispettare la Natura è il migliore regalo che sia stato mai offerto all’umanità.” afferma orgoglioso Vincent Biruta, Ministro delle Risorse Naturali del Rwanda e residente del Ventottesimo Meeting dei firmatari del Protocollo di Monteral (MOP28).
L’accordo raggiunto a Kigali è di portata storica. Questo è stato il giorno dove tutti i potenti del Pianeta si sono resi finalmente responsabili dinnanzi alle future generazioni. È stato veramente eccitante ed entusiasta lavorare al fianco della diplomazia africana osservando la sua determinazione a raggiungere l’accordo. Un successo del tutto inaspettato”, afferma l’Amministratrice della Agenzia Americana di Protezione Ambientale Gina McCarthy.
L’Unione Africana, grazie al sostegno del governo ruandese, è riuscita a far accettare alle potenze mondiali l’impegno finanziario vincolante di aiuti verso le Nazioni povere che dovranno eliminare la produzione e il commercio dei prodotti dannosi. Al momento gli impegni firmati ammontano a 80 milioni di dollari. I diplomatici africani sono sicuri che questa somma sia solo una modesta parte degli impegni finanziari che i Potenti dovranno assumere in solidarietà verso le Nazioni più sfortunate. Il successo del MOP28 di Kigali risiede nella applicazione pratica del concetto di ‘pericolo comune’ tipico della cultura di tutte le società africane. Un concetto che obbliga ogni membro della comunità a dimenticare le divergenze e conflittualità interne per far fronte unico ad un pericolo esterno comune, in questo caso rappresentato da un distorto concetto di sviluppo industriale originato dalla distruttrice ideologia capitalistica del liberalismo assoluto.
Critici internazionali affermano che i risultati del MOP28 rimangono di entità modesta in quanto al meeting di Kigali non è stata toccata la causa prima del cambiamento climatico: l’utilizzo dei combustibili fossili. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha lanciato un allarme sull’aumento dei gas CO2 nell’atmosfera. Nel 2015 si è registrato un considerevole aumento dell’anidride carbonica, principale responsabile del riscaldamento climatico. I livelli di concentrazione nell’atmosfera hanno oltrepassato la soglia tollerabile: 400 ppm (particelle per milione). L’eliminazione progressiva del CO2 negli elettrodomestici e apparecchiature di raffreddamento è giudicata troppo dilatata. Occorrono politiche rivoluzionarie ed immediate.


