giovedì 25 ottobre 2018

"Abbiate il coraggio di restare soli" La lettera di Mimmo Lucano letta ieri in piazza a Riace.


È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.
A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.
Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.
Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.
Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.
La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.
Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.
Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.
Vorrei però dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.
Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.
Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.
Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.
Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.
Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.
Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

Mimmo Lucano.


Fatela circolare dovunque e comunque.

venerdì 5 ottobre 2018

Cercate le prove se volete accusare qualcuno invece di metterlo alla gogna mediatica


Penso che questa risposta del Procuratore di Locri, D Alessio, sia molto grave. E come dire che se fai qualcosa senza essere disturbato dalla ‘Ndrangheta vuol dire che è d accordo, quindi Lucano avrebbe il consenso della criminalità aggiungendo che non siano emerse ancora prove in tal senso. INCREDIBILE . Leggete;”Il problema di Riace si chiama 'ndrangheta. Non pensa che un sistema di accoglienza come quello del sindaco Lucano fosse un contrasto agli interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso sul settore?

"Non penso che possa essere di contrasto. Indubbiamente Lucano è riuscito a dare un'opportunità diversa. Se l'avesse perseguita per fini sociali si poteva fare di meglio. Sul discorso del contrasto e della estraneità della mafia, sinceramente, non posso che essere prudente. Siamo ancora in una fase in cui non è emerso nulla, né in un modo né nell'altro. Se quello di Lucano fosse stato un contrasto fastidioso per la criminalità organizzata di stampo mafioso non credo che sarebbe riuscito a portarlo avanti, che glielo avrebbero fatto fare". Ecco cosa afferma,invece,il GIP di Locri che ha rigettato ben 7 accuse, fra le più gravi :”Congetture, errori procedurali, inesattezze: nell'accogliere la richiesta d'arresto nei confronti del sindaco di Riace Mimmo Lucano, il gip di Locri Domenico di Croce ha rigettato diverse accuse ipotizzate nei confronti del primo cittadino - dall'associazione a delinquere alla truffa aggravata, dal falso al concorso in corruzione, dall'abuso d'ufficio alla malversazione - criticando in diverse parti dell'ordinanza l'operato di magistrati e investigatori.
L'indagine, durata 18 mesi e fondata su intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che sull'acquisizione di diversi atti amministrativi, scrive il giudice, ha prodotto una "corposa istanza coercitiva" da parte del pm. Che però si è limitato ad un "acritico recepimento" delle "conclusioni raggiunte all'esito di una lunga attivitá della Gdf di Locri". Le accuse dei pm relative alla turbativa dei procedimenti per l'assegnazione dei servizi d'accoglienza, dice ad esempio il giudice, sono così "vaghe e generiche" da rendere il capo d'imputazione "inidoneo a rappresentare" una contestazione "alla quale 'agganciare' un qualsivoglia procedimento custodiale". Ma non solo: "pur volendo ipotizzare che fosse intenzione degli inquirenti rimproverare agli indagati l'affidamento diretto dei servizi - scrive il Gip - ...il mero riferimento a 'collusioni' ed 'altri mezzi fraudolenti' che avrebbero condotto alla perpetrazione dell'illecito si risolve in una formula vuota". Stando così le cose dovrebbe essere il gip, "indebitamente sostituendosi al pm", ad individuare le collusioni o i mezzi fraudolenti.
Un'operazione che non solo "è impedita dai piú elementari principi processuali e penalistici" ma è anche "ostacolata" dalla "mancanza, tra gli allegati alla richiesta, sia degli atti con i quali tali affidamenti diretti venivano decisi sia dalle convenzioni che agli stessi facevano seguito". Anche volendo, quindi, "non vi sarebbe modo di capire nè quali motivazioni sorreggevano tale ipotetico modus operandi, nè quale sarebbe il corrispettivo dei servizi affidati".
Per quanto riguarda l'accusa di truffa aggravata, il Gip afferma che il contenuto delle intercettazioni "lascia trasparire una modalitá quando meno opaca delle somme destinate agli operatori privati" ma, al di lá di questa considerazione, gli inquirenti "sembrano incorsi in un errore tanto grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validitá dell'assunto accusatorio". Di fatto, dice sempre il Gip, viene individuato l'ingiusto profitto nel totale delle somme incassate dalle cooperative, quando invece andava individuato nella differenza tra il totale e le spese realmente sostenute. Ed inoltre "gran parte delle conclusioni a cui giungono gli inquirenti appaiono o indimostrabili" o "presuntive e congetturali" o, infine, "sfornite di precisi riscontri estrinseci". Piú o meno stesso discorso sull'accusa di falso: "nella richiesta di misura le considerazioni addotte a sostegno della sua fondatezza sono quantomeno laconiche".
Critiche pesanti anche per quanto riguarda l'accusa di concorso in corruzione. Nonostante sia il reato piú grave contestato al sindaco, annota il Gip, "gli inquirenti non hanno approfondito con la dovuta ed opportuna attenzione l'ipotesi investigativa". Vi è in sostanza una "assoluta carenza di riscontri estrinseci" ed inoltre la persona che denuncia di aver emesso fatture false perchè minacciato da Lucano "è persona tutt'altro che attendibile" in quanto aveva un "chiaro interesse" a "sostenere la loro emissione". E "non appaiono idonei" gli elementi raccolti per sostenere l'accusa di malversazione ai danni dello stato, anche se le condotte sono "certamente torbide". (ANSA).


