mercoledì 23 ottobre 2024

Da leggere e meditare

 

Dopo due generazioni cresciute sotto la narrazione della famiglia del Mulino Bianco, oggi abbiamo la famiglia ENEL. Lui e lei che si sorridono tutto il tempo pure per buttare l’immondizia, ragazzi in andatura armonica tra la tavola e la scrivania dei compiti, non si vede un solo cellulare in giro e nemmeno una console dei giochi. Mentre lei cucina, lui non se ne sta a mangiucchiare con la scusa che non ha fame e deve tornare al lavoro mentre il suo cellulare continua a ronzare dlin dlon dlin dlon (leggerà tutto non appena sarà solo), lei cucina senza fare nulla di precotto e riscaldato e non usa una mano sola mentre con l’altra continua a chattare e guardare gli ultimi reel. La televisione non è accesa e non c’è musica a palla dalla cameretta.

Volevate che non ci fossero animali? Puliti come Gabriele quando arcangelo annunciò a Maria, scodonzolanti e slinguanti, ma senza appoggiarsi al tavolo e senza abbaiare come cerberi all’odore delle polpette, ovviamente fatte in casa e a mano, mica comprate incellofanate al discount.

Il macchinone è lucido, l’interno pare una boutique di YSL. Non è visibile una sola ciabatta consunta.

Quando ero ragazzo, nelle agenzie di pubblicità e comunicazione vigeva l’imperativo intercettare il sogno, giusta la definizione di “prodotto integrato”. Un prodotto pubblicizzato è dato dal prodotto come tu lo vorresti, con in più il prodotto che non hai nemmeno il coraggio di sognare. Poi arrivò la famiglia del mulino è il “prodotto” diventò integrato dall’ambiente circostante. Un biscotto è un biscotto, io ti offro il sogno di un biscotto alla portata dei tuoi denti, con in più il prodotto dell’ambiente in cui lo mangerai. Solo che quello non è alla portata dei denti ma dei sogni.

Ne vogliamo fare una