– Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick non parla di sesso, ma di POTERE: rituale, classe, minacce educate, silenzio obbligato. Dopo Epstein, quel film non sembra più un sogno, ma un’allegoria inquietantemente concreta.
– Salò o le 120 giornate di Sodoma di
Pier Paolo Pasolini è l’autopsia definitiva del potere: politico,
ecclesiastico, giudiziario ed economico che degradano con CORTESIA DA SALOTTO.
Non il fascismo storico, ma quello eterno.
– Il caso Jeffrey Epstein mostra che
reti di sfruttamento, coperture e immunità ESISTONO. E che il confine tra
distopia e realtà è molto più sottile di quanto si voglia ammettere.
– Le morti di Kubrick e Pasolini
alimentano leggende: non prove di complotti totali, ma segnali di quanto sia
PERICOLOSO guardare il potere senza inginocchiarsi.
– Non tutto è complotto. Ma molto non
è affatto casuale.
IL PENSIERO di Don Chisciotte:
Se non fosse così terribilmente
reale, sembrerebbe la trama di un romanzo gotico scritto da un pessimista
lucido.
Un medico benestante entra in una
villa isolata, assiste a un rituale mascherato dove il sesso non è piacere ma
LITURGIA DI CLASSE, viene smascherato e rimandato a casa con una minaccia
pronunciata con la cortesia di chi sa di poter distruggere senza sporcarsi le
mani.
Questa è la scena centrale di Eyes
Wide Shut, l’ultimo film di Stanley Kubrick.
Ed è bene dirlo subito: quel film non
parla di erotismo.
Parla di POTERE.
Del suo linguaggio educato.
Delle sue regole non scritte.
Della certezza, gelida, che chi non
appartiene alla cerchia può solo obbedire o tacere.
Il rituale non è osceno perché mostra
corpi nudi. È osceno perché è NORMALE.
È organizzato. Gerarchico.
Amministrato.
Il protagonista intuisce un “male
superiore”, ma non lo combatte. Non può. Gli viene spiegato, con un sorriso,
che continuare a vivere dipende dal dimenticare. E lui dimentica. O finge di
farlo.
Il potere resta intatto. Invisibile.
Impunito.
Per anni ci hanno detto che era solo
cinema.
Poi è arrivato Jeffrey Epstein.
Isola privata.
Feste riservate.
Minori reclutate, spostate,
restituite come oggetti.
Un accordo giudiziario che non
protegge solo lui, ma anche “altri”.
Materiale archiviato. Silenzi
istituzionali.
Nessuna fantasia: atti giudiziari,
inchieste, documenti.
E improvvisamente Eyes Wide Shut non
sembra più un sogno disturbato, ma una ALLEGORIA FIN TROPPO REALISTICA.
Non perché Kubrick sapesse tutto.
Ma perché aveva capito come funziona
il potere quando non trova ostacoli: ritualizza l’abuso, lo separa dal mondo,
lo protegge con la rispettabilità.
Qui nasce il cortocircuito.
Non serve credere a un’élite satanica
globale per riconoscere che ESISTONO RETI DI IMPUNITÀ.
Non serve il complotto totale per
ammettere che certe persone non rispondono come le altre.
Il vero scandalo non è l’eccesso. È
la COPERTURA.
Pier Paolo Pasolini questo lo aveva
visto prima. E senza maschere.
Salò o le 120 giornate di Sodoma non
è un film sul fascismo storico. È un’autopsia del POTERE IN QUANTO TALE.
Quattro Signori: politico,
ecclesiastico, giudiziario, economico.
Non personaggi, ma FUNZIONI.
Isolano dei giovani, li degradano con
cortesia da salotto, trasformano il sesso in obbligo, la violenza in
protocollo, il corpo in merce.
Qui non c’è orgia, c’è
AMMINISTRAZIONE.
Non c’è passione, c’è regolamento.
La crudeltà non è isterica: è
educata, musicale, ordinata.
Pasolini lo dice chiaramente: il
sesso è la METAFORA PERFETTA del rapporto tra chi comanda e chi subisce.
La società dei consumi è il nuovo
fascismo perché non reprime dall’esterno, ma convince dall’interno.
Rende desiderabile la norma.
Trasforma l’obbedienza in piacere e
la sottomissione in costume.
Guardato oggi, Salò non è
provocazione. È profezia.
Selezione. Sorveglianza. Uso. Scarto.
Quello che oggi chiamiamo
biopolitica, Pasolini lo aveva già mostrato in tutta la sua oscenità.
Poi la realtà, come sempre, supera il
cinema.
Pasolini viene massacrato
all’Idroscalo di Ostia.
Un colpevole ufficiale.
Altri “ignoti”.
Bobine rubate.
Testimonianze ritrattate.
Un caso mai davvero chiuso.
Non basta per una sentenza
definitiva.
Ma basta per capire quanto fosse
SCOMODO.
Scriveva “Io so”.
Lavorava a Petrolio.
Toccava interessi, poteri,
connivenze.
Kubrick muore pochi giorni dopo aver
consegnato il suo ultimo film.
Non ci sono prove di omicidio.
Ma nasce il mito.
Perché quando un’opera mostra ciò che
NON SI DEVE GUARDARE, il sospetto diventa inevitabile.
Ed è qui che il complottismo entra in
scena.
A volte sbaglia.
A volte esagera.
Ma nasce sempre da una FALLA DI
FIDUCIA.
Quando scopri che Epstein non era un
mostro isolato ma un nodo.
Quando vedi che i complici restano
senza nome.
Quando noti che l’orrore viene
archiviato con educazione.
Allora il dubbio non è follia. È
autodifesa.
No, non serve evocare un principe del
male con corna e altari.
Il male vero è più banale.
Indossa giacca e cravatta.
Parla sottovoce.
Firma accordi.
Sorride.
Il vero scandalo non è il complotto
totale.
È la NORMALIZZAZIONE DELL’OSCENO.
La cortesia con cui l’abuso viene
amministrato.
L’indifferenza che lo rende
possibile.
Come Don Chisciotte, continuo a
sembrare folle mentre indico i mulini.
Ma so una cosa:
non tutto ciò che è oscuro è
inventato.
e non tutto ciò che è legale è
giusto.
Restiamo svegli.
Mentre i potenti ballano.
Don Chisciotte
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