mercoledì 12 settembre 2018

Stephen Bantu Biko



Il 12 settembre 1977 è una data tragica per chi crede nella libertà, nella giustizia e nell'uguaglianza tra gli uomini. Quel giorno, sul pavimento di una cella vuota della prigione di Pretoria in Sudafrica si spense la giovane vita (pochi mesi dopo avrebbe compiuto 31 anni) di Stephen Bantu Biko,il leader pacifista e antirazzista del partito comunista sudafricano (all'epoca fuorilegge), ucciso dalla polizia del regime dell'Apartheid.
Biko era stato arrestato poco meno di un mese prima, il 18 agosto 1977. Rinchiuso in una cella per il colore della sua pelle, nera. Fin dai tempi della scuola, quella per soli neri, Bantu Stephen Biko, nato nel dicembre 1946, iniziò la sua battaglia politica per i diritti dei neri in Sudafrica. Prima nei movimenti studenteschi e infine nella Black Consciousness (la Consapevolezza Nera), che ispirata dai movimenti della Negritudine in Africa (Frantz Fenon, Kwame Nhrumah, Amilcar Cabral) e negli Stati Uniti (Melcom X, i Black Power), voleva essere la "rinascita politica e culturale di un popolo oppresso". Un movimento totalmente libero dalla presenza dei bianchi. Per questa ragione l'ANC (African National Congress) di Nelson Mandela non fu mai un riferimento, politico e culturale per Biko che, perfino quando l'ANC scelse la lotta armata, non osò definire il movimento di Nelson Mandela "troppo moderato".
Il 6 settembre 1977 Biko fu interrogato dai sui aguzzini, tra cui Gideon Niuwoudt, morto nel 2005, nella stanza 619. Le percosse furono tali che lo ridussero in fin di vita. I suoi carcerieri bianchi dissero che si agitava troppo e per una spiacevole fatalità sbattè la testa contro le sbarre della cella.
L'11 settembre venne trovato nella sua cella in condizioni disperate e si decise di trasportarlo a Pretoria dove il carcere era attrezzato con un'unità medica. La traduzione, per usare il gergo carcerario, avvenne su di una Land Rover che di notte viaggiò per 1100 chilometri. 

giovedì 6 settembre 2018

I miei primi 40 anni da emigrata in Africa Conversazione con Riccarda Vivarelli Matondo 4 SETTEMBRE 2018, RAETHIA CORSINI

