martedì 17 marzo 2026

DIFFERENZA TRA RELIGIONE E SPIRITUALITA'

 

Una volta ad un uomo colto è stato chiesto di spiegare la differenza tra religione e spiritualità. La sua risposta è stata profonda:

La religione non è solo una, ce ne sono tante.

La spiritualità è una.

La religione è per chi dorme.

La spiritualità è per chi è sveglio.

La religione è per chi ha bisogno di qualcuno che gli dica cosa fare e vuole essere guidato.

La spiritualità è per chi presta attenzione alla propria voce interiore.

La religione ha un insieme di regole dogmatiche.

La spiritualità ci invita a ragionare su tutto, a mettere in discussione tutto.

La religione minaccia e spaventa.

La spiritualità dona pace interiore.

La religione parla di peccato e senso di colpa.

La spiritualità dice: "impara da un errore".

La religione reprime tutto ciò che è falso.

La spiritualità trascende tutto, ti avvicina alla tua verità!

La religione parla di un Dio; non è Dio.

La spiritualità è tutto e quindi è in Dio.

La religione inventa.

Ritrovamenti spirituali.

La religione non tollera alcuna domanda.

La spiritualità mette in discussione tutto.

La religione è umana. È un'organizzazione con regole fatte dagli uomini.

La spiritualità è Divina, senza regole umane.

La religione è la causa delle divisioni.

La spiritualità unisce.

La religione cerca te per credere.

La spiritualità bisogna cercarla per credere.

La religione segue i concetti di un libro sacro.

La spiritualità cerca il sacro in tutti i libri.

La religione si nutre di paura.

La spiritualità si nutre di fiducia e fede.

La religione vive nel pensiero.

La spiritualità vive nella Coscienza Interiore.

La religione si occupa di eseguire rituali.

La spiritualità ha a che fare con il Sé Interiore.

La religione alimenta l'ego.

La spiritualità spinge a trascendere oltre.

La religione ci fa rinunciare al mondo per seguire un Dio.

La spiritualità ci fa vivere in Dio, senza rinunciare alla nostra vita esistente.

La religione è un culto.

La spiritualità è meditazione interiore.

La religione ci riempie di sogni di gloria in paradiso.

La spiritualità ci fa vivere la gloria e il paradiso in terra.

La religione vive nel passato e nel futuro.

La spiritualità vive nel presente.

La religione crea chiostri nella nostra memoria.

La spiritualità libera la nostra Coscienza.

La religione ci fa credere nella vita eterna.

La spiritualità ci rende consapevoli della Vita Eterna.

La religione promette vita dopo la morte.

La spiritualità è trovare Dio nella nostra interiorità durante la vita attuale prima della morte. -Non siamo esseri umani, che attraversano un'esperienza spirituale.

-Siamo esseri spirituali, che vivono un'esperienza umana.

Fonte sconosciuta...

 

domenica 8 marzo 2026

𝗘𝗣𝗦𝗧𝗘𝗜𝗡 𝗘 𝗜𝗟 𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗖𝗢 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗔𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗜𝗠𝗣𝗨𝗡𝗜𝗧𝗔'

 

Un recente post indignato e lucido di Sara Reginella, l’autrice del libro «Le guerre che ti vendono», non è solo una denuncia: è una radiografia perfetta di un meccanismo tossico che muove gran parte del giornalismo occidentale, il quale al momento del dunque non chiama le cose con il loro nome.

Non stiamo parlando di semplici "sfumature linguistiche", bensì di un'operazione chirurgica e consapevole per anestetizzare la coscienza pubblica. Quando dico consapevole intendo proprio questo. È consapevole perché le redazioni applicano sistematicamente due pesi e due misure. Sanno quando enfatizzare notizie fragili contro bersagli politici designati (cannoneggiandoli con titoli allusivi, esperti a gettone, narrazione persistente). E sanno quando sommergere notizie gravissime che minacciano élite o alleati, usando eufemismi, spostando il focus su dettagli marginali e seppellendo il nucleo sotto altre notizie. Questa selettività costante - mai invertita - non lascia nulla al caso, perché è il protocollo consapevole di un sistema mediatico che funziona come sistema immunitario del potere, attaccando le minacce esterne e proteggendo il proprio organismo.

