martedì 22 febbraio 2011

«Ci stanno uccidendo con machete e coltelli»

«Ci stanno uccidendo con coltelli e machete»: questo l’sms ricevuto ieri da Don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia. Una richiesta d’aiuto disperata che svela un retroscena delle rivolte in Libia: la sorte di tutti quei profughi somali, eritrei, etiopi e in generale africani presenti sul territorio libico, molti dei quali respinti a suo tempo dall’Italia grazie al Trattato di Amicizia stipulato tra il premier Silvio Berlusconi e il colonnello Gheddafi.
Zerai, che da mesi segue le vicende dei profughi in fuga dal Corno d’Africa, sottolinea la drammatica situazione in cui queste persone, bloccate in Libia, si sono venute a trovare all’indomani dell’esplosione delle rivolte. Gheddafi infatti pare aver arruolato negli ultimi giorni mercenari dal Ciad e dall’Uganda per reprimere le ribellioni di piazza che intendono dare la ‘spallata decisiva’ al regime: decisione che avrebbe portato i manifestanti libici, nel clima di violenza collettiva in atto in queste ore, a temere qualunque persona di colore scambiandola per un mercenario al soldo del regime. «Queste persone – dice Zerai – continuano a chiedere aiuto». Secondo quanto comunicato dai profughi che sono in contatto con lui, infatti, i libici in rivolta vanno a cercarli nelle case e negli appartamenti e li attaccano con machete e coltelli perché, in quanto africani, li considerano soldati prezzolati da Gheddafi e quindi nemici pericolosi.
Altri invece si trovano ancora nelle carceri di varie città libiche come Misurata che in queste ultime ore sono state bombardate per reprimere il dissenso: nessuna possibilità di fuga o di liberazione per queste persone, sebbene la loro colpa sia difficilmente identificabile poiché sono state incarcerate a seguito dei respingimenti italiani che hanno fatto di loro dei clandestini sul territorio libico anziché degli aventi diritto all’asilo politico in Italia in quanto rifugiati.
«L’Italia – afferma Zerai – potrebbe offrire loro spazi nel piano di evacuazione già in atto. Chiediamo che venga valutata la possibilità di salvare la vita di queste persone, magari anche dando loro un rifugio provvisorio nell’Ambasciata Italiana».

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lunedì 14 febbraio 2011

IMMIGRATI: E' SCONTRO TRA MARONI E L'UE

E' scontro tra l'Italia e l'Unione europea sulla gestione dei flussi di immigrati provenienti dalla Tunisia sbarcati negli ultimi giorni a Lampedusa. Secondo il commissario agli Affari interni dell'Unione Europea, Cecilia Malmstrom, l'Italia avrebbe rifiutato gli aiuti offeti dalla Ue, respingendo cosi' seccamente le accuse mosse proprio dalle autorita' italiane sulla latitanza di Bruxelles nel fronteggiare l'emergenza immigrati. ''Sono molto sorpresa'', ha dichiarato la Malmstrom, sottolineando come proprio dall'Ue sia giunta una risposta tempestiva e non ''lenta e burocratica''. ''Da sabato sono stata formalmente in contatto con le autorita' italiane, a cui ho chiesto in che modo la Commissione poteva dare il proprio aiuto. La loro risposta e' stata 'no grazie, in questo momento non ne abbiamo bisogno''', ha spiegato in una nota. ''La Commissione europea - ha precisato il portavoce del commissario Michele Cercone - e' pronta ad aiutare l'Italia nelle misure in cui le compete se le autorita' lo richiedessero''. Maroni aveva chiesto la collaborazione delle istituzioni europee per fronteggiare l'emergenza umanitaria degli immigrati provenienti dai Paesi del Maghreb, in particolare dalla Tunisia, lamentando l'assenza delle istituzioni europee. E a stretto giro di posta e' arrivata la controreplica del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha smentito le dichiarazione del commissario Cecilia Malmstrom. '''Non e' vero che l'Italia ha rifiutato l'aiuto della Commissione europea nell'affrontare gli sbarchi provenienti dalla Tunisia'', ha dichiarato Isabella Votino, portavoce di Maroni. ''Maroni e Malmstrom hanno parlato sabato'', ha spiegato il portavoce sottolineando che il ministro ha avanzato diverse richieste all'Ue: l'intervento di Frontex per il controllo del Mediterraneo; la gestione dei centri per gli immigrati e il rimpatrio dei clandestini secondo il principio della condivisione degli oneri proprio perche' tutti i Paesi dell'Ue hanno degli impegni da mantenere sui rifugiati e i clandestini. ''Per quanto riguarda queste richieste, non abbiamo ricevuto alcuna risposta al momento'', ha aggiunto.

