martedì 26 giugno 2018
Le dieci regole della manipolazione mediatica
1. La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell'area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali.
2. Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Questo metodo è anche chiamato "problema- reazione- soluzione". Si crea un problema, una "situazione" prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3. La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4. La strategia del differire
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria", ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all'idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.
5. Rivolgersi al pubblico come ai bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.
6. Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all'inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti...
7. Mantenere il pubblico nell'ignoranza e nella mediocrità
Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. "La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".
8. Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...
9. Rafforzare l’auto-colpevolezza
Far credere all'individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!
10. Conoscere agli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il "sistema" ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.
TOP TEN DELLA SETTIMANA
26 GIU 2018
1) Arieccoce! Dopo un po' di tempo torna la più sconclusionata, scorretta e infame top ten della storia. Sará autorevole come Conte, intelligente come Sibilia, simpatica come Salvini, fresca come Savona, consapevole come la Raggi, scaltra come Luca Bergamo, vincente come Orfini, lungimirante come Marcucci. E comunque, a Roma, chi se offenne, paga da beve.
2) Conte. Piace al 56% degli italiani. E perché no? Sta li, bono bono, senza rompe i cojoni a nessuno, fa tutto quello che gli dicono di fare, quindi praticamente un cazzo e c'ha er capello dandy. Perfetto.
3) Pare che Al Bano e Romina se risposano. Figuramose se la sinistra nun po rimettese insieme.
4) Sulla storia dello stadio della Roma er peggio è stato Casaleggio. Lo beccheno a cena co Lanzalone e dice che era un caso. In pratica è colpa de Tripadvisor.
5) A proposito, mo sto Lanzalone non lo conosce più nessuno. Guarda se non va a finì che je lo appioppano a Marino.
6) In Toscana ormai stamo sur cazzo pure ai Cantuccini. Sembramo la Polonia a sti mondiali de calcio. Nun prennemo più palla.
7) Quanto me piacerebbe vede er profilo facebook de sti 120 finti terremotati che ad Amatrice hanno intascato i soldi senza averne diritto.
8 ) Quello che sta facendo Salvini al povero di Maio si chiama “circonvenzione di incapace”. In Italia è un reato. Venivano accusati di questo reato, quelli che a Porta Portese facevano il gioco delle tre carte. Per farvi capire il livello.
9) Ora è vero che alcuni autorevoli esponenti romani del PD trovano difficoltà a capire anche la trama di un episodio de Peppa Pig. Ma dopo la vittoria in terzo e ottavo municipio e facile capì come si può tornare a vincere. Intanto cominciando a fa l'esatto contrario di quello che suggeriscono certi geni. L'esatto contrario. Fidateve.
10) Gli assessori della giunta Raggi. Ora chi e quanti sono? Che fanno? Ndo stanno? Ormai tranne che qualche addetto ai lavori, i romani ne sanno più o meno di quello che sanno dell’attività degli assessori del comune di Akkaduk in Kazakistan.
http://toptendimarcomiccoli.altervista.org/
Nel blog troverete, oltre alla Top Ten di oggi, anche l'archivio di tutte le Top del 2016 e 2017.
lunedì 12 marzo 2018
Siamo realmente connessi ad altri? Scienza, poesia e cinema ce lo ricordano sempre
Interconnessione Psichica:
qualcuno ci ricordi cos’è,
e se esiste…
«Analogie segrete legano assieme le più remote parti della Natura,
come l’atmosfera di un mattino d’estate è pervasa di innumerevoli sottilissimi fili,
che vanno in ogni direzione, svelati dai raggi del sole nascente.»
(Ralph Waldo Emerson)
come l’atmosfera di un mattino d’estate è pervasa di innumerevoli sottilissimi fili,
che vanno in ogni direzione, svelati dai raggi del sole nascente.»
(Ralph Waldo Emerson)
(di Emanuele Casale)
Interconnessione psichica. È un termine molto inflazionato soprattutto oggi nel sempre più maleodorante mondo “New Age”, quel mondo che sembra trattare argomenti e verità universali del mondo e della vita ma in maniera però assolutamente deviata, semplicistica, moralistica, unilaterale, inflazionata.
Ad ogni modo non tutti sanno che in letteratura scientifica sono presenti centinaia e centinaia di studi (tutti passati alla peer review) che trattano questo tema, ovvero di come il cervello (o la psiche) possa influenzare – consapevolmente o meno – altri sistemi, organici o inorganici, a distanze considerevoli.