Il processo è sempre lo stesso:

1. Rinominare l'orrore. Reginella elenca tutti i trucchi usati dai giornaloni in questi giorni. Un pedofilo sadico diventa un "finanziere". Una rete di sfruttamento sessuale di minori diventa "feste orgiastiche". Bambine rapite, abusate e torturate diventano "donne minorenni", un ossimoro che mistifica la violenza. Crimini contro l'umanità vengono derubricati a "bassezze" o "gossip dell'alta società". È il primo passo: se l'orrore non ha un nome preciso, non può generare un'ondata di giusta indignazione.

2. Spostare il focus. Il sistema dei media, quando non può ignorare, devia. L'attenzione viene dirottata sul dettaglio irrilevante, sul gossip, sulla figura marginale. Ad esempio, l’unico richiamo di peso al caso Epstein oggi sul Corriere riguarda Robert Kennedy Jr. e una sua presunta gita con Epstein e un paleontologo a caccia di fossili, pur di lordare un nome e di non parlare dei clienti effettivi, dei protettori in alto loco, delle prove inconfutabili che collegano quella rete a primi ministri, a capi di stato, a servizi segreti (come quelli di Tel Aviv, per i quali Epstein effettivamente operava) su ben altre gite.

3. Creare il capro espiatorio inverosimile. Mentre si minimizzano le prove dirette e schiaccianti, si lanciano nel dibattito pubblico congetture senza fondamento, come l'assurda ipotesi di un "comando russo" della rete di Epstein. E se non credi ai complottisti mainstream, sei un complottista.

4. Seppellire la prova. Il silenzio più assordante è quello che circonda i milioni di file ancora inaccessibili, quelli che – secondo le indagini più serie – contengono non solo i nomi, ma le prove di omicidi, torture efferate e violenze aberranti che vanno ben oltre lo "sfruttamento sessuale". Perché quei file non vengono desecretati? Perché mostrerebbero, senza più mediazioni, il volto mostruoso di un'élite criminale e il suo potere di rimanere impunita.

L'obiettivo finale è esattamente quello descritto da Reginella: mazonianamente lo potremmo chiamare “sopire e troncare”. Sopire la rabbia giusta, troncare ogni filone d'indagine scomodo. Normalizzare passo dopo passo l'inaccettabile, finché la massa, bombardata da eufemismi e notizie derubricate, non percepirà più la differenza tra un "finanziere" e un mostro, tra una "festa" e un crimine organizzato, tra eccezione e sistema.

Ribellarsi a questo non è solo un dovere morale, è un atto di sopravvivenza civile. Significa rifiutare il linguaggio ingannatore, pretendere i nomi, urlare la verità: Epstein era un pedofilo al servizio di un sistema di potere. Le sue vittime erano bambine e adolescenti. I suoi complici erano e sono tra le "élite" globali. L'impunità di cui godono è la misura della nostra sottomissione.

Sta a noi non dimenticare e non abbassare la guardia. La verità, per quanto sepolta, rimane l'unica arma che abbiamo.

PINO CABRAS

 

 

 

mercoledì 4 marzo 2026

L'unico uomo a reggere un continente intero

 

In questo momento storico spaventoso, in Europa è rimasto un unico Uomo a reggere praticamente da solo sulle proprie spalle la dignità umana e politica di un continente intero.

Si chiama Pedro Sánchez Pérez-Castejón, è il primo ministro della Spagna.

L’unico che negli ultimi 14 mesi di presidenza Trump è stato capace di tenere testa con una dignità straordinaria all’uomo più potente, pericoloso e vendicativo del mondo.

L’uomo che nel giugno del 2025 si è rifiutato di aumentare del 5% le spese militari del Pil come aveva ordinato il padrone (degli altri) americano.

L’unico che per due anni ha avuto il coraggio di chiamare il genocidio a Gaza con il suo nome.

L’unico ad aver sospeso unilateralmente ogni accordo commerciale, economico e militare con Israele e un governo genocida.

L’unico in Europa che ha immediatamente definito il golpe di Stato di Trump in Venezuela una palese violazione del diritto internazionale.