''Comunque non abbiamo bisogno di fare della polemica con il commissario Malstrom, per la quale Maroni ha avuto parole di lode'', ha concluso. Il ministro dell'Interno ha poi precisato i termini dell'offerta italiana di inviare in Tunisia agenti di polizia per combattere l'immigrazione clandestina, una proposta che aveva provocato la reazione polemica del governo di Tunisi.

''L'intenzione del governo italiano e' di offrire un aiuto alla polizia tunisina inviando le nostre forze per controllare le coste, la sola maniera di impedire le partenze di immigrati clandestini'', ha detto Maroni. ''Oggi in Tunisia non c'e' piu' un sistema di sicurezza e noi siamo disposti a offrire risorse, mezzi e navi vedetta''. Ieri il ministro italiano aveva annunciato l'intenzione di chiedere al ministro degli Interni tunisino l'autorizzazione a dispiegare agenti italiani sul posto. Il portavoce del governo a Tunisi aveva definito ''inaccettabile'' la proposta, accusando il ministro leghista di essere un rappresentante ''dell'estrema destra razzista''. Oggi, il ministero degli Esteri ha detto che la Tunisia ''e' pronta a cooperare con i governi internazionali'' per arginare il flusso di clandestini diretto in Europa, ma ''non tollera interferenze nei suoi affari interni''

A LAMPEDUSA ARRIVATI IN 4 MILA, ULTIMO SBARCO IERI SERA

E' tornata l'emergenza ''sbarchi'' a Lampedusa con oltre 4 mila immigrati arrivati dall'8 febbraio. ''L'ultimo sbarco - ha spiegato all'ASCA il comandante della capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana - lo abbiamo avuto ieri sera alle 20.30, circa 83 persone''. Intanto per circa 2 mila immigrati sbarcati sull'isola e' passata la prima notte nel Centro d'accoglienza. Resta il mistero sul barcone che sarebbe stato speronato da una motovedetta tunisina al largo di Gabes causando circa 29 morti: ''Non abbiamo conferma ufficiale da fonti italiane'', spiega infatti Morana. Questa mattina all'alba, a Pantelleria, i carabinieri hanno intercettato cinque immigrati sbarcati sull'isola. Ma ''si tratta di sbarchi con numeri praticamente nulli rispetto a Lampedusa''. Intanto, dalla piccola isola, e' partito un traghetto della Siremar diretto in Sicilia con 125 tunisi a bordo, sbarcati nei giorni scorsi, e ''sull'isola ne sono rimasti circa 2.300, in parte ospitati nel Centro di accoglienza'', ha detto all'ASCA Morana. ''L'ultimo sbarco lo abbiamo avuto ieri sera alle 20.30, circa 83 persone, oggi c'e' un po' di mare e speriamo che questo li scoraggi''. In merito invece alle altre due imbarcazioni avvistate ieri pomeriggio a 87 miglia e a 37 miglia dall'isola di Lampedusa, ''non ci sono novita'. Non abbiamo conferme, ne' segnalazioni e presumiamo che sia tornati verso la Tunisia. Intanto continuano i pattugliamenti aerei e quelli delle unita' navali in mare''.