Famoso è l’esperimento dei due cervelli interconnessi del neurofisiologo Zylberbaum (1987, Messico), che dimostrò come due individui, inizialmente messi insieme in una stanza l’uno di fronte all’altro, e successivamente separati e collegati entrambi ad una macchina di lettura delle informazioni cerebrali (PET), potevano stabilire una connessione cerebrale a distanza e in simultanea.
Come? Ad uno soltanto dei due soggetti, veniva dato un impulso luminoso che il suo cervello registrava attivando l’area della corteccia visiva, mentre all’altro soggetto – seduto in un’altra stanza isolata da ogni tipo di onde dall’esterno – non veniva somministrato alcuno stimolo.
Il risultato – replicato in diverse varianti in varie università nel mondo, inclusa Cambridge – fu che anche al soggetto a cui non veniva somministrato alcuno stimolo visivo, si “accendeva” la stessa area del cervello (corteccia visiva), come se quest’ultimo registrasse uno stimolo visivo che in realtà non gli veniva dato, ma che invece stava ricevendo l’altro soggetto nell’altra stanza!
Estratti da cinema, poesia e scienza sull’interconnessione
Noi ci tocchiamo.
Con che cosa?
Con dei battiti d’ali.
Con le lontananze stesse ci tocchiamo.
(Rainer Maria Rilke)
Con che cosa?
Con dei battiti d’ali.
Con le lontananze stesse ci tocchiamo.
(Rainer Maria Rilke)
«Ognuno di noi ha un percorso. Alcuni vengono divisi forzatamente, ma si ricongiungono. Il loro sincronismo è inevitabile. Alcuni percorsi si sfiorano solo per un istante per poi puntare verso direzioni differenti cambiati per sempre da quell’incontro. Alcuni si ripetono ancora e ancora…attraverso il tempo e lo spazio. Tornando sempre ad incontrarsi.»
(Dalla serie Tv, “TOUCH”, stagione 2 episodio 8)
(Dalla serie Tv, “TOUCH”, stagione 2 episodio 8)
“Quando due punti sono destinati a toccarsi ma un collegamento diretto è impossibile, l’Universo trova sempre un’altra via”. (Touch)
«La rete nascosta dei rapporti oggettivi, che include il regno psicologico e il regno fisico della nostra vita, manifesta talvolta la sua presenza in modi sorprendenti. Se ne potessimo vedere l’intera estensione, vedremmo che siamo tutti collegati da fili in un grande tessuto la cui portata e il cui disegno intimo sono al di là della nostra comprensione, e noi ci tocchiamo in modi strani e in posti sorprendenti.
Il risultato di questa esperienza sincronistica è l’idea che ci siano fattori invisibili al lavoro dietro le scene, che noi non controlliamo né capiamo. Se vi prestiamo attenzione, ci troviamo impegnati in quello che Jung chiamava atteggiamento religioso.»
(Murray Stein – “Aspetti spirituali e religiosi dell’analisi moderna” – In “Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana.” – A cura di Joseph Cambray e Linda Carter, p.234)
(Murray Stein – “Aspetti spirituali e religiosi dell’analisi moderna” – In “Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana.” – A cura di Joseph Cambray e Linda Carter, p.234)
“89 gradi 15 minuti 59 secondi sono le coordinate di Polaris, la stella polare. Vista da un altro pianeta è una stella tra le tante, ma sulla terra ha un’importanza unica perché è un riferimento fisso nel cielo; dovunque uno si trovi nell’emisfero settentrionale, se guarda Polaris guarda verso nord e può orientarsi.
Ma ci sono altri modi di perdersi: con le scelte che facciamo, per via di eventi che ci sconvolgono, perfino nella nostra stessa mente. Cosa può farci da riferimento? A quale faro possiamo rivolgerci per guidarci dalle tenebre alla luce?
Noi esseri umani abbiamo un impulso innato di condividere le nostre idee, il desiderio di sapere che veniamo ascoltati fa parte del nostro bisogno di comunità; per questo continuiamo a mandare segnali e segni, per questo li cerchiamo negli altri. Siamo sempre in attesa di messaggi sperando di realizzare una connessione. E se non abbiamo ricevuto un messaggio non vuol dire che non sia stato inviato, a volte significa solo che non ascoltiamo abbastanza.”
