"Le parole si sprecano e al tempo stesso non bastano, sembrano non servire. Gaza un campo di sterminio? Sì, certo. Come altro chiamare un posto assolutamente chiuso, sigillato, in cui non entra più nessun mezzo di sostentamento, in cui è stato distrutto tutto, in cui vengono bombardati i campi dei rifugiati e vengono bruciate vive le persone, adulti e bambini. I pazienti che arrivano spappolati negli ospedali sono prevalentemente bambini. Gaza una realtà post-apocalittica? Certo, come definire altrimenti un posto che è stato completamente raso al suolo: ci vivevano due milioni di persone. Adesso le case di quei due milioni di persone sono quasi tutte ridotte in macerie se non delle strutture svuotate di vita, bombardate, distrutte. È pochissimo quello che non è stato attaccato. Un inferno in terra? Certo che sì. Israele ha scritto una delle pagine più devastanti della storia moderna. Sono cambiate le regole della guerra. È ufficialmente iniziata l’era del mondo senza civili. Lo si è visto a Gaza e anche in Libano. Non è intervenuto nessuno. Da giurista non posso che utilizzare categorie giuridiche: è un genocidio. Genocidio è la distruzione di un gruppo in quanto tale. Per capire il genocidio bisogna semplicemente guardare al crimine, al crimine di distruzione che avvenga attraverso atti di uccisione, per condizioni di vita distruttive, inflizione di sofferenze fisiche e mentali, oppure prevenzione delle nascite. Questi sono già gli atti di genocidio commessi a Gaza, identificati da me come da altri: la Commissione d’inchiesta su Israele e Palestina delle Nazioni Unite, Amnesty International e altri. Questi crimini, quando sono diretti contro un gruppo in quanto tale, al fine di distruggerlo, ed è chiaro che si sta distruggendo il popolo palestinese, questo è un genocidio.(...)
Io penso che non viviamo più in un mondo
paragonabile a quello che si è risvegliato col finire della Seconda guerra
mondiale. Oggi i presupposti per avere dei processi come quello di Norimberga
non ci sono. C’è la Corte penale internazionale che dovrebbe svolgere proprio
questa funzione. E si vede cosa sta succedendo alla Cpi. Viene esautorata, per
interessi e doppi standard, dagli stessi Stati che l’hanno voluta. Io penso che
la Giustizia debba davvero rompere gli argini. La Giustizia fatta di tutte le
persone che ci credono, che vogliono un mondo equo, un mondo giusto e che
devono impegnarsi per realizzarlo. Non basta lamentarsi. (...) non devono
essere solo la Corte penale internazionale, che si occupa degli individui, o la
Corte di giustizia internazionale, che riguarda gli Stati, ad accertare le
responsabilità inerenti a crimini di guerra, contro l’umanità o ad atti
genocidari. Questo compito dovrebbe essere assolto anche da tribunali
nazionali, non solo per ciò che concerne gli israeliani coinvolti ma anche
persone con la doppia nazionalità. Quanti soldati, anche con nazionalità
italiana, hanno commesso crimini a Gaza, quanti coloni ci sono, in particolare
in Cisgiordania, che commettono crimini contro i palestinesi. I nostri stessi
governanti, che hanno autorizzato il trasferimento di armi. C’è un’azienda, la
Leonardo, che ha fornito armi a Israele. (...) Continuerò a fare quello che
sarò chiamata a fare, per il momento quello che mi chiede il Consiglio delle
Nazioni Unite per i diritti umani. E quello che mi viene chiesto, nonostante le
pressioni subite, è di denunciare, documentandolo, quello che accade in
Palestina. Comunque sia, continuerò ad essere testimone dello scempio che ho
visto e della caduta totale di tutto quello a cui avevo creduto. Perché avevo
creduto veramente in un ordine multilaterale volto a preservare pace e
sicurezza. So bene che è un sistema non ha beneficiato tutti nello stesso modo.