Agenzia di stampa Asca

domenica 6 febbraio 2011

LA SPERANZA CHE VIENE DALL'EGITTO

In termini di filosofia politica, nei moti tunisini e egiziani si può intravedere il sorgere di una forma nuova di associazione cittadina che anela a istituzionalizzarsi in modo autonomo secondo il modello generico delle democrazie laiche. Questi processi faticheranno certamente a concludersi: in verità è vera democrazia il mai finito. Le convulsioni della nazione più potente – scardinando necessariamente il sistema di potere religioso islamico, che reagirebbe alla minima scalfittura – potrebbe durare a lungo, e costare botte, furori, sangue.
Noi non sappiamo far altro che deplorare sempre, ogni momento, ipocritamente, la violenza. Eppure la Convenzione, in Francia, svaginò la democrazia tagliando indegnamente teste; De Gaulle la salvò tra le bombe; la creazione di una autentica democrazia nella Spagna schiacciata dalla Chiesa cominciò entre riòs de sangre nel 1936 e durò quarant'anni; l'incompiuto risorgimento italiano ebbe bisogno di un tempo analogo, interamente costellato di violenze. Quel che oggi complica tutto è una verità tra le più allarmanti, questa: (Heidegger, Lettera sull'umanesimo; e la data è significativa: 1946). Nessuna democrazia moderna ( e neppure quella ateniese) è nata senza il terreno solido di una patria, surrogato della religione perdente, in fuga dalla tolleranza.
Dovunque, globalizzazione e consumi sono perdita di patria, diaspora d'esilio; il loro esito, e lo vediamo, se vogliamo vederlo, è disperazione economica, guerra mercantile tra entità statali prive di nome. Un trapianto d'industrie è la celebre fuga a Samarcanda del vizir che incontra la Morte nel suk di Baghdad: non sfuggirà alla fatalità.
Una crisi come quella che si è aperta al Cairo non può essere fermata con la semplice cacciata dal potere dell'uomo che si illudeva di fondare una dinastia di regime, sia pure stato a lungo quel che chiamiamo un , per il pavido Occidente.
Se in Italia c'è chi pensa che togliendo di mezzo Berlusconi si fa il bucato a una democrazia in condizioni di agonia ( sebbene affondata nella globalità più sbandante) come questa in cui perdiamo tutti il rispetto di noi stessi – dire che è di vista corta è misericordia. Gli anni di Berlusconi hanno il merito di aver fatto emergere dalla babele delle parole l'immangiabile verità di una forma democratica in sfacelo, come la casa degli Usher di Poe. Andate a leggervi quel racconto e vedrete qualcosa di simile alla democrazia italiana di questi Tristi Duemila.
Se da noi l'illegalità-chiave sono i partiti occupatori, ridotti a fazioni ruffiane di potere – come anomalmente predicano Pannella e i radicali – la nazione ha il dovere di non più tollerarli. Se le illegalità sono milioni, una sola grossissima può purgarle tutte, come un immane clistere: una rivolta popolare che sommerga letteralmente sedi e palazzi governativi e parlamentari, una marcia su Roma non di lugubri teschi ma di tricolori-multicolori persuasi del vento che li spinge, di cittadini vedovati di identità patria, un risveglio del Colosso di Goya fatto di uno, due, tre, quattro milioni di teste – la resurrezione di Bruto!
Intorno al 1880, il marchese Cesare Alfieri di Sostegno raccomandava: < Chiudete quelle fogne amministrative di Palermo e di Napoli!>: benissimo, ottimo consiglio – via le fogne, via le infezioni mafiose, la restituzione all'aria della sua respirabilità. A cosa può servire fare un processo dopo l'altro (in verità: a minacciarlo, coitus reservatus) contro persone singole, quando una intera classe dirigente è imputabile di fellonia, di tradimento, di sbranamento dell'unità patria?
A Ercole occorrerebbero milioni di braccia per ripulire le stalle d'Augìa di questa famosa Penisola!
E dopo il purgone bisognerebbe rifare tutto senza un solo batterio di quel che è stato, eleggere una Costituente repubblicana di facce nuove, senza più destra-sinistra, vuote occhiaie – una Costituente presidenziale capace di stanare un uomo giovane, incontaminato, un Kemal Ataturk libertario, figlio di qualche sobborgo disperato, e di farne un Primo Console. L'ossessione dell'economia globale, dell'investimento a oltranza, con le sue triviali predicazioni sulla crescita del prodotto e del suo forsennato consumo, spinge a capofitto nel baratro, fa crescere essenzialmente la sete di denaro, perchè il Pensiero Unico è padre di crimine, alimenta cronaca criminale...Ma finalmente ridiamo un po' di ossigeno a questo linguaggio asfissiato!
Fino a un coma tragico me l'hanno addormentata, questa parassitosa nazione di divisioni perpetue, che ha avuto dei Machiavelli ammutoliti, ma non un De Gaulle capace di dirci che ci ha capiti.
Non si vede, dappertutto stendiamo lo sguardo, che passività incurabile, torpore, inebetimento... (Così) bene lo previde, nel suo romanzo postumo, Guido Piovene).
La piazza egiziana ha acceso un barlume di speranza: il suo messaggio ancora sigillato viaggerà lontano. Un Egitto che immagina qualcos'altro, per sé e per tutti, è una pietra preziosa che irradia una luce insolita di fresca aurora.