« […]Camminiamo su ponti che vanno da un anima all’altra, da un universo all’altro, per toccarci, per sfiorarci […]»
(Emanuele G. Casale – Chieti, 2013 – Registrato con Licenza CC )
(Emanuele G. Casale – Chieti, 2013 – Registrato con Licenza CC )
La sincronicità
Jung scrive a proposito della sincronicità:
”Ho scelto questo termine [sincronicità] perché la contemporaneità di due eventi connessi quanto al significato, ma in maniera acausale, mi è sembrata un criterio essenziale. Io impiego dunque in questo contesto il concetto generale di sincronicità nell’accezione speciale di coincidenza temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale che hanno uno stesso o un analogo contenuto significativo. Uso quindi il termine “sincronicità” in opposizione a “sincronismo”, che rappresenta la semplice contemporaneità di due eventi.[…]
Il fenomeno della sincronicità è dunque la risultante di due fattori:
- un’immagine inconscia si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata) alla coscienza come sogno, idea improvvisa o presentimento
- un dato di fatto obiettivo coincide con questo contenuto.”
(C. G. Jung – La Sincronicità)
“Dietro la sincronicità si trova il funzionamento di un Eros cosmico che corrisponde al desiderio di individuazione dell’individuo e che, paradossalmente, porta gli uomini verso uno stato di universale relazionalità con l’esistenza.”
giovedì 22 febbraio 2018
Si parla senza sapere che cosa si sta dicendo, la bocca e il cervello non sono connessi
Cit
È atroce pensare che un essere umano abbia la volontà di renderne schiavo un altro così come disumano è oggi organizzare tratte di esseri umani per semplice scopo di lucro il tutto gestito da mafia e camorra che hanno contatti con governi e organizzazioni criminali dei paesi dove esiste questo fenomeno. Come vedete fascismo e razzismo non sono ancora sconfitti. Diverso è permettere che criminali di qualsiasi colore abbiamo la pelle facciano il loro loro comodo in Italia. Riflettete ragazzi....usate il cervello
venerdì 16 febbraio 2018
L'IRRESISTIBILE FASCINO DEL TEMPO
Immaginiamo di svegliarci un giorno e di notare che le nuvole sono ferme nel cielo. Il Sole bloccato: non brilla più. Gli aerei fermi in volo. Niente più suoni. Eppure lo Spazio e la Materia sono lì. E' scomparso il tempo." Fermati o tempo, sei così bello." diceva Goethe. Ma se il tempo si ferma, è perduto.....Noi veniamo da un " tutto" cui è stato strappato " qualcosa". Quel " qualcosa" è il nostro Universo. Stiamo lentamente ritornando là dove siamo stati "strappati". Ecco perchè il Tempo va sempre avanti, mai indietro. Il Tempo è la prova che siamo una parte del " tutto". Quando ritorneremo a essere il " tutto", il Tempo cesserà di esistere.(Prof. Antonino Zichichi)
giovedì 15 febbraio 2018
MIGRAZIONI E RAZZISMO
Lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Livello di civiltà disastroso, regrediti alla cultura del dominio delle pulsioni istintive e del nemico.Nonostante il refrain contro i migranti sia sempre lo stesso: "Premesso che non sono razzista...", nelle società occidentali il razzismo sta uscendo allo scoperto e rischia di essere legittimato come una opinione. Secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli siamo in "una cornice di civiltà disastrosa", l'Italia e l'Occidente stanno "regredendo alle pulsioni istintive", al dominio della "cultura del nemico": "La superficialità porta l'identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso".
Dall’America all’Europa all’Italia sembra uscire allo scoperto, fomentato da politici e media irresponsabili e amplificato dai pareri espressi sui social media, un clima aperto di razzismo e xenofobia, come se l’espressione di odio razziale nei confronti dei migranti o delle minoranze, anche con linguaggi e gesti violenti, non sia più un tabù ma una legittima opinione. L’episodio di Fermo, con l’uccisione del nigeriano le cui dinamiche chiarirà la magistratura, ha avuto uno strascico di posizioni opposte sui social. Molti difendono apertamente l’aggressore, come se la violenza, verbale e poi fisica, dell’insulto razziale sia legittima. Mentre il refrain contro i migranti è sempre lo stesso: “Premesso che non sono razzista…”. Cosa ci sta succedendo? Lo abbiamo chiesto allo psichiatra Vittorino Andreoli, ma la premessa che anticipa tutta la riflessione è semplice e sconfortante: “Questa società non mi piace”.
Cosa sta succedendo alle nostre società occidentali?
