Tazza e Fondi di caffè (dedicato alle persone alle quali voglio bene e che hanno fantasia)
di Michele Capuano (no copyright)
Un piccolo recipiente di porcellana, poco elegante, un po’ tozzo, stava, alquanto sconvolto, come dopo aver preso una sonora sbornia, ad un angolo di una tavola rotonda. Una tavola rotonda: un legno malridotto che aveva visto lussuosi pranzi consumarsi che anziché saziarti ti ricordano moltitudini enormi costrette alla fame, alla sete e che incontrano l’alba scoprendola disordinata. Un tavolo rotondo come il pianeta Terra e gli astri d’ogni tipo che parlando domandavano gli uni agli altri come mai nell’era della luce l’umanità e la civiltà fossero condannate al buio. La sfida tra il popolo degli uomini e delle donne per ora sembrava vinta da mostriciattoli senza cuore e senza ragione, senza coscienza e senza valori e incredibilmente, per quanto orrendi, così perversi e cinici da apparire esteriormente più attraenti di chiunque altro tra il popolo degli uomini e delle donne. E troppi tra il popolo degli uomini e delle donne veniva voracemente mangiucchiato e ridotto al nulla una volta ammaliato da queste belve senza scrupoli e, al tempo stesso, accattivanti. Imitando antichi eroi si potrebbe scoprirli facendosi legare ad un palo per non seguirli e diventarne vittime: ma non basterebbe. Hanno invaso ogni angolo del pianeta e dello spazio e sei obbligato a stanarli, a divulgarlo, a creare coscienza e a renderli inoffensivi. Su un tavolo rotondo un piccolo recipiente di porcellana: pensava: aveva l’abitudine di farlo ad alta voce. Mille colori che ricordavano mille culture e mille storie ne decoravano i fianchi fieri e osservandola vedevi gli inca e i maya, caminanti e gente dalla pellerossa, indios e antiche civiltà. Migliaia e migliaia di persone con un destino contronatura, derubate, torturate, umiliate, assassinate. Sotto i nostri grattacieli riposano milioni di tribù che hanno conosciuto un olocausto infinito nonostante il continuo finire e trasformarsi di ogni cosa. Le loro ceneri sono la memoria per chi vivendo il presente non ha rinunciato a donare in eredità ad ogni figlio e figlia della terra ciò che ci hanno lasciato in prestito padri e madri. Il piccolo recipiente di tanto in tanto si domandava:
- ma a chi appartiene il cielo? Ed ogni cosa attorno?
Poi, trascorsi lunghi attimi di silenzio, tornava a godere degli odori che tante spezie gli omaggiavano o gioiva pensando allo scorrere solleticante, per quanto alla lunga corrosivo, di acque fresche o calde che la possedevano e la rendevano viva, gagliarda, piena, giustamente, di sé. Adorava, più di ogni altro eccitante, il caffè. Il tè gli ricordava mondi antichi ed espropriati dai loro semi, radici, foglie e fiori, leggende e storie. Ma quel mondo era stato devastato e quel nettare rubato. Come il cacao. Come tante altre ricchezze. Come gli uomini e le donne stesse che le possedevano. Tutto era stato reso merce e tutti erano stati resi schiavi. Il caffè non aveva avuto una sorte differente ma, mistero dei misteri, gli aveva sempre suggerito immagini di ribellione, confronti e scontro delle idee, risorgimenti auspicati, rivoluzioni e la voglia di essere svegli, gli occhi aperti e profondi e vivi. Insomma: amava il caffè. E aveva in forte simpatia, per quanto appiccicosi, i suoi stessi fondi. Il caffè: semi: originari, forse, dell’Arabia e inebrianti come quella Maria Juana di cui aveva sentito parlare spesso e che sapeva essere stata messa fuorilegge dai padroni della morte che per egoismi perfidi e per vile denaro hanno l’abitudine di proibire tutto ciò, per quanto utile, che non li renda sempre più possenti come maiali per intenderci e senza nulla togliere agli stessi che si distinguono in meglio dai primi in tutto se non per l’appetito e l’aspetto (i maiali che non sono maiali e somigliano ai maiali sono più ingordi dei maiali). Il piccolo recipiente tozzo dal nome di Tazza (per alcuni tazzina o tazzulella e poi ancora tanti dialetti e tante lingue: da prima della storia della Torre di Babele) tutte le sere s’intratteneva con i fondi di caffè per dialogare di passato, presente e futuro come quando s’interrogano i tarocchi che danno l’illusione di controllare la volontà e gli stessi accadimenti e dai quali dovrebbe dipendere la nostra buona o cattiva sorte tra immagini di matti e papesse, eremiti e diavoli, torri che crollano e giudici e la morte e fanciulli e donne dal grembo fecondo. Una volta scherzando e con ironia la Tazza disse:
- io farei i tarocchi con pochissime carte: da una parte un verme insaziabile e dall’altra l’umanità. E poi altre due carte: una a simboleggiare i giullari del primo e l’altra chi vuole rendersi protagonista con la seconda. Il male e il bene. Se vince l’umanità vince il bene. Più semplici insomma. In fondo – diceva ai fondi di caffè – la vita è guerra di classe e solo se trionfa, ovunque, la grande massa costretta in schiavitù si può smetterla anche con i miei tarocchi per inventare tanti altri giochi ancora in piena libertà e con la fantasia e le capacità e l’intelligenza di tutti e tutte
- sognatrice – replicavano in coro i fondi di caffè (come è loro abitudine) – ma come si fa a biasimarti?