di Guido Ceronetti

giovedì 20 gennaio 2011

La vergogna

Sono tante le parole che si spendono nel web per condannare tutte le brutture alle quali assistiamo senza che possiamo fare qualcosa per cambiarle.

E sono solo parole perchè le nostre azioni sembrano non dare alcun risultato e ci rendiamo sempre più conto di essere in una posizione di stallo, ma non solo in Italia...uno sguardo più allargato ci fa vedere che anche il resto del mondo è in brutte acque...

I politici la chiamano crisi mondiale e se ragioniamo bene in fondo è proprio così..una crisi che investe tutti ...ma chi l'ha provocata questa crisi.

La crisi mondiale non ci mostra ricchi che stanno soffrendo, ma solo tanti tanti poveri senza mezzi per sopravvivere e che sono i soli a sentire questa crisi della quale parlano i politici.Certamente qualcosa manca a questo mosaico, non sono stati certamente i poveri a causare la crisi mondiale, non sono stati coloro che hanno sempre e solo preso le briciole a mandare in crisi l'economia e fare aumentare i prezzi in maniera vertiginosa che più in alto di così non si può andare. I politici continuano a girarci intorno creando una situazione di grave disagio esistenziale, una manovra per far zittire tutti, per far credere che dobbiamo continuare a fare sacrifici per salvare l'economia, le industrie, il deficit monetario...non sappiamo più quante altre rinunce si debbano fare e sempre da parte di chi ha molto poco.

E' facile così fare politica..chiedere agli operai e ai lavoratori dipendenti di pagare le tasse, di rinunciare agli aumenti di stipendi, stipulare rinnovi di contratti capestri...far zittire il dissenso come se fosse un male da eliminare e tutto perchè: c'è il padrone che te lo ordina e il padrone ha il volto del capo di governo, del ministro dell'economia, del capo dell'industria, del proprietario delle banche e delle multinazionali che certo non hanno problemi ad arrivare alla fine del mese e il loro lavoro???? Facile facile..comandare e farsi ubbidire da una massa di persone che non ci capisce più nulla di quello che accade...è allo sbando completo in uno stato di ipnosi dove capisce solo quello che gli ripetono da un pò di anni: c'è la crisi ..non puoi ribellarti, devi rinunciare a tutto anche ai tuoi diritti...

Vergogna ..mille volte vergogna..la crisi c'è solo per i lavoratori, per tutti gli altri c'è sempre una scappatoia per rubare ai poveri e stare bene...portare i guadagni e le industrie all'estero e arricchirsi in modo smodato, amorale, senza ritegno e senza pagare tasse facendo credere che è anche per il nostro bene...svegliatevi non si può continuare a subire, non si può continuare a sentirsi ripetere che stanno lavorando per noi mentre ci rubano anche l'anima e i pensieri...vergogna... sempre che siano capaci di farlo, visto che uomini di malaffare sono al governo e vi fanno credere che non è vero e che sono solo menzogne.