Sono stati consumati, se non distrutti, alcuni principi, che erano alla base della nostra civiltà, che nasce in Grecia, a cui si aggiunge il cristianesimo. Non c’è più rispetto per l’altro, la morte è diventata banale, tanto che uccidere è una modalità per risolvere un problema. Non c’è più il senso del mistero e del limite dell’uomo. L’episodio di Fermo va inserito in una cornice di civiltà disastrosa. Non esiste più l’applicazione dei principi morali della società e c’è un affastellarsi di leggi, come se le leggi possano sostituire i principi. Oggi domina la cultura del nemico: la superficialità porta l’identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso. Questa è una regressione antropologica perché si va alle pulsioni. Tutto questo è favorito da partiti che sostengono l’odio, lo stesso agire sociale è fatto di nemici. Perfino nelle istituzioni religiose qualche volta si affaccia il nemico. In questo quadro tornano le questioni razziali.
Qualcuno dice: “non è razzismo, è superficialità”. Io ribatto: no è razzismo.
E’ considerare l’altro inferiore perché ha quelle caratteristiche, per cui bisogna combatterlo. Se uno è diverso da te è un nemico e va combattuto. Si arriva alla legge del taglione. Si torna a fare la guerra perché il diverso è un nemico che porta via soldi, posti di lavoro, eccetera. Così come c’è una gerarchia dei potenti c’è anche una gerarchia di razze. Perché sono presi di mira solo alcuni.
Il razzismo e i pregiudizi sono però universalmente presenti nel cuore dell’uomo, a prescindere dalle nazioni. I fatti di questi giorni negli Usa ne sono un esempio.
E’ sicuramente un istinto presente nella nostra biologia, nella nostra natura, ossia la lotta per la sopravvivenza di cui parlava Darwin, la lotta per la difesa del territorio. Ma tipico dell’uomo non è solo la biologia ma la cultura. E la cultura dovrebbe essere quella condizione in cui rispettiamo gli altri e riusciamo a frenare un istinto. Il problema è: come mai la cultura che caratterizza l’uomo e consiste nel controllo delle pulsioni non c’è più? Tutta una cultura che si era costruita fino a epigoni che erano quelli dell’amore, della fratellanza, è completamente recitata ma non vissuta.
Questo è un Paese, ma anche tutto l’Occidente, che sta regredendo alla pulsionalità, all’uomo pulsionale. Ciò che mi spaventa e mi addolora è che per raggiungere una cultura ci vuole tanto tempo e la si può perdere in una generazione.
Gli episodi che osserviamo sono silenziosamente sostenuti da tante persone. Non dicono niente ma li approvano. Bisogna impedire che ci sia chi soffia sul fuoco. Nessuno parla del valore della conoscenza utile nell’avvicinare altre storie, altre culture. Tutto viene mostrato come negativo: gli immigrati fanno perdere posti di lavoro, c’è violenza e criminalità. Il problema è che all’origine c’è sempre una esclusione. E’ terribile, stiamo diventando un popolo incivile.
Nei dibattiti pubblici, soprattutto sui social, c’è sempre un “noi” contro “loro”: i migranti, più deboli, diventano il capro espiatorio di tutti i mali.
Certo, questo è il principio darwiniano. L’evoluzione si lega alla lotta per l’esistenza: “mors tua, vita mea”. Bisogna eliminare il nemico, deve vincere la mia tribù che deve prendere il tuo territorio. E’ una regressione spaventosa. Poi c’è la crisi che ha sottolineato la paura, le incertezze. E la paura genera sempre violenza. Ci rendiamo conto che, in un Paese che non legge, un giornale ha regalato il Mein Kampf di Hitler? Perché non hanno regalato “La pace perpetua” di Kant?
Marketing, ricerca di consenso e voti, incoscienza: quali sono, secondo lei, le vere ragioni dietro a scelte così pericolose? Come fare per arginarle?
Non è follia, è stupidità. Bisogna prendere una posizione molto decisa: non è più possibile fare finta. Questa è una società falsa, che recita. Andiamo incontro a situazioni che saranno di nuovo drammatiche.Ci vuole più coraggio anche nella Chiesa. Il Papa lo ha avuto nel suo schierarsi dalla parte dei migranti, ma ci sono quelli che non sono d’accordo. Bisogna cominciare a dire che questa nazione deve cercare di far emergere uomini e donne saggi, intelligenti. Stiamo scegliendo i peggiori. C’è una ignoranza spaventosa. Bisogna poter parlare, spiegare, capirsi. Occorrono persone credibili per parlare ai giovani, ma la via è sempre quella della cultura. Fare promozione, educazione, dimostrare quanta positività c’è in chi viene odiato, per stimolare al rispetto nei loro confronti.