La tazza solo occasionalmente esercitava arti magiche, con la complicità dei fondi di caffè, per la divinazione del futuro. Confidava, infatti, a piatti e pentole e posate consumati i pasti, che se non hai un rapporto con la realtà e la memoria è difficile con la sola fantasia costruire il futuro. Se vuoi il fine devi volere i mezzi e avendo ambedue devi precisare quale è il tuo scopo ultimo (e non solo) e modellare un piano nel presente cosciente che ne fai parte. Di tazze amanti della filosofia della praxis non se ne incontrano molte. Incontrare tazze chiacchierone, presuntuose nel loro elegante servizio o, semplicemente, rassegnate a servire non era difficile. Una volta, in modo molto serio, disse ai fondi di caffè:
- non è da temere il dolore e neppure la sconfitta. Dopo le doglie c’è la vita anche se immersa in una folle avventura e per molti drammatica. Le iene ad esempio sembrano ridere sempre come ad esempio alcuni barbari governanti e come ad esempio alcuni stolti. Diverso è il sorriso di chi ama il diritto pur quando è calpestato… il sorriso. Un sorriso meraviglioso e spontaneo anche se spesso minacciato da tormenti che affliggono, che tolgono speranze, che uccidono utopie e l’idea del viaggio verso una primavera necessaria.
- Sognatrice – replicavano in coro i fondi di caffè (come è loro abitudine) – ma come si fa a biasimarti?
E la tazza continuava a sognare e a farsi catturare dalla curiosità verso qualsiasi cosa forse… per svelare a se stessa, anche… il mistero del vivere e del morire privandoli di inutile contemplazione e ricercando un’etica dell’essere per essere appunto un essere libero e cercando in ogni granello di caffè ormai sfruttato (non diverso per lei da un granello di sale o di sabbia o di pepe o di terra) un meraviglioso incantesimo che cristallizzasse l’immaginazione insieme ai sogni. La tazza leggeva i fondi di caffè, quando li leggeva, e leggeva in fondo a se stessa valorizzando, a volte, anche piccoli miraggi nel deserto dei valori. Nel silenzio della notte (quando non pioveva: perché le gocce che cadono dal cielo hanno sempre voglia o di essere prepotenti o di suonare ritmi incredibilmente unici e fantastici) e della stanza ho visto, un giorno (una notte) qualsiasi, fondi di caffè (sporchi di zucchero e simili a uomini e donne quando qualche capello bianco s’impone tra chiome non sempre folte) librarsi nell’aria e prendere le forme più varie, danzare, cantare o muoversi in maniera caotica, frenetica, inconsueta: non proprio come siamo abituati a vedere. Ho visto tazze, persa ogni austera severità, iniziare a percuotere piattini confinanti con cucchiaini disponibili alla melodia e, poi, pentole, piatti e posate, bicchieri e ogni altra cosa volteggiare senza sosta da un angolo all’altro di spazi per quanto vasti sempre limitati. Ho visto tovaglioli di carta far finta di essere nuvole oppure uccelli dalle ali enormi e in ripudio di somigliare ad aerei che sputano bombe. Ho visto tovaglioli bianchi mimare i movimenti di orsi bianchi. In quelle situazioni anche i rubinetti iniziavano a gocciolare rumorosamente e solo la stupidità di chi non ha idee pensava che questo accadesse per un guasto… In quei momenti anche la frutta rifiutava nature morte e per esagerare andava a riflettersi in un piccolo specchio rubato in una birreria irlandese (un paese diviso in due e a cui hanno rubato anche un pezzo di libertà e dignità, come ai curdi o ai palestinesi e a mille altri popoli) o in un vecchio e antico caffè letterario. In quelle circostanze bizzarre saliere, vassoi, spremiagrumi facevano il massimo rispetto a ciò che normalmente siamo abituati a vedere. Chissà se le piante e gli scogli, le onde e ogni altra “cosa” (naturale o artificiale, concreta o astratta) fa le stesse “cose”… chissà se gli uomini e le donne potranno mai imparare a conquistare attimi identici di felicità e liberazione. E pensare che ballando si sfiora la terra…
Prima di finire il racconto sorseggio ancora un goccio di rum (versato in una tazza), accendo un sigaro, poi mi verso anche un goccio di vino (in una tazza) e alla fine sorseggio un caffè (da una tazza) e mi allontano per sperare che la festa si rinnovi… non sono stato invitato ma ho l’impressione che non servano inviti particolari per parteciparvi. Domani racconterò a tutti e tutte le cose che ho visto e dirò: un mondo nuovo e inedito, un mondo dei e con i popoli è ancora possibile e non l’ho letto nei fondi di caffè perché costruirlo dipende da ognuno e ognuna di noi. Mentre i miei occhi si vanno chiudendo sento apparentemente lontano un coro che dice:
- Sognatore, come molti ce ne sono… ma come si fa a biasimarli?
