Dopo quattro giorni di intense negoziazioni è stato raggiunto
l’accordo riguardante la progressiva eliminazione dei gas HFC grazie
agli emendamenti dell’articolo 5 e articolo 2 del Protocollo di
Montreal. Si tratta di una rivoluzione ambientale di portata storica che
obbliga ad una radicale rivoluzione della produzione mondiale di
frigoriferi, sistemi di raffreddamento industriale e apparecchiature di
aria condizionata. Tra il 2019 e il 2028 saranno vietate in
tutto il mondo la produzione di questi specifici elettrodomestici che
utilizzano i gas responsabili della drastica diminuzione dell’ossigeno e
dell’aumento dell’effetto serra. Le industrie del settore saranno obbligate a trovare nuove tecnologie compatibili con l’ambiente.
L’eliminazione di antiquate e dannose tecnologie produttive sarà graduale. I paesi sviluppati dovranno rispettare la scadenza del 2019 – 2020. Russia, India, Sud Africa, Pakistan, Cina, Iran, i Paesi latinoamericani ed est europei dovranno rispettare la scadenza del 2026 mentre i Paesi in Via di Sviluppo avranno tempo fino al 2028. L’accordo eviterà l’emissione nella atmosfera di 70 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti alla chiusura di 750 impianti energetici a carbone. Per i negoziatori africani, ruandesi in prima fila, l’ostacolo più duro da superare sono state le reticenze della Cina. La ferma determinazione dei diplomatici africani ha superato ogni ostacolo riportando pazientemente alla ragione il Partito Comunista Cinese.
“Il meeting di Kigali è riuscito a raggiungere un accordo storico, disatteso nei precedenti meeting di Parigi e Montreal. Questa è la chiara dimostrazione che l’Africa è il Continente più all’avanguardia nella lotta contro la distruzione del Pianeta e nella salvaguardia di ogni specie vivente. L’impegno di tutte le Nazioni a rispettare la Natura è il migliore regalo che sia stato mai offerto all’umanità.” afferma orgoglioso Vincent Biruta, Ministro delle Risorse Naturali del Rwanda e residente del Ventottesimo Meeting dei firmatari del Protocollo di Monteral (MOP28).
“L’accordo raggiunto a Kigali è di portata storica. Questo è stato il giorno dove tutti i potenti del Pianeta si sono resi finalmente responsabili dinnanzi alle future generazioni. È stato veramente eccitante ed entusiasta lavorare al fianco della diplomazia africana osservando la sua determinazione a raggiungere l’accordo. Un successo del tutto inaspettato”, afferma l’Amministratrice della Agenzia Americana di Protezione Ambientale Gina McCarthy.
L’Unione Africana, grazie al sostegno del governo ruandese, è riuscita a far accettare alle potenze mondiali l’impegno finanziario vincolante di aiuti verso le Nazioni povere che dovranno eliminare la produzione e il commercio dei prodotti dannosi. Al momento gli impegni firmati ammontano a 80 milioni di dollari. I diplomatici africani sono sicuri che questa somma sia solo una modesta parte degli impegni finanziari che i Potenti dovranno assumere in solidarietà verso le Nazioni più sfortunate. Il successo del MOP28 di Kigali risiede nella applicazione pratica del concetto di ‘pericolo comune’ tipico della cultura di tutte le società africane. Un concetto che obbliga ogni membro della comunità a dimenticare le divergenze e conflittualità interne per far fronte unico ad un pericolo esterno comune, in questo caso rappresentato da un distorto concetto di sviluppo industriale originato dalla distruttrice ideologia capitalistica del liberalismo assoluto.