                                    Il bacino del Congo

«L’Africa può essere il nostro futuro, un laboratorio per un nuovo sviluppo capace di invertire la rotta del Pianeta. Per le sue immense ricchezze naturali si presta a un avvenire ecosostenibile. Spetta alle nuove generazioni cogliere l’opportunità, ma devono essere istruite. Vogliamo davvero aiutare gli africani “a casa loro”? Occorre coraggio da parte di chi governa qui e nei Paesi che invece qui vengono con le loro multinazionali i cui guadagni emigrano altrove. L’Africa occidentale è ricca di oro, ma i processi estrattivi usati dalle imprese straniere sono inquinanti, devastano le zone agricole e la popolazione resta senza lavoro. Le aziende straniere corrompono i governi locali per operare senza controlli. I governanti locali imboscano i soldi nei paradisi fiscali e il corto circuito è innescato. Coraggioso sarebbe rifiutare certi accordi. Gli africani emigrano, certo: la popolazione è in maggioranza di giovani e sono troppi rispetto alle opportunità di occupazione, anche nei paesi con buone economie come Senegal, Costa d’avorio, il lavoro per tutti non c’è. Così, come accade ovunque, si cerca di andare dove si può vivere meglio, ma al contrario di quanto si crede in Occidente, la maggior parte non sceglie l’Europa. I congolesi “miei connazionali” migrano nella Repubblica del Sudafrica, in Zimbabwe, Zambia, Brasile, Canada. Invece per chi scappa da tragedie, da Paesi come Sudan ed Etiopia, ogni meta va bene purché sia in altri continenti e, nella disperazione, si è disposti anche a seguire barconi della morte. Poi c’è chi prova semplicemente a seguire un sogno. Noi italiani nel Novecento seguivamo il sogno americano. Loro oggi quello europeo. Io negli anni Settanta sognavo l’Africa».

Riccarda Vivarelli, nata povera in canna e cresciuta nella provincia dell’Appennino Tosco Emiliano, oggi è un’artista affermata: ha trovato riconoscimenti di critica e pubblico tra il Congo, la Costa d’Avorio, la Tunisia esportando la sua arte in Europa e in America. Un’emigrata al contrario.

Negli anni Sessanta con la famiglia, in cerca di una vita migliore, trasloca a Milano dove si forma e la sua anima in movimento trova spazio grazie alla pittura, contro la volontà dei suoi perché «con l’arte non si campa, men che meno la figlia di proletari». Eppure vince lei. S’iscrive all’Accademia e per pagarla fa vendite porta a porta, cameriera, comparsa per gli sceneggiati della Rai «un lavoro ben retribuito e in più potevi mangiare alla mensa per un prezzo stracciato», ricorda Riccarda. Lavora, studia e frequenta il bar Jamaica a Brera, allora quartiere di artisti in cerca di fama o affamati di cibo, ma anche celebri: «potevi trovarti a bere il caffè accanto a Fontana, Crippa, Dova, Brindisi, Pomodoro, Bianco – racconta Riccarda -. C’era confronto e capitava di vedere questi maestri al lavoro nel loro studio». Lei si misura col suo talento e Milano glielo conferma: inizia a vendere le proprie opere e intanto si fa largo il desiderio profondo di partire per scoprire orizzonti diversi che si dischiudono in Congo, «all’epoca Paese pacifico che mi ha aperto il cuore sulle bellezze e gli occhi sui contrasti di un continente che cattura l’anima più nascosta di ogni “essere umano”». Poi, al ritorno in Italia, il destino le apparecchia la svolta.

«A casa di amici a Milano comparve Samuel, un ingegnere congolese, sei anni più giovane di me, in città per una formazione presso il Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano. In Congo (allora Zaire, ndr) studiava sotto i lampioni della luce pubblica perché non aveva la corrente elettrica a casa; il padre faceva l’autista e la madre coltivava le arachidi per venderle al mercato; una scuola cattolica di frati e l’università che all’epoca di Moboutu aveva professori provenienti dai paesi dell’Est e dal Belgio, erano state la sua fortuna. Assunto appena laureato dalla società nazionale dell’elettricità, perché il Congo aveva - e ha - immense risorse idroelettriche, nel 1976 lo mandarono in Italia per la formazione. Ed eccolo lì, davanti a me: talmente bello! E con un’educazione d’altri tempi. Quello è stato l’unico coup de foudre della mia vita. Da quel giorno è cominciata la nostra storia». Due anni dopo, Riccarda prende la grande decisione: «Vado a vivere in Africa, comunico a mia madre. E lei: che ti devo dire? Non sono riuscita a domarti quando avevi quattro anni, figurati se ci provo ora che ne hai 30!».

