giovedรฌ 12 febbraio 2026

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Un recente post indignato e lucido di Sara Reginella, l’autrice del libro «Le guerre che ti vendono», non รจ solo una denuncia: รจ una radiografia perfetta di un meccanismo tossico che muove gran parte del giornalismo occidentale, il quale al momento del dunque non chiama le cose con il loro nome.

Non stiamo parlando di semplici "sfumature linguistiche", bensรฌ di un'operazione chirurgica e consapevole per anestetizzare la coscienza pubblica. Quando dico consapevole intendo proprio questo. รˆ consapevole perchรฉ le redazioni applicano sistematicamente due pesi e due misure. Sanno quando enfatizzare notizie fragili contro bersagli politici designati (cannoneggiandoli con titoli allusivi, esperti a gettone, narrazione persistente). E sanno quando sommergere notizie gravissime che minacciano รฉlite o alleati, usando eufemismi, spostando il focus su dettagli marginali e seppellendo il nucleo sotto altre notizie. Questa selettivitร  costante - mai invertita - non lascia nulla al caso, perchรฉ รจ il protocollo consapevole di un sistema mediatico che funziona come sistema immunitario del potere, attaccando le minacce esterne e proteggendo il proprio organismo.

Il processo รจ sempre lo stesso:

1. Rinominare l'orrore. Reginella elenca tutti i trucchi usati dai giornaloni in questi giorni. Un pedofilo sadico diventa un "finanziere". Una rete di sfruttamento sessuale di minori diventa "feste orgiastiche". Bambine rapite, abusate e torturate diventano "donne minorenni", un ossimoro che mistifica la violenza. Crimini contro l'umanitร  vengono derubricati a "bassezze" o "gossip dell'alta societร ". รˆ il primo passo: se l'orrore non ha un nome preciso, non puรฒ generare un'ondata di giusta indignazione.

2. Spostare il focus. Il sistema dei media, quando non puรฒ ignorare, devia. L'attenzione viene dirottata sul dettaglio irrilevante, sul gossip, sulla figura marginale. Ad esempio, l’unico richiamo di peso al caso Epstein oggi sul Corriere riguarda Robert Kennedy Jr. e una sua presunta gita con Epstein e un paleontologo a caccia di fossili, pur di lordare un nome e di non parlare dei clienti effettivi, dei protettori in alto loco, delle prove inconfutabili che collegano quella rete a primi ministri, a capi di stato, a servizi segreti (come quelli di Tel Aviv, per i quali Epstein effettivamente operava) su ben altre gite.

3. Creare il capro espiatorio inverosimile. Mentre si minimizzano le prove dirette e schiaccianti, si lanciano nel dibattito pubblico congetture senza fondamento, come l'assurda ipotesi di un "comando russo" della rete di Epstein. E se non credi ai complottisti mainstream, sei un complottista.

4. Seppellire la prova. Il silenzio piรน assordante รจ quello che circonda i milioni di file ancora inaccessibili, quelli che – secondo le indagini piรน serie – contengono non solo i nomi, ma le prove di omicidi, torture efferate e violenze aberranti che vanno ben oltre lo "sfruttamento sessuale". Perchรฉ quei file non vengono desecretati? Perchรฉ mostrerebbero, senza piรน mediazioni, il volto mostruoso di un'รฉlite criminale e il suo potere di rimanere impunita.

L'obiettivo finale รจ esattamente quello descritto da Reginella: mazonianamente lo potremmo chiamare “sopire e troncare”. Sopire la rabbia giusta, troncare ogni filone d'indagine scomodo. Normalizzare passo dopo passo l'inaccettabile, finchรฉ la massa, bombardata da eufemismi e notizie derubricate, non percepirร  piรน la differenza tra un "finanziere" e un mostro, tra una "festa" e un crimine organizzato, tra eccezione e sistema.

Ribellarsi a questo non รจ solo un dovere morale, รจ un atto di sopravvivenza civile. Significa rifiutare il linguaggio ingannatore, pretendere i nomi, urlare la veritร : Epstein era un pedofilo al servizio di un sistema di potere. Le sue vittime erano bambine e adolescenti. I suoi complici erano e sono tra le "รฉlite" globali. L'impunitร  di cui godono รจ la misura della nostra sottomissione.

Sta a noi non dimenticare e non abbassare la guardia. La veritร , per quanto sepolta, rimane l'unica arma che abbiamo.

PINO CABRAS



 

 

 

 

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