Premesso questo, chi scrive ha tristemente preso atto, tuttavia, che
questa rivoluzione digitale, o meglio questa democrazia digitale,
purtroppo, non funziona. L'informazione alla portata di tutti è
sacrosanta, ed ha avuto tanti di quei pro che non abbiamo nessuna
intenzione di metterli in discussione. Sui contro, tuttavia, ci
riserviamo qualche piccola considerazione.
Non tutti gli utenti del web, come le persone al mondo, condividono la
stessa cultura. C'è chi si fa condizionare dal contesto geografico in
cui vive, chi dalla situazione politica, chi dagli ideali che condivide,
dai gruppi d'appartenenza, chi dalle amicizie e dai fini/scopi che ci
si prefigge. Il che non sempre (ma quasi) porta a risultati molto
soddisfacenti.
La radiocronaca de "La Guerra dei Mondi" di Orson Welles del 1938, di fatto, gettò nel panico gli Stati Uniti: «"Buon
Dio, dall'ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un
serpente. Eccone un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco,
ora posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come
cuoio umido. Ma il muso! È... indescrivibile. Devo farmi forza per
riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un
serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza
forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si
muove a fatica. Sembra appesantito... forse la gravità o qualcos'altro.
La cosa si solleva. La folla indietreggia. Hanno visto abbastanza. È
un'esperienza straordinaria. Non riesco a trovare le parole... porto il
microfono con me mentre parlo... Devo sospendere la trasmissione finché
non avrò trovato un nuovo posto di osservazione. Restate in ascolto, per
favore, riprenderò fra un minuto..."».
Gli 'mmerecani del grande Albertone, tratti in inganno forse dalla potenzialità del nuovo strumento, le voci registrate, i rumori di sottofondo, le urla che echeggiano in strada, la descrizione accurata quasi stessero assistendo in prima persona all'evento, o forse dal fatto che venne sospesa la consueta trasmissione delle canzoni, credettero alla bufala dell'invasione aliena a tal punto da rintanarsi nei propri "rifugi antiatomici", che nell'immaginario collettivo, formatosi attraverso i film di fantascienza, altro non sono che vecchi e polverosi scantinati con le conserve della nonna, il tosaerba e la bici dei piccoli.
Gli 'mmerecani del grande Albertone, tratti in inganno forse dalla potenzialità del nuovo strumento, le voci registrate, i rumori di sottofondo, le urla che echeggiano in strada, la descrizione accurata quasi stessero assistendo in prima persona all'evento, o forse dal fatto che venne sospesa la consueta trasmissione delle canzoni, credettero alla bufala dell'invasione aliena a tal punto da rintanarsi nei propri "rifugi antiatomici", che nell'immaginario collettivo, formatosi attraverso i film di fantascienza, altro non sono che vecchi e polverosi scantinati con le conserve della nonna, il tosaerba e la bici dei piccoli.
Erano altri tempi, la comunicazione e l'informazione percorrevano ben
altri sentieri. Oggi quei sentieri si sono trasformati in autostrade
telematiche, ci si aspetterebbe di sentire che le cose siano cambiate.
Ed invece no, per niente.
Per farla breve, al fatto che tutti abbiano ottenuto la possibilità di
esprimere ciò che si pensa o ciò che si ritenga vero non è conseguita
una crescita di cultura, di documentazione e di veridicità. Tutto può
essere: il sole è giallo ma anche verde (l'ho guardato attraverso i
nuovi ray-ban che ho comprato apposta per sfoggiarli la notte in
discoteca), sono le 12.00 ma anche le 21.00 (ho l'orologio al contrario,
e dimostrami che il mio lato è sbagliato), il pompelmo bianco è acido
ma anche dolce (l'ho assaggiato dopo un limone, prova a farlo tu e
vediamo come la pensi). Insomma, anche le realtà più palesi sono
diventate meramente soggettive.