Dunque: Milano-Kinshasa solo andata, anno 1978. Che cosa accade da quel momento?
«All’epoca il Congo era base americana per contrastare “l’avanzata comunista” in Africa. Nella vicina Angola, in piena guerra fredda, prese il potere Agostinho Neto sostenuto dall’allora URSS. L’Occidente non poteva permettere che i comunisti si appropriassero di quei territori ricchissimi di diamanti e petrolio. Pure il Congo Brazzaville era “socialista” anche se sotto tutela della Francia, la cui compagnia petrolifera ELF, divenuta poi Total, ha sempre sfruttato e tuttora sfrutta i pozzi di petrolio di Pointe Noire. Così, per bloccare il comunismo, l’Occidente abbandonò un intero popolo a una dittatura feroce. Volevo tenere negli occhi e nel cuore il paradiso terrestre che conobbi nel mio primo viaggio, invece vedevo povertà, ingiustizie sociali enormi perché anche se la gente era ed è piena di dignità e “proprietaria” di tante ricchezze, vive da diseredata. Per esempio: qui in Congo sono stati scoperti i giacimenti di coltan più ricchi del mondo, circa l’85% delle riserve mondiali, un minerale che oggi usiamo per cellulari, computer, televisioni al plasma; un metallo che ha odore di sangue, di morte, di donne abusate ogni giorno dalla soldataglia che occupa la regione minacciando le popolazioni locali, obbligandole a esodi biblici. Il coltan non arricchisce il Congo, non aiuta lo sviluppo: è esportato illegalmente in Ruanda da dove prende il volo per tutti i Paesi che fabbricano tali device. Questo è accaduto quando sono arrivata: ho aperto gli occhi. Poi ci sono stati momenti difficili con la famiglia di Sam».

Non ti accettavano?
La madre di Sam sì, ma le altre persone anziane erano ostili: memori della colonizzazione belga non volevano imparentarsi con una “mundele” (bianca). Fondamentale fu l’intervento di una bisnonna: convocò tutte le persone contrarie al nostro matrimonio minacciando di scagliare maledizioni su chi si opponeva. Pare ne sapesse molto di pratiche magiche. Non so se fu per questo, ma le cose cambiarono davvero.

E lì continuavi la tua arte
No. All’inizio dovevo capire quel mondo. La mia vicina di casa, una bella donna di Kisangani, laureata in economia, direttore commerciale presso l‘Ufficio Nazionale del Caffè (di cui il Congo era ed è grande produttore, ndr) mi ha aiutato ad accettare la cosa per me più difficile: in Africa non si è – non si può – essere mai soli. I parenti di ogni grado sono sempre in casa, rari i momenti d’intimità. Rifiutare è un affronto. Mi è stato difficile anche accettare la quotidiana contraddizione tra esplosione di sorrisi, gioia, spontaneità mescolati a sofferenza profonda. Non sapevo conciliarle finché non ho imparato a dare. E per dare, visto che all’epoca non avevamo molti soldi anche se Sam lavorava, all’inizio ho improvvisato lavori al limite della legalità, all’insaputa di mio marito. Il ricavato serviva soprattutto ad aiutare gente per gli studi o la salute. Aprii pure un ristorante e in seguito una scuola, dando lavoro ai locali. Poi sono arrivati i figli: nel 1981 Aime, nell’82 Hervé e nell’84 Yannick. Dipingevo ogni tanto, distrattamente, finché un francese vide i miei quadri e disse che ero pazza ad aver smesso.

Intanto la prole cresce, studia, ma gli eventi travolgono il Congo: nel ‘91 scoppiano i primi tumulti causati dai militari che, con l'arrivo di Laurent Kabila al potere, dopo gli anni orribili del genocidio in Ruanda si tramutano nella Prima e Seconda guerra del Congo (‘96-‘97; ‘98-2002.). Per capirne la portata pensiamo alla nostra Seconda guerra mondiale: ha coinvolto una decina di Stati, causato oltre cinque milioni di morti per malattia e fame e molti milioni di profughi richiedenti asilo. Riccarda e i figli si trasferiscono in Italia, Sam resta, cambia impiego e passa alla Banca africana di sviluppo con sede in Costa d’Avorio, ad Abidjan. Lì la famiglia lo raggiunge e per undici anni vivono in pace. «È grazie al popolo ivoriano, di grande cultura, che ricominciai a dipingere e in modo nuovo: cambiavo la luce, diventavo più illustrativa, inserivo tessuti e poi ho avviato una proficua produzione scultorea. In poco tempo fui presentata come un’artista ivoriana sia in Africa sia all’estero. Devo molto a quel popolo».