Bisogna riprendersi i propri diritti tutti insieme abbattendo anche i confini tra le nazioni perchè i lavoratori sono sfruttati ovunque e non lasciatevi ancora convincere che i posti di lavoro non ci sono perchè qualcuno è venuto da fuori a rubarvelo...non è vero è una sporca bugia come tante...i posti di lavoro non ci sono perchè sono incapaci di crearli, i padroni pensano solo al proprio tornaconto, la fame nel mondo c'è perchè hanno ridotto nazioni ricche di risorse in poveri affamati dipendenti dalla tavola dei più ricchi.

La verità ricordatevelo è una sola: una comunità funziona solo se tutti i componenti sono inclusi e condividono tutto equamente...quando questo non avviene, la comunità degli uomini è stata divisa perchè una parte è ridotta al rango di schiavi da una classe di prepotenti e arrivisti.

Vergogna..hanno ucciso gli ideali e i valori più importanti della vita e questo non è perdonabile...vergogna anche per quelli che hanno pensato che si può sostituire la giustizia con il Dio denaro..che si può sostituire l'amore e la solidarietà con l'egoismo ...vergogna anche per noi che stiamo dormendo e abbiamo dimenticato che ogni uomo ha un sogno e non si possono uccidere i sogni.
Angela

mercoledì 19 gennaio 2011

Le strane scelte degli operai di Giampaolo Cassitta

C’è freddo e nebbia a dipingere questa giornata. Non troppi colori intorno e gli umori sono lividi, le lacrime ormai versate sono un contorno ad un paesaggio umido e disincantato, triste e melanconico. Ho aperto con molta calma l’armadio e ho scelto una bella camicia bianca. E’ una giornata importante. Si vota e posso permettermi anche io uno sfizio piccolo borghese. Decido di aggiungere anche una cravatta, quella con le farfalline gialle, ricordo ormai sbiadito della prima comunione di mia figlia, oggi laureata in cerca di lavoro.
Sono pronto. Ho deciso di fare una lunga camminata dentro questa Torino assonnata e sorda ai rumori dei suoi operai. Una volta, dentro questi palazzi dormitorio si sentivano odori e colori e parole del sud. Era la mia generazione. Adesso i nostri quartieri parlano tutti la stessa lingua ma son diventati molto più tristi. E più severi.
Il fiume mi osserva e non produce quel solito rumore d’acqua che scorre. Anche lui in attesa, come tutti, con un leggerissimo fastidio, a dire il vero. Se non ci fossimo, se avessimo continuato ad essere invisibili, trasparenti, la vita sarebbe continuata in maniera ordinata, come i lunghi viali e contro viali di questa città che non ha nessun cuore pulsante.
Gli operai. Giungendo a Porta Palazzo ho annusato l’aria. Una volta, l’alba si svegliava con i rumori dei motori che si recavano al Lingotto, a Mirafiori, che muovevano anime forti e desiderose di costruire un futuro per i propri figli. Oggi solo il silenzio ci avvolge. Quello, soprattutto, di essere assolutamente contrari a questa storia ed essere obbligati a fare una scelta diversa. Il cuore e la ragione. E il futuro che non ha orizzonti. Non ne vedo almeno in questo momento.
Gli operai. Quelli con le tute blu, sporche di olio pesante, intenso, quelli che, con le loro mani, sistemavano gli ammortizzatori, le bielle, i serbatoi, che respiravano quel sogno assoluto che è la velocità. Quelli che avevano pause sorridenti, nonostante tutto, che avevano panini untuosi, mani nere e anime belle, limpide. Quelli che avevano voglia di stringere i bulloni, che avevano la forza di una volontà vivace, incontenibile. Che avevano figli e mogli da abbracciare quando rientravano la sera, stanchi. Quelli che adesso li trovi solo nella retorica dei racconti. Quelli che adesso non parlano più di padroni ma convivono con amministratori che hanno stock option, dentro la globalizzazione e la flessibilità. Quelli che hanno un foglio bianco, una matita, una domanda e due risposte: si o no. E nessuna delle due scelte è quella giusta. Perché noi non vinciamo, mi son detto. Non vinciamo perché non siamo insieme, perché ci hanno divisi, bielle da una parte e ammortizzatori dall’altra. E il motore così non può girare. Magari si potesse scegliere il “parliamone”, proviamo ad essere capaci di ascoltare le ragioni di tutti, proviamo a sforzarci di pensare che c’è sempre una soluzione e che quella soluzione non può essere solo un semplice si od un perentorio. Ci sono i forse, magari, probabilmente, proviamo, vediamo, non accontentiamoci, non abbandoniamoci al pensiero unico. Queste parole mediane non si trovano in nessuna risposta secca che ci chiedono con questo strano referendum. Qualsiasi risultato frantumerà il futuro e la voglia di continuare. Siamo destinati a non proseguire insieme e nessuno penserà, tra qualche settimana, agli operai. Al loro odore forte di olio, di bielle e di molle e di vernice per la carrozzeria. Nessuno accarezza le auto come facevo io. Nessuno sa ascoltare il loro vecchio polmone che respira. Nessuno sa più attendere perché nessuno ha mai capito che per regalare la velocità occorre molta lentezza: nelle scelte, nelle previsioni, nel disegno, nel saper accarezzare le idee, nel saper scommettere sulla sicurezza e sul futuro. La velocità è un sogno che racchiude un lungo abbraccio e che non ci appartiene più.
Ho guardato il fiume, ho toccato la mia cravatta ormai datata. Mi son guardato dentro. E’ tardi, mi son detto. E ho freddo. Non ci sono più i rumori dei motori. Non li sento. Non li sento più. Ho raggiunto i portici. E mi son seduto su quella panchina dove aspetto. Non ho più fretta. Non c’è più fretta
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Questi potevano essere i pensieri di Paolino Scaccia, 58enne di Torrice (Frosinone), che il 7 dicembre 2007 è morto sul lavoro nel piazzale Fiat a Piedimonte San Germano, nei pressi dell’ingresso numero quattro. A lui e a tutti gli operai è dedicato questo piccolo contributo.