Critici internazionali affermano che i risultati del MOP28 rimangono di entità modesta in quanto al meeting di Kigali non è stata toccata la causa prima del cambiamento climatico: l’utilizzo dei combustibili fossili. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha lanciato un allarme sull’aumento dei gas CO2 nell’atmosfera. Nel 2015 si è registrato un considerevole aumento dell’anidride carbonica, principale responsabile del riscaldamento climatico. I livelli di concentrazione nell’atmosfera hanno oltrepassato la soglia tollerabile: 400 ppm (particelle per milione). L’eliminazione progressiva del CO2 negli elettrodomestici e apparecchiature di raffreddamento è giudicata troppo dilatata. Occorrono politiche rivoluzionarie ed immediate.
L’eliminazione di antiquate e dannose tecnologie produttive sarà graduale. I paesi sviluppati dovranno rispettare la scadenza del 2019 – 2020. Russia, India, Sud Africa, Pakistan, Cina, Iran, i Paesi latinoamericani ed est europei dovranno rispettare la scadenza del 2026 mentre i Paesi in Via di Sviluppo avranno tempo fino al 2028. L’accordo eviterà l’emissione nella atmosfera di 70 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti alla chiusura di 750 impianti energetici a carbone. Per i negoziatori africani, ruandesi in prima fila, l’ostacolo più duro da superare sono state le reticenze della Cina. La ferma determinazione dei diplomatici africani ha superato ogni ostacolo riportando pazientemente alla ragione il Partito Comunista Cinese.
“Il meeting di Kigali è riuscito a raggiungere un accordo storico, disatteso nei precedenti meeting di Parigi e Montreal. Questa è la chiara dimostrazione che l’Africa è il Continente più all’avanguardia nella lotta contro la distruzione del Pianeta e nella salvaguardia di ogni specie vivente. L’impegno di tutte le Nazioni a rispettare la Natura è il migliore regalo che sia stato mai offerto all’umanità.” afferma orgoglioso Vincent Biruta, Ministro delle Risorse Naturali del Rwanda e residente del Ventottesimo Meeting dei firmatari del Protocollo di Monteral (MOP28).
“L’accordo raggiunto a Kigali è di portata storica. Questo è stato il giorno dove tutti i potenti del Pianeta si sono resi finalmente responsabili dinnanzi alle future generazioni. È stato veramente eccitante ed entusiasta lavorare al fianco della diplomazia africana osservando la sua determinazione a raggiungere l’accordo. Un successo del tutto inaspettato”, afferma l’Amministratrice della Agenzia Americana di Protezione Ambientale Gina McCarthy.
L’Unione Africana, grazie al sostegno del governo ruandese, è riuscita a far accettare alle potenze mondiali l’impegno finanziario vincolante di aiuti verso le Nazioni povere che dovranno eliminare la produzione e il commercio dei prodotti dannosi. Al momento gli impegni firmati ammontano a 80 milioni di dollari. I diplomatici africani sono sicuri che questa somma sia solo una modesta parte degli impegni finanziari che i Potenti dovranno assumere in solidarietà verso le Nazioni più sfortunate. Il successo del MOP28 di Kigali risiede nella applicazione pratica del concetto di ‘pericolo comune’ tipico della cultura di tutte le società africane. Un concetto che obbliga ogni membro della comunità a dimenticare le divergenze e conflittualità interne per far fronte unico ad un pericolo esterno comune, in questo caso rappresentato da un distorto concetto di sviluppo industriale originato dalla distruttrice ideologia capitalistica del liberalismo assoluto.
Critici internazionali affermano che i risultati del MOP28 rimangono di entità modesta in quanto al meeting di Kigali non è stata toccata la causa prima del cambiamento climatico: l’utilizzo dei combustibili fossili. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha lanciato un allarme sull’aumento dei gas CO2 nell’atmosfera. Nel 2015 si è registrato un considerevole aumento dell’anidride carbonica, principale responsabile del riscaldamento climatico. I livelli di concentrazione nell’atmosfera hanno oltrepassato la soglia tollerabile: 400 ppm (particelle per milione). L’eliminazione progressiva del CO2 negli elettrodomestici e apparecchiature di raffreddamento è giudicata troppo dilatata. Occorrono politiche rivoluzionarie ed immediate.