La maggioranza globale, questo è il modo in cui io chiamo il Sud globale, ne ha
beneficiato molto meno della minoranza globale, noi in Occidente. Ma questo
tradimento, questo colpo al cuore inferto dai Paesi occidentali non me lo sarei
mai aspettato. A Gaza è morta la moralità dell’Occidente. Dobbiamo farla
rinascere, stavolta però deve rinascere in forme e sedi migliori. (...)
È ormai risaputo che il termine
antisemitismo, un tempo volto a indicare quelle pratiche odiose di pregiudizio,
violenza, odio nei confronti degli ebrei in quanto tali, perché questo è
l’antisemitismo, oggi è un termine utilizzato per corrompere e combattere la
verità dei fatti e prevenire l’applicazione del Diritto. Israele e i suoi
alleati, tra cui tantissimi in Italia, utilizzano la parola antisemitismo come
uno scudo a difesa di Israele. Non si può criticare lo Stato d’Israele senza
finire vittima di accuse di antisemitismo. Questo argomento non solo è
vergognoso in questo momento in cui Israele ha ucciso oltre 50mila persone,
almeno 15mila bambini e ancora non si sa quante altre morti siano state causate
dall’assenza di ospedali, dalla mancanza di cibo e di case. La gente ha passato
a Gaza due inverni senza un tetto sopra la testa, e spesso bruciati vivi nelle
tende colpite dai missili israeliani. E in Cisgiordania, come ha fatto Israele
in pochi giorni a buttare giù le case di 40mila persone? Ho visto con i miei
occhi 24 palazzi fatti esplodere uno dopo l’altro. Questo avviene in
Cisgiordania dove c’è il Diritto internazionale, affermato dalla Corte di
giustizia internazionale, che dice che Israele non ci dovrebbe nemmeno essere,
che Israele dovrebbe ritirare le proprie truppe, smantellare le colonie, il
controllo delle risorse naturali, la terra, l’acqua. Israele dovrebbe fare una
sola cosa per proteggere se stesso, la sua sicurezza, quella dei suoi cittadini
e smetterla di essere una minaccia per il Medio Oriente e aldilà del Medio
Oriente: ritirarsi dal territorio palestinese occupato. Oggi l’accusa di
antisemitismo viene utilizzata per punire, per silenziare, chiunque si erga a
critico di Israele. È una operazione di una violenza e di una ipocrisia senza
precedenti. Fortunatamente ci sono tantissimi ebrei che si stanno rivoltando
contro i crimini commessi da Israele. In Italia agiscono tanti gruppi, come il
Laboratorio ebraico antirazzista (LEA) e altri ancora, che si battono contro
quello che Israele sta facendo a Gaza, che non hanno paura a definirlo un
genocidio. Questa è la postura più nobile che si possa prendere in questo
contesto. (...) Io sono ancora in contatto con i bambini, una sessantina, di
cui ho raccolto le storie, prima del 7 ottobre, riportate nel Rapporto
sull’infanzia, Unchilding noto in Italia come “Infanzia spezzata”, presentato
all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 ottobre 2023. A Gaza sono
ancora vivi tre dei bambini che avevo intervistato. Ho parlato con loro recentemente,
siamo in contatto attraverso organizzazioni per i diritti umani. Uno di loro si
chiama Lama. È una bambina fantastica che parlava con grande sicurezza, con
grande fierezza di sé, della propria vita, delle proprie ambizioni. Adesso vive
in un campo per rifugiati circondato da macerie. Aveva una bellissima casa, ora
non ha più niente. Piangeva l’altro giorno al telefono, mi ripeteva
singhiozzando, “mi scusi Mrs Francesca se le parlo in questo modo, però magari
domani non ci sarò più. Si ricorda tutte le cose che le avevo detto che mi
sarebbe piaciuto fare, i libri che mi sarebbe piaciuto leggere, gli studi, il
lavoro che sognavo, i viaggi che avrei voluto fare… Adesso desidero soltanto
restare viva e non vedere più gente della mia famiglia e i miei amichetti che
vengono ridotti a brandelli”. Questa è l’infanzia a Gaza, oggi. Di fronte a
questo scempio come si fa a stare zitti, a non indignarsi? Quanto a impunità
dell’occupante la situazione in Cisgiordania non è meno grave di quella di
Gaza. Questo è un punto fondamentale. Non si deve guardare a quel che avviene
in Cisgiordania come qualcosa di separato rispetto a ciò che avviene a Gaza.