Giampaolo Cassitta, Sassari, 15 gennaio 2011.

domenica 9 gennaio 2011

Ancora tensioni sul Sinai: si muova la comunità internazionale

Pubblicata da EveryOne Group il giorno venerdì 7 gennaio 2011 alle ore 4.13


Roma, 7 gennaio 2011. E' ancora pressing diplomatico per la risoluzione del caso eritreo. «Serve un fronte co mune tra Egitto, Israele e Autorità palestinese.

Dobbiamo lavorare perché un dramma come quello che si sta consumando sul Sinai non si ripeta più» osserva il sacerdote eritreo don Mosé Zerai. La vicenda dei profughi tenuti in o staggio a Rafah resta aperta, ma nel frattempo non si ferma l’azione di sensibilizzazione della comunità internazionale affinché si faccia carico della sorte di migliaia di migranti in fuga nel deserto. «Adesso c’è da salvare la vita di 50 persone, tra cui 6 donne in forte pericolo – continua don Mosé –. All’inizio io speravo nell’iniziativa del governo egiziano, ma i segnali arrivati sono stati tutt’altro che rassicuranti ». Il riferimento non è so o al doppio scontro a fuoco che ha fatto due vittime, un poliziotto di Rafah e un giovane eritreo, segno evidente della crescente tensione intorno al luogo in cui sono detenuti gli eritrei.

Don Mosé e altre Ong pensano anche all’imponente dotazione di armi a disposi zione dei trafficanti, maggiore addirittura di quella utilizzata dalle forze dell’ordine egiziane. A questo proposito, proprio ieri una delle organizzazioni non governative in prima linea per la liberazione degli ostaggi, il gruppo EveryOne, è riuscita a entrare in contatto con un funzionario di polizia di Rafah, a cui ha chiesto conto dei motivi dell’inerzia degli agenti nei confronti dei trafficanti. «Il problema è che sono armati e organizzati molto meglio di noi – è stata la risposta –. I trafficanti hanno moderni kalashnikov, mentre le forze di polizia sono costrette a operare con armamento leg gero» in virtù di un accordo sotto scritto tra Egitto e Israele più di trent’anni fa, finalizzato alla demilitarizzazione delle zone di confine vicino al Sinai.