Critiche ed osservazioni non ignorate dagli organizzatori africani del MOP28 che, rispondono con un vecchio proverbio caro al Continente: “Il Palazzo del Re si costruisce non dal tetto ma dalle fondamenta”. Il governo del Rwanda, uno tra i Paesi all’avanguardia per la protezione ambientale e l’utilizzo di energie alternative ha promesso di continuare ad impegnarsi per la protezione del Pianeta Terra e dell’umanità. Una promessa fatta da una Nazione testarda e orgogliosa, forgiata dal sacrificio di un milione di suoi cittadini.
A Lomè, Togo, 43 Paesi africani si sono riuniti per prendere in mano i destini del patrimonio marittimo del Continente, minacciato dalla pirateria internazionale e dalla distruttiva pesca intensiva attuata illegalmente da Europa, Cina, India, Stati Uniti. L’Unione Africana, sotto la guida del presidente ciadiano Idris Debi Itno, ha ottenuto la firma di tutte le 43 Nazioni per una carta vincolante della protezione e sicurezza dei mari africani. Una carta tesa ad eradicare la pirateria dalle coste del Continente, bloccare il genocidio della fauna marittima attuato da industrie occidentali ed asiatiche e proteggere i delicati equilibri ambientali marini.
Gli Stati firmatari si sono impegnati a mettere a disposizione le risorse finanziarie e militari necessarie per contrastare le bande piratesche che infestano le acque somale e del Golfo della Guinea così come l’arresto senza condizioni di tutti i pescherecci sorpresi in attività di pesca intensiva illegale nelle acque territoriali africane. Una guerra dura che conoscerà martiri e vittime ma resa possibile dalla storica perseveranza africana di giungere alla vittoria totale e definitiva sul nemico.
L’accordo e gli impegni presi sono considerati di vitale importanza per lo sviluppo del Continente che diede origine alla specie umana. Il 90% delle importazioni, esportazioni avvengono per via marittima. La difesa dei corridoi marittimi africani è nell’interesse anche delle potenze occidentali e asiatiche. L’Organizzazione Marittima Internazionale ha registrato 27 attacchi di pirati avvenuti nel Golfo della Guinea nel primo semestre 2016. In 14 casi sono stati coinvolti navi petroliere e commerciali asiatiche, europee e americane. La guerra contro i pirati verrà condotta con la collaborazione delle marine militari europee e cinese. In prima fila si riscontra l’impegno offerto da Parigi. Un impegno non disinteressato considerando che per la Francia è di vitale importanza proteggere le rotte marittime per il commercio dalle colonie alla Madrepatria.
L’Unione Africana ha chiesto la collaborazione di Bruxelles, Washington, Mosca, New Delhi e Pechino nella lotta contro la pesca intensiva illegale, spesso attuata da battelli su cui sventolano le bandiere di queste potenze mondiali. Ai partner stranieri è stato richiesto maggiore severità nell’impedire tale distruttrice pratica e più severe misure penali contro le ditte coinvolte. L’Unione Africana ha richiesto alle Nazioni Unite di inserire la pesca illegale nei crimini contro la fauna marittima e nei crimini commerciali. A tale proposito vari Paesi africani hanno chiarito la loro intenzione di condurre la lotta contro i battelli illegali con le stesse determinazione e ferocia che saranno utilizzate nella lotta contro la pirateria, avvertendo che potrebbero verificarsi casi di affondamento dei battelli e arresto degli equipaggi in caso di resistenza alle forze marittime africane.
Risolto il problema della pesca illegale l’Unione Africana, tramite il trattato di Lomè, intende promuovere l’economia blu. Mari, oceani, laghi e fiumi sono un bene prezioso per l’umanità ma anche una fortuna economica che, se ben sfruttata, crea posti di lavoro e ricchezza. Lo sfruttamento delle risorse idriche deve essere ecologicamente compatibile per non provocare danni ambientali irreparabili. È questo l’impegno firmato dai 43 Paesi africani desiderosi di sviluppare una economia blu che non danneggi la Natura.
Gli afro-scettici sulla questione della lotta alla pirateria e pesca illegale, evidenziano la mancanza di mezzi finanziari per realizzare questi buoni propositi. Gli Stati costieri africani dispongono di marine militari assai limitate, ad eccezione del Egitto e del Sud Africa. Le attuali navi da guerra africane sono vetuste e le unità di sorveglianza costiera insufficienti per garantire una seria lotta contro i pirati e i battelli di pesca illegale. Le ragioni apposte non sono prive di fondamenta. Riflettono l’attuale realtà militare delle forze di difesa marittima africane. Quello che gli afro-scettici non tengono in considerazione è la determinazione tutta africana di porre il Continente alla leadership mondiale. Una determinazione che spinge i vari Governi ad azioni ardite e inaudite. A tutti gli scettici la risposta più adeguata rimane: “Wait and see”.

http://www.lindro.it/africa-in-prima-linea-per-la-difesa-del-pianeta/


lunedì 26 settembre 2016

AD OGNUNO IL SUO MANIPOLATORE





Premessemanipolare l’altro significa sfruttarlo per il proprio vantaggio;
il narcisismo è il sano amor proprio.
E’ un autocompiacimento che aiuta ad ANDARE VERSO il mondo, andare verso l’altro.
Ci piaciamo, di conseguenza proviamo un sano piacere ad esporci al mondo.
Il narcisismo diventa patologico quando l’amor proprio è così elevato che non permette più di vedere l’altro.
La nostra immagine diventa la nostra prigione.
Vediamo solo noi stessi ed i nostri bisogni. Non sappiamo amare ciò che è altro da noi. L’altro diventa un ELEMENTO UTILE al fine del soddisfacimento dei nostri bisogni; – la perversione è il piacere nel vedere la sofferenza nell’altro.
Detto questo: Un/una narcisista manipolatore perverso è : colui o colei che totalmente ed esclusivamente concentrato sui propri bisogni, vaga per il mondo in cerca di un/una partner che possegga ricchezze psico-fisiche ed economiche da SFRUTTARE.
 