L’unico in Europa che, sabato mattina, meno di un’ora dopo la prima bomba, ha condannato senza se e senza ma l’attacco israelo-americano in Iran.

L’unico in Europa che, meno di 24 ore fa, ha rifiutato di prestare agli Stati Uniti le basi militari spagnole per non rendersi complice di un massacro unilaterale, illegittimo e illegale.

E ha fatto tutto questo senza che nessun leader di nessun grande Paese europeo - Meloni in testa - abbia avuto la dignità, il coraggio di dire mezza parola di denuncia della barbarie a cui stiamo assistendo e che potrebbe precipitare l’Europa intera in un conflitto mondiale dalle dimensioni e conseguenze non prevedibili.

E, per tutto questo, oggi Sanchez è diventato ufficialmente il nemico pubblico numero uno di Donald Trump. Minacciato. Punito. Bandito.

Da solo contro Trump e in pratica l’intero Occidente sdraiato sul trumpismo.

Davide contro Golia.

Chiunque sia rimasto umano, conosca e rispetti il diritto e le leggi internazionali, chiunque sappia riconoscere ancora un uomo di Stato, oggi, stasera e domani non può che stare con Pedro Sánchez e la sua Spagna

Paese LIBERO e detrumpizzato.

L’ultimo faro di diritti, diritto e democrazia rimasto in Europa.

Mentre noi come servi rimanemmo a guardare.

Lorenzo Tosa


domenica 1 marzo 2026

Una notizia che vale il cambiamento della storia

 

Ali Khamenei è stato trovato sotto le macerie di un bunker centrato dai bombardamenti israeliani e americani.

E tantissimi iraniani ballano, piangono di gioia, bruciano i ritratti di chi li ha oppressi per decenni.

Gente che ha conosciuto la tortura, la censura, le esecuzioni pubbliche, le donne ammazzate perché un velo scivolava dalla testa.

Chi può biasimarli? Chi oserebbe dire loro di non esultare?

Nessuno.

Il problema è un altro.

Il problema sono quelli che da casa nostra, col telecomando in una mano e il telefono nell’altra, festeggiano come se fosse la finale dei Mondiali.

Quelli per cui la morte di Khamenei è la prova che Trump è un genio, che la forza bruta funziona, che bastano le bombe giuste sulle persone giuste e il mondo diventa un posto migliore.

Quello che è successo è qualcosa di molto più grande e molto più pericoloso.

Due Paesi, da soli, senza consultare nessuno, senza un voto alle Nazioni Unite, senza uno straccio di mandato internazionale, hanno deciso di bombardare uno Stato sovrano, eliminarne la leadership e ridisegnare gli equilibri di un’intera regione.

Uno di questi due Paesi è governato da un uomo che si comporta da padrone del pianeta. L’altro è guidato da chi, negli ultimi due anni, ha accumulato un catalogo di orrori nei confronti della popolazione civile di Gaza che farebbe impallidire diversi capitoli della storia che studiamo a scuola giurandoci “mai più”.

E insieme, questa notte, hanno stabilito un principio semplicissimo: chi ha la potenza di fuoco decide chi vive e chi muore. Fine.

Nessuna regola, nessun tribunale, nessun limite. Solo la legge del più armato.

Ora, Khamenei era un tiranno sanguinario? Sì.

Il suo regime ha massacrato, impiccato, stuprato, torturato? Sì.

Il mondo è un posto migliore senza di lui? Forse.

Ma il precedente che è stato appena scritto nella storia è un veleno lento che ci attraverserà tutti.

Perché se oggi puoi bombardare Teheran perché il bersaglio lo meritava, domani la stessa logica varrà per chiunque altro.

Valeva ieri per Putin che ha invaso l’Ucraina dicendo di volerla “denazificare”.

Varrà domani per la Cina quando deciderà che Taiwan va “riunificata”.

Varrà dopodomani per qualunque potenza nucleare che avrà un pretesto sufficientemente presentabile.

E noi, l’Europa, l’Italia, il cosiddetto Occidente dei diritti e delle regole, avremo perso per sempre la facoltà di obiettare qualunque cosa. Perché il diritto internazionale o esiste per tutti o non esiste per nessuno.

E stanotte è stato sepolto sotto le stesse macerie di Khamenei.