Con i giovani è più facile perché sono come pagine bianche di un libro da scrivere. Ma con adulti già formati come si fa? E’ una battaglia già persa in partenza?
No, perché l’espressione esplicita dei pregiudizi nasce dal sentirsi sostenuti. Se nascondono ancora il loro pensiero sono recuperabili. Il problema emerge quando ci si sente in tanti a pensarlo. Bisogna far scoprire cosa c’è nell’altro, cosa significa una società diversa.
Purtroppo oggi sui social non si nasconde più il proprio pensiero: lo schermo del computer protegge dal confronto diretto, le affermazioni diventano più violente e l’espressione dei pregiudizi, anche in maniera razionale, serve solo a rafforzare l’ego…
E’ vero. Questo è più grave, perché se uno stava zitto e si esprimeva a casa, agiva male solo in famiglia. Adesso diventa un’azione diffusa, trasformandosi in vera e propria propaganda.
martedì 12 settembre 2017
DA RIMINI A FIRENZE: LO STUPRO DIVENTA UNA BAGARRE POLITICA E MEDIATICA
Da Rimini a Firenze, casi di stupro e violenze sessuali contro donne e ragazze al centro di un agone mediatico e politico. La violenza sparisce come soggetto, si delineano tifoserie e distinguo, sui giornali si fa spettacolo pubblicando particolari morbosi mentre leader politici e istituzionali cavalcano l’onda con dichiarazioni fuori luogo.
Se per i 4 stupratori di Rimini le condanne sono nette e si agita la strumentalizzazione del “migrante violentatore” sui carabinieri si attivano prudenze o sospetti. Da Salvini al sindaco Nardella si contestualizza la presunta violenza nonostante le prese di posizioni nette del ministro della Difesa Pinotti e del generale dell’Arma Del Sette.
La criminologa: “donne stuprate due volte, anche da opinione pubblica”
Per capire cosa sta accadendo al Paese sul fronte della violenza di genere parla la criminologa e psicoterapeuta Rosaria Cataletto (a sinistra nella foto) che con il suo lavoro è in prima linea costante su questo fronte.
Caso Rimini, ora Firenze, fino a quelli che avvengono nel quotidiano in silenzio. Lo stupro sta diventando, però una tragica bandiera di lotta politica su chi lo commette: cosa ne pensa?
Lo stupro ha sempre avuto una connotazione politica, partendo da quelli di massa che a tutt’oggi ancora si verificano in tantissimi paesi, come predominanza della propria etnia, come possesso di territorio, come indice della supremazia maschile sulla donna. La connotazione politica, che sia su larga scala, o limitata al singolo caso, resta invariata. Infatti, questo viene percepito diversamente a secondo, della fede politica che ci sottende, e a secondo d chi è lo stupratore.
Il caso Rimini è emblematico. Vediamo una larga parte di sinistra che in modo più o meno velato cerca di contenere le aberranti azioni commesse quelle notte da tre ragazzi sventolando in maniera giusta, tra l’altro , che non è stato il colore della pelle il responsabile di quella azione. Dall’altra parte abbiamo una destra che ha visto in questo il segno divino per una lotta senza fine verso tutto ciò che non è bianco, non è nazionale.
Allo stesso modo, dopo qualche giorno, vi è lo stupro di due ragazze americane, fatto da due italiani e tra l’altro militari , le cui reazioni della stampa e quelle popolari hanno ribattuto lo stesso iter dello stupro di Rimini.
Una gran fetta di simpatizzanti della destra, che in maniera quasi spasmodica difendono l’onore nazionale della divisa prima e degli uomini dopo, e una sinistra che invece attacca su tutti i fronti, urlando le proprie ragioni. Sia nel primo caso che nel secondo caso è indubbio che della donna che ha subito lo stupro, non interessa nulla a nessuno, del dolore di questa, della sofferenza, dei danni che si porterà dentro per il resto della vita, non interessa ne a destra e a sinistra. Ognuno attraverso quello stupro, porta i colori del proprio simbolo politico, evidenziando ancora di più, che il fatto che oggi non esiste più una sinistra o una destra, è la teoria più inesatta che possa esserci.