Ciononostante la polizia di frontiera ha effettuato diverse operazioni, arrestando numerosi gruppi di africani, che sono stati de nunciati per ingresso illegale, interrogati e incarcerati. Sono in tutto 26 le persone tuttora detenute nelle prigioni locali. «L’Egitto sembra essere a caccia non di trafficanti ma di profughi» osserva don Mosé. Che poi chiama in causa di nuovo l’Europa. «Non basta un richiamo generico al Cairo da parte dell’Europarlamento, ma è necessario offrire possibilità per dare asilo a chi è in fuga dalla guerra. Serve davvero un percorso legale completo all’insegna dell’accoglienza dei richiedenti asilo africani ».

Il rischio è che invece eritrei, etiopi e somali nelle mani dei trafficanti vengano poi riconsegnati alle autorità dei Paesi di provenienza. Sul campo, la situazione resta drammatica: le bande di beduini hanno il controllo assoluto del territorio, grazie anche a una serie di sottoclan, circa un ventina, che nelle scorse settimane ha sposta to più volte gli ostaggi da un nascondiglio all’altro. Diego Motta

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domenica 2 gennaio 2011

Il 15 gennaio i capitribù beduini contro il traffico di esseri umani

I capitribù beduini firmeranno un impegno alla lotta contro il traffico di esseri umani nel Sinai.
Milano, 1 gennaio 2011. All'inizio di dicembre 2010 i co-presidenti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau scrissero una lettera alle principali comunità beduine del Sinai, che nella stragrande maggioranza si dedicano a trasporti di beni leciti, a guidare carovane di turisti nelle località del deserto, alla gestione di alloggi e al commercio di oggetti tradizionali nei mercatini arabi.

"Il traffico di migranti e schiavi, la tratta di donne e bambini, l'orrore della vendita di organi espiantati a migranti e persone povere getta un'ombra sulla vostra comunità," recita un passo della lettera, "ecco perché vi chiediamo di assumere una posizione di rifiuto verso i criminali che si dedicano a tali mostruosi traffici, spesso per finanziare il terrorismo internazionale".

E' di ieri la notizia che una delle principali tribù beduine, la comunità al-Tarabin, ha dichiarato il proprio intento di vietare ai trafficanti di passare sulle proprie terre e di combattere l'odioso fenomeno. Il 15 gennaio, su iniziativa dei capitribù al-Tarabin, tutti i capitribù beduini saranno invitati a sottoscrivere un documento ufficiale che li impegnerà a collaborare alla lotta contro il traffico di esseri umani nel Sinai. Qui di seguito la nota stampa Aki che riassume il comunicato di al-Tarabin, riportato dall'agenzia palestinese Maan.
Alfred Breitman

La penisola del Sinai, scende in campo per combattere il fenomeno del traffico di esseri umani ed in particolare la tratta dei migranti africani che cercano di raggiungere Israele.

Un impegno quello della tribù che arriva nel mezzo delle drammatiche notizie sul calvario degli eritrei nella regione dove i predoni in pochi mesi hanno rapito circa 300 profughi diretti verso il confine israeliano. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa palestinese 'Maan', in un documento la tribù ribadisce "il proprio rifiuto verso ogni forma di traffico di esseri umani". Per questo, si legge nel testo, "impediremo ai trafficanti di migranti africani di attraversare il nostro territorio e di usare quest'area per svolgere la loro attività".

I membri della tribu' si sono riuniti ieri nel Sinai per discutere di questo tema riuscendo ad ottenere anche il sostegno degli altri clan nella lotta contro il fenomeno. In vista di una piu' vasta alleanza tribale, è stato infine fissato per la metà del mese di gennaio un'assemblea nella quale i rappresentanti di tutte le tribu' del Sinai saranno chiamati a sottoscrivere un documento che li impegna a collaborare nella lotta contro il traffico di migranti africani. Ieri l'organizzazione 'We Refugees', una Ong israeliana per la difesa dei diritti umani, ha chiesto l'intervento del governo egiziano per liberare i circa 300 profughi eritrei tenuti prigionieri dai predoni in condizioni disumane.

                                         Articolo 1


"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza."

           E le cosidette nazioni democratiche che fanno????