Nel 2002 però in Costa d’Avorio c'è un tentativo di colpo di stato che taglia il paese in due e sfocia in una guerra civile. Gli stranieri sono i primi a doversene andare. Riccarda e famiglia si confinano a Tunisi. Il tempo di vivere la primavera araba ma poi, in seguito agli attentati, dovranno andarsene. Solo nel 2015 torneranno in Congo. «Sam oggi è in pensione ma non smette di impegnarsi per questo Paese che è il suo e dei nostri figli. Noi speriamo di poter salvare il salvabile evitando di commettere gli stessi errori che sono stati fatti altrove, spiegando che il sogno europeo è diverso da quello americano di ieri e che l’Europa non è l’America, ed è in crisi. L’emigrazione attuale in Italia, per esempio, è sorella di quella favorita da francesi e inglesi per far entrare forza lavoro, senza integrazione, neppure per la seconda generazione. Ce lo confermano anche i nostri figli, che pure sono migranti privilegiati».

I vostri figli sono andati a formarsi in Europa, come aveva fatto il padre. Oggi, laureati, due in economia, uno in architettura, parlano quattro lingue, lavorano tra Madrid, Milano e Berlino.
Li vedo due volte l’anno quando tornano a casa, a Kinshasa. Sono ragazzi senza frontiere. Come dovremmo esserlo tutti.


giovedì 30 agosto 2018

CONTRO IL GENOCIDIO IN CORSO


#IxD #BeneScol - Vi presento John Mpaliza. #MyFeetForPeace
#RDCongo - CONTRO IL GENOCIDIO IN CORSO.
"Mi chiamo John Mpaliza. Sono cittadino congolese (Congo RD). Vivo in Italia dal 1994 e stabilmente a Reggio Emilia dal 1997. Ho una laurea breve in Ingegneria Informatica conseguita presso l'Università degli Studi di Parma e lavoro come programmatore/sistemista e architecture manager. L'anno scorso (2010) ho deciso di fare qualcosa per aiutare il mio paese, il Congo RD, paese che ha subito una guerra ed una invasione durate più di un decennio. Questa guerra, economica, orchestrata dalle multinazionali dell'hi-tech ha fatto più di 6 milioni di morti ed altrettanti profughi nel pieno silenzio delle istituzioni internazionali. Nel Congo RD, secondo il rapporto "mapping" dell'ONU, vi è stato un genocidio nel decennio tra il 1993 ed il 2003. Ma sembra non interessi a nessuno. Infatti, l'unico interesse per molti è quello economico (vedi sfruttamento di minerali come il coltan).
Ho deciso quindi di trovare una sistema per denunciare questi crimini di guerra, informare e sensibilizzare più gente che posso sulla situazione in cui si trova il mio paese.
L'anno scorso sono stato a camminare a Santiago de Compostela (Spain) e quest'anno vado a Roma, sempre a piedi. La partenza è fissata per il 26 giugno 2011, per arrivare a Roma 2 settimane e mezzo o 3 settimane dopo. La pace è possibile ma non può arrivare se non la si cerca. Questo è il mio contributo à la causa del mio amatissimo paese. Spero dia qualche aiuto concreto".
"Dalla #MarciaReggioReggio da Reggio Emilia a Reggio Calabria (20 luglio-20 dicembre 2014), alla #MarciaReggioHelsinki e molte molte altre. Innegabilmente John ha deciso di mettere la faccia, anzi letteralmente i piedi, su quel cambiamento mondiale che intende auspicare".
John Mpaliza lo puoi seguire direttamente sulla pagina : http://www.facebook.com/peacewalkingman
Onu - Rapporto Mapping:
http://www.paceperilcongo.it/…/rapporto-mapping-dell%E2%80…/
FERMIAMO QUESTE MULTINAZIONALI E CHIEDIAMO ALL'ONU DI REGOLAMENTARE LA PROTEZIONE E LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI UMANI!
AIUTIAMO JOHN. FERMIAMO IL VERO #CAPORALATO
#RDCongo – Stay Tuned!

mercoledì 29 agosto 2018

AVETE ROTTO IL CAZZO

Avete rotto il cazzo con sta storia dei migranti, avete rotto il cazzo perchè siete stupidi. Completamente stupidi.
Partiamo da qualcosa di basilare: cosa stracazzo ha fatto il governo in questi 3
mesi circa.
"In circa 3 mesi la squadra di governo si è riunita una decina di volte e ad oggi è stato approvato solo il decreto che rinvia di 6 mesi la fattura digitale per i benzinai."
(La fattura dei benzinai...chiaro?!)
Flat Tax, reddito di cittadinanza, decreto di dignità? Se ne riparla nel 2020! Che non vuol dire che si faranno, vuol dire che "se ne riparla"...un po' come quando mio figlio mi chiede di andare alle giostre alle 9 di sera e io sono in mutande sul divano e rispondo: "eh sì sì poi vediamo".
Quindi visto che si sono promesse puttanate per arrivare al potere (come al solito per carità)...e visto che al comando fondamentalmente ci sta un partito con a capo un idiota che ha preso il 17% dei voti (il diciassette per cento, diciassette, non menziono nemmeno i 5S perché sono più assenti di Spalletti sulla panchina dell'Inter)...cosa si può fare per acquisire ulteriori consensi?!
"Che ne dite puntiamo tutto sulla stupidità degli italiani?"
"Ottima idea, funziona sempre"
"Continuiamo a parlare male dei migranti?"
"Siamo arrivati al 17% nonostante anni di furti e incompetenza politica solamente puntando sui negri, continuiamo porco due"
"Slogan? St'anno vanno tanto, così li pubblichiamo su Fb"
"L'Italia agli italiani, ti piace?"
"Figo, andata! Pubblico subito"
Ma parliamo dell'Italia agli italiani:
C'è un'emergenza immigrazione da risolvere.
C'è un'emergenza immigrazione da risolvere?
No brutto pirla non c'è nessuna emergenza immigrazione da risolvere. Rispetto al 2017 in un anno, l'immigrazione è calata dell'80% (ottanta, ripeto ottanta...secondo i dati della Fondazione Ismu, non secondo il meme con 4,5 mln di Like).
È calata prima ancora che arrivasse il decerebrato che si fa chiamare "capitano"...(l'unico capitano è Zanetti, al massimo Baresi o Maldini, non ce ne sono altri)!
Ma andiamo avanti; quanto ci costa l'immigrazione? Circa 4,6 miliardi l'anno (e voi direte: QUATTROVIRGOLASEIMIGLIARDIIII VERGONIAAAA, perché lo so che lo dite)...ma questi 4,6 miliardi non vanno mica ai "negretti" eh...no, a loro vanno circa 2,5 euro al giorno, (due virgola cinque) (niente iPhone, niente alberghi di lusso, niente ombrelloni in prima fila, e nemmeno cene da Cracco pagate).
Ma voi siete comunque indignati (perché chiamarvi razzisti poi vi offendete).
Sapete che se questi 4,6 miliardi venissero ridistribuiti, oltre a rendere disoccupata un sacco di gente adibita all'accoglienza, porterebbe nelle tasche della signora Maria,pensionata di turno...circa 1/2 euro in più (ma forse sto esagerando)!
Ora, senza stare a dettagliare i problemi che affliggono il nostro paese, facciamo un rapido conto di quelli macro, quelli insomma che fanno davvero la differenza.
Lo sapete quanto fattura la Mafia? Non lo sapete? Vabbó ve lo dico 150 miliardi l'anno...(centocinquantamiliardi) 150 cucuzze provengono dalla criminalità organizzata. (Oltre 40 miliardi in più rispetto al primo gruppo italiano "legale"...Exor).
Vogliamo parlare dell'evasione fiscale? Secondo i dati ISTAT vengono evasi circa 300 Miliardi l'anno (TRECENTO! sapete la differenza tra 300 e 4,6 dei migranti sopra quant'è? No, non ve lo dico. Lo fate con la calcolatrice...ah un miliardo ha 9 zeri, giusto per aiutarvi). Naturalmente non conto gli altri 200 miliardi di evasione derivanti da attività criminale, sennò saremmo oltre i 500! Facile.
Quindi mentre non dichiarate i vostri guadagni, mentre taroccate bilanci, mentre pagate in nero qualsiasi cosa...fatevelo un piccolo esame di coscienza la prossima volta che vi sentite DERUBATI perché spendono 2 euro dei NON vostri soldi per aiutare qualcuno che forse forse sta un pelo peggio di voi. Pensate a quelli che inculate giornalmente al vostro vicino di ombrellone.
Vogliamo scrivere due righe sulla corruzione? Beh sono circa 100 miliardi l'anno a spese del bel paese...
Quindi, pallottoliere alla mano, sono circa 700 miliardi che "mancano" all'Italia ogni anno, solo da questi 3 problemi. Solo da questi.
Poi se volete aggiungere spesa pubblica ad cazzum, stipendi dei politici, rimborsi elettorali, pensioni d'oro e altre decine e decine di merdate che pesano su ognuno di noi....beh facciamolo.
Però, però, il problema sono i migranti. E sapete perché?
Perché siete un branco di pirla che vi fate fare il lavaggio del cervello, da un malvivente che usa la vostra stupidità per ottenere consensi, che vi instilla la paura nel cervello, che usa il DIVERSO come perno per aumentare la sua popolarità e accrescere il vostro odio.
Odio verso il nemico che non esiste.
Odio che vi porta a sparare troiate tipo: "non sono razzista, ma..." un po' come se dicessi "sono vegano, ma il controfiletto la sera me lo mangio lo stesso!"
Avete rotto il cazzo.
Oltre ad avere il quoziente intellettivo di Sossio Aruta durante una puntata di uomini e donne...e il battesimo come titolo di studio, siete solo dei razzisti nascosti dietro il vostro "amore per la patria"...che ogni giorno puntualmente buttate nel cesso con la vostra intolleranza retrograda.
Fatevi un esame di coscienza, se ne avete una...e se tenere 5 giorni in mare esseri umani per voi "è corretto perché mica possiamo tenerli tutti noi, aiutiamoli a casa loro, e la signora Pina prende 400 euro al mese di pensione, vergoniaaa"...fatevi un cazzo di giretto in quei posti dove regna povertà e guerra...con la speranza che qualcosa lì vi trattenga e che qui non ci torniate più.
Perché a me, come a tanti grazie a Dio, fanno pena gente come voi.
Vi avrei anche fatto il Meme, ma non sono capace.
In sintesi: Avete rotto il cazzo.
Gabriele Hitch Militano😭😭

giovedì 26 luglio 2018

L'Antipatica - Stefania Gander



24 luglio alle ore 18:44 · 
+++ LA DEMOCRAZIA MALATA +++

Non sono ancora passati 2 mesi dall’insediamento del Governo Conte ("Conte"… si fa per dire, ovviamente) e già possiamo vedere gli straordinari effetti del cambiamento. Perché sì, un cambiamento c’è stato, eccome se c’è stato. 
Ma in peggio, molto in peggio.

Ed a farne le spese è il processo democratico, quello che rappresenta la base del nostro Stato.

Vediamo insieme le innumerevoli ferite che questa maggioranza ha portato alla democrazia:

SAVIANO. Saviano dichiara la sua forte opposizione a questo Governo. Viene minacciato di togliergli la scorta (consegnandolo di fatto nelle mani dei sicari della camorra). Non contento di questo, il Ministro dell’Interno lo denuncia. Salvini, forte della sua immunità, lo denuncia addirittura in quanto Ministro ( si sa che Salvini parla, a seconda di come gli fa comodo, da cittadino, da ministro, da leader della Lega, da leader del centrodestra, da padre, cugino, zio,affine di terzo grado…).

MIGRANTI. Tema scottante di questi primi due mesi. Si sono infrante tutte le leggi internazionali che si potevano infrangere, compresa la Convenzione di Ginevra. I viaggi della disperazione sono stati definiti “crociere” da Salvini, e sempre lui ha definito la loro condizione una pacchia. 
Ha chiuso i porti perfino alle navi italiane (!), minacciato le navi delle ONG e i loro equipaggi, creato crisi diplomatiche con la Francia, la Spagna, la Tunisia, l’UE. 
Soprattutto, pesano sulla coscienza di questo Governo i morti, bambini compresi, che si sarebbero potuti salvare.

DECRETI LEGGE: Il Ministro Di Maio ha sostenuto un decreto legge di cui non conosce gli effetti. Quando si è accorto che sarebbe bastato leggere ciò che aveva firmato, ha accusato i vertici dell’INPS di aver modificato nottetempo il decreto. Scoperto che non poteva essere così, ha cambiato versione e accusato il Presidente dell’INPS di remare contro il Governo, invocandone le dimissioni.

LIBERTÀ DI CULTO. L’Italia si trasforma da Paese Laico a Paese confessionale, con l’obbligo di esporre il crocifisso nei luoghi pubblici. 
A chiederlo non è il Papa, ma vuole imporlo Salvini, il che dovrebbe bastare a qualsiasi cattolico per indignarsi della strumentalizzazione che viene fatta di questo simbolo religioso. D’altronde, è più semplice obbligare chiunque a seguire una religione, piuttosto che risolvere i problemi del Paese.

ATTACCO AL PARLAMENTO. Casaleggio, proprietario della piattaforma Rousseau e “azionista di maggioranza” dei 5 stelle, dichiara l’inutilità del parlamento, che a Suo dire dovrebbe scomparire. 
Durante il referendum Costituzionale piovvero insulti ai promotori della riforma, perché prevedeva la trasformazione del Senato e l’istituzione del monocameralismo. Oggi, nessuno della maggioranza ha osato fiatare e contraddire Casaleggio sulla cosa più eversiva che si potesse sostenere.

MINACCE DI ARRESTI. Nel suo delirio di onnipotenza, l’onnipresente Ministro Salvini si è ad un certo punto sostituito alla Magistratura, invocando le manette e rifiutandosi di far sbarcare persone, qualora non fossero state arrestate. 
È dovuto intervenire il presidente Mattarella per risolvere la situazione.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. In barba a qualsiasi norma costituzionale , il Presidente del consiglio è sparito dalla scena politica, privato dei suoi poteri, che vengono esercitati dai due vicepremier. Dovrebbe indirizzare la politica del Governo, è ridotto ad uno “yes man” imbarazzante (“posso dire…?” – “No!”).

FAKE NEWS e ATTACCHI SOCIAL: continua l’ondata di fake news (bufale) a sostegno delle iniziative governative, senza soluzione di continuità. Chi dissente, invece viene insultato e minacciato.

RIMBORSI. La Lega deve rimborsare 49 milioni di Euro agli Italiani. Si rifiuta di farlo, in barba alle sentenze. E il Movimento 5 stelle accondiscende convinto. 
Finita l’era dell’onestà appena appoggiato il culo su una poltrona.

FAMIGLIA. Attacco spudorato da parte del ministro Fontana alle coppie di fatto e alle famiglie arcobaleno, nuovamente riportate ad essere cittadini di serie B.

In tutto questo, abbiamo anche visto la sottosegretaria all’economia Castelli non saper rispondere in commissione ; abbiamo visto Toninelli spiegarci che i porti si chiudono, perché è "per il loro bene"; abbiamo visto il ministro Savona indagato per usura e difeso da Di Maio, abbiamo visto il parlamento fermo perché il Governo non produceva nulla di nulla. 
Naturalmente, non abbiamo visto redditi di cittadinanza, non abbiamo visto flat tax, non abbiamo visto diminuire il prezzo della benzina, non abbiamo visto nulla di nulla di sensato.

Il tutto, in un crescente clima di odio verso le opposizioni, cercando di spaccare il paese il più possibile per i propri fini propagandistici.

Ormai questa non è più opposizione: questa è Resistenza!

(foto da: adnkronos.com)