Ma indipendentemente dalla destra o dalla sinistra, la donna che subisce uno stupro viene marchiata e purtroppo molto spesso, le critiche peggiori provengono proprio dalle donne. Proprio per questo motivo di ordine sociale e culturale, la vittima di violenza sessuale viene continuamente stuprata prima dall’aggressore e poi, senza pietà alcuna dalla pubblica opinione e dalla stampa.
Una grande polemica è nata sulla pubblicazione dei particolari della violenza sessuale di Rimini: la responsabilità etica dei giornali è proporzionale alla “domanda” maschile su questi aspetti morbosi?
Tutto è un grande spettacolo, tutto fa audience, i like sono la chiara rappresentazione della nostra importanza. I giornali propongono titoli e articoli che indicano uno stato di reale corrispondenza tra la richiesta e la domanda. La morbosità espressa dai quotidiani circa i particolari di una violenza, altro non è che l’indice di uno stato di malattia di una popolazione.
A questo si aggiunga che i social vengono utilizzati come platee dove per alzata di mano o di clik, si stabilisce ciò che è bene o male, provocando una sorta di influenza collettiva. Più è attivo questo fenomeno, più la stampa perde di vista la sua reale connaturazione rappresentata dalla semplice esposizione di fatti, cercando di presentare le notizie in maniera più o meno imparziale. In sintesi, scrivono fatti, secondo modalità che ai loro utenti più sono gradite.
In questa situazione, la violenza di genere sparisce dall’agenda politica se non in forma di contesa; qual è la sua analisi del nostro paese su questo fenomeno?
La violenza contro le donne è un fatto innegabile, dove spesso la famiglia, diventa il luogo ideale dove perpetrare queste condotte. Purtroppo, la visione di determinati comportamenti tende a radicalizzarsi, per cui, quasi sempre a livello generazionale, troviamo poi, gli stessi modelli. Sono questi aspetti culturali cosi interiorizzati dove le stelle leggi non riescono a portare modifiche significative. Inoltre non dimentichiamo che la stessa politica spesso si macchia di incuria verso il sesso femminile, una chiara conferma di ciò che è stato indicato e lo possiamo trovare nella legge sullo stalking.
Osservando le evoluzioni di questa negli ultimi anni, fino ad arrivare alle ultime modifiche, avute nel luglio di quest’anno, sembra essere ritornati indietro di decenni, dove l’offesa , l’umiliazione, la paura e la dignità della donna, assumono un valore economico. Gli eventi legati ai diversi stupri di questa lunga estate, ha senz’altro distratto sia la pubblica opinione, sia il legislatore. Tutti sono coinvolti tutti in show mediatici, a destra richiedono pene esemplari, a sinistra sventolano tutele per tutti. In realtà, viviamo in uno stato che non è in grado di tutelare nessuno.
Gli indicatori sociali del paese confermano ancora una posizione marginale della donna nel lavoro, nei ruoli dirigenti, o continua quella visione di madre velina: quali sono le condizioni culturali di questa condizione?
La condizione della donna nel nostro paese subisce ancora tanto gli influssi culturali, legati a millenni di storia, che l’hanno sempre relegata a posizioni marginali. Le donne che contestavano determinati ruoli, sempre, sono state allontanate dalla loro quotidianità. Nel medio evo venivano rinchiuse in conventi religiosi, poi con l’inquisizione arse vive, successivamente ospedalizzate, fino ad arrivare al fascismo, in cui ospedali psichiatrici o meglio i famosi “manicomi”, rappresentavano la naturale destinazione, per tutte quelle che rifiutavano ruoli affidati dallo stereotipo.
Nella nostra cultura ancora è molto forte il ruolo della donna madre, a cui affidare il ruolo dell’intera famiglia, dell’educazione dei figli e del sano funzionamento di quel sistema. Ci scandalizziamo per un meteorite che colpisce la madre mentre prepara la colazione, capirà quanto siamo ancora lontani da quel processo di parità professionale che invece dovrebbe essere garantito.
Purtroppo, negli ultimi anni anche da noi in Italia, si è affermato il mito della donna manager epur essendo privi di tutto il contesto culturale che sottende una tale metamorfosi. Chiaramente, mancando un valido e solido supporto culturale, ci ritroviamo donne che strafanno. Donne stanche, proiettate solo tra lavoro, responsabilità, figli, casa e l’immancabile marito, che ancora fa da supervisor.
Giuseppe Manzo
@nelpaeseit
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