In questa realtà caotica dove tutto può essere il contrario di tutto
c'è, tuttavia, chi non si limita ad esternare le sue idee, ma ne fa un
vero e proprio business. Mi è capitato qualche settimana fa di leggere
un post di Facebook (la biblioteca ideale per chi vuole
non-documentarsi), condiviso da un mio amico, dal titolo: "DAL 1 APRILE I
ROM VIAGGERANNO GRATIS SUI MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICO": «Un aiuto
concreto ai tanti Rom che usano il trasporto pubblico per poter
mendicare e trovare il giusto sostentamento per una vita dignitosa. Un
impegno per garantire a tutti la fondamentale libertà di sopravvivenza.
Questo provvedimento continua sulla strada intrapresa dal nostro Governo
in questa fase di profonda crisi». Questo il commento del Presidente
della Commissione Pari Opportunità della Camera - Beneamati PD - al
provvedimento che dal primo aprile consentirà a tutti i Rom con regolare
carta d’identità di viaggiare gratuitamente e mendicare legalmente su
tutti i mezzi del trasporto pubblico nazionale. Il decreto, che ha
previsto nell’ultimo patto di stabilità uno stanziamento di 320 milioni
l’anno fino al 2015, è stato approvato il 27 gennaio scorso e dovrebbe
coinvolgere più di 300 mila Rom. Per la minoranza Rom l’esenzione
coprirà tutte le tratte nazionali».
Premesso che non c'è alcun Presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera e che quel Beneamati si chiami in realtà Benamati, la notizia condivisa da numerosi blog non riscontra il minimo fondamento istituzionale, e a meno che non la si sia voluta celare per evitare di scaldare gli animi dei facinorosi italiani e quindi gridare al complotto nazionale, è da considerarsi bufala, come molte bufale vengono condivise in numerosi gruppi e/o pagine Facebook volti a "difendere la vera libertà d'opinione". Dietro queste notizie montate ad hoc c'è sia chi ci guadagna con i propri blog, pagato dalle pubblicità a click e visite, sia chi vuole alimentare un clima di odio razziale nei confronti degli immigrati, ai quali vengono concessi tutti i privilegi (non pagare il biglietto dell'autobus, non pagare le tasse, notti in alberghi lussosi) a discapito del popolo italiano. C'è chi inoltre le strumentalizza per fini politici giocandosi la carta del populismo e della viralità a tante stelle, chi ne fa una battaglia ideologica personale, contro la quale nessuno può nulla.
Premesso che non c'è alcun Presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera e che quel Beneamati si chiami in realtà Benamati, la notizia condivisa da numerosi blog non riscontra il minimo fondamento istituzionale, e a meno che non la si sia voluta celare per evitare di scaldare gli animi dei facinorosi italiani e quindi gridare al complotto nazionale, è da considerarsi bufala, come molte bufale vengono condivise in numerosi gruppi e/o pagine Facebook volti a "difendere la vera libertà d'opinione". Dietro queste notizie montate ad hoc c'è sia chi ci guadagna con i propri blog, pagato dalle pubblicità a click e visite, sia chi vuole alimentare un clima di odio razziale nei confronti degli immigrati, ai quali vengono concessi tutti i privilegi (non pagare il biglietto dell'autobus, non pagare le tasse, notti in alberghi lussosi) a discapito del popolo italiano. C'è chi inoltre le strumentalizza per fini politici giocandosi la carta del populismo e della viralità a tante stelle, chi ne fa una battaglia ideologica personale, contro la quale nessuno può nulla.
Se questa è l'epoca del progresso, c'è tanto da rivedere. Il poter fare
non si traduce conseguentemente in saper fare solo perché tutto sembra
alla nostra portata, ed il credere di conoscere perché ciò che riteniamo
giusto viene condiviso da tante persone non fa di noi dei docenti, fa
di noi dei politici. E visto lo scenario attuale, non ne farei tanto un
motivo di vanto.
Molti di queste verità deliranti trasmesse dalla democrazia digitale dovrebbero consigliare gli autori di fare visita al Tempio di Apollo a Delfi, dove sull'achitrave del portale viene riportato il motto fatto proprio da Socrate: ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ - Conosci te stesso.
«Non c'è niente di più terribile di un'ignoranza attiva» ma questo non l'ho letto su un blog, lo diceva Johann Wolfgang Goethe.
Molti di queste verità deliranti trasmesse dalla democrazia digitale dovrebbero consigliare gli autori di fare visita al Tempio di Apollo a Delfi, dove sull'achitrave del portale viene riportato il motto fatto proprio da Socrate: ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ - Conosci te stesso.
«Non c'è niente di più terribile di un'ignoranza attiva» ma questo non l'ho letto su un blog, lo diceva Johann Wolfgang Goethe.