Prima del 7 ottobre 2023, la situazione in Cisgiordania era gravissima. (...)
L’esercito e i coloni sono da anni impegnati da anni in una operazione di lenta
ma inesorabile pulizia etnica. Israele persegue l’annessione di quel poco di
territorio palestinese che è rimasto, cercando di sfollare quanto più possibile
la popolazione palestinese. (...) Purtroppo, in Italia ci sono tanti
incompetenti, gente che parla di Palestina e di Israele senza conoscerne la
storia, senza conoscerne le dinamiche. Basterebbe fermarsi ad ascoltare quanto
dicono oggi tanti israeliani. Sta emergendo un movimento contro la guerra,
contro il genocidio, contro l’occupazione, contro l’apartheid, che denuncia
quello che sta succedendo in Cisgiordania e a Gaza come un tutt’uno. Il
genocidio va visto dalla prospettiva delle vittime. C’è un assalto violento
contro i palestinesi in quanto tali. I mezzi sono gli stessi, varia
l’intensità, ma anche Jenin, Tulkarem, Nablus sono state colpite furiosamente
negli ultimi mesi. Nel sud la violenza dei coloni armati non ha fine e i
soldati li accompagnano, li proteggono. Israele vuole la terra di Palestina
senza i palestinesi. Questo è ciò che l’Italia, assieme ad altri Paesi
occidentali, sta aiutando Israele a fare. È una vergogna assoluta oltre a
costituire fattispecie perseguibili penalmente. Io sarò sempre al fianco di
quelli che lavorano per la giustizia, perché quelli che hanno partecipato e
sono corresponsabili di questa situazione vengano assicurati alla giustizia.
(...)
Bisogna fermare il genocidio. Dare corso a
quanto affermato dalla Corte di giustizia internazionale, che dice che
l’occupazione è illegale e quindi deve cessare. Israele deve smantellare gli
insediamenti, ritirare l’esercito, cessare di controllare le risorse naturali
nei territori palestinesi occupati. Quest’ultima cosa chiama in causa
direttamente l’Italia. (...) All’Eni che entra in partenariato con lo Stato di
Israele per l’esplorazione e il possibile sfruttamento delle riserve
petrolifere o di gas naturale off shore di Gaza.
Queste sono attività illecite che devono
essere giudicate dagli organi competenti. Va bene il riconoscimento dello Stato
di Palestina, se esso si accompagna agli obblighi che la Francia come l’Italia
e altri hanno, di non riconoscere le conseguenze di atti illegali come legali e
non avere partenariati o assecondare in alcun modo l’illegalità
dell’occupazione. Israele è l’occupazione. Israele è uno Stato che commette
crimini di guerra e contro l’umanità per i quali sono sotto mandati di arresto
internazionale emessi dalla Corte penale internazionale, l’attuale Primo
ministro e l’ex ministro della Difesa. Di fronte a questo scempio di legalità,
occorrerebbe quantomeno smettere di fare affari con Israele, quello che i Paesi
europei, inclusa l’Italia, continuano a fare.(...) Non avevo idea di quanto
profonda fosse la nostra corresponsabilità. Non mi riferisco solo agli
interessi economici, finanziari, all’industria militare, a quella tecnologica,
alle banche, ai fondi pensione, a volte anche alle Ong e alle Università. Se la
Palestina fosse una scena del crimine, avrebbe le impronte digitali di tutti
noi."
(tratto dall'intervista di Francesca
Albanese per "L'Unità di aprile 2025)

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