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Attua la manipolazione affettiva per LEGARE A SE’ il partner da sfruttare.
La manipolazione affettiva è un’ ATTIVITA’ precisa e riconoscibile. Segue uno schema a fasi:
1) Il love bombing: il/la manipolatore/trice, nei primi giorni di corteggiamento ricopre il /la preda di attenzioni, cure, ascolto. Diventa il confidente/consigliere
2) il manipolatore/trice raccoglie quante più informazioni sulle fragilità della preda. Informazioni sul passato e sul presente. Sapere dell’altro gli servirà per meglio dominarlo.
3) non da precise informazioni su di sè. Resta vago. Non far sapere di sé alla preda gli fornisce un vantaggio.
4) Rende la preda dipendente dalla sua presenza e, a questo punto, improvvisamente attua il silenzio. Si nega.
5) La preda va in crisi. Crede di aver commesso qualche sbaglio. Il manipolatore approfitta di questo momento di destabilizzazione e DETTA LE REGOLE DELLA RELAZIONE. La preda …… nel timore di perdere quella persona unica e speciale… accetta le regole del rapporto.
6) Il legame si consolida (fidanzamento oppure convivenza o anche matrimonio o nascita di un figlio)
7) Consolidato il legame, il/la manipolatore/trice improvvisamente si SVELA per quel che è: un/una DISPOTICO/A EGOISTA. …… e la relazione diverrà un gioco al massacro…… fatto di chiusure e continui ritorni. Di LUNE DI MIELE e PROMESSE DI CAMBIAMENTO e ri-cadute rovinose. …. OK… perchè questa lunga premessa? E perchè la citazione ad inzio post che di seguito riporto?
“leggendo quello che scrivete capisco quanto per un narcisista sia stato facile manipolarvi.”
Il narcisista manipolatore sceglie la preda GIUSTA PER SE’.
Il manipolatore dovrà essere in grado di CONTENERE l’energia della preda.
Come la storiella del serpente che si sdraia disteso per il lungo, nel letto del padrone, di fianco al padrone, ma non per amore bensì per prenderne le misure perchè in realtà ha intenzione di mangiarlo e quindi deve capire se ci sta nel proprio ventre.
Non ce ne rendiamo conto ma siamo avvicinati spesso da personalità narcisistiche (sono sempre a caccia) ma veniamo scartati perchè siamo troppo potenti per loro o poco vitali per loro. Non è corretto dire che per il nostro narcisista è stato facile manipolarci, è più corretto dire che nel cammino della nostra vita abbiamo incontrato (purtroppo) quello con le nostre misure. Eravamo della misura giusta per lui/lei e si è agganciato alla nostra vita. Ne incontriamo tanti e li ricacciamo al loro posto. Provate a riflettere, abbiamo già incontrato altre volte astuti volponi o fate meravigliose … e loro si sono subito allontanati da noi. Perché? Perché li abbiamo respinti! E loro non hanno insistito. Ci hanno percepito troppo grossi per il loro stomaco o troppo piccoli per il loro stomaco.

                   manipulation 

Il narcisista manipolatore PRENDE LE MISURE DELLA SUA PREDA ma ……………..RIMANE A CORTEGGIARE QUELLA CHE HA LE MISURE DEL SUO STOMACO. Ognuno ha avuto il suo personale narcisista manipolatore affettivo.
Le storie ed i vissuti personali sono pertanto DIVERSI !!

Prendetevi cura di voi. Del narcisista si prenderà cura la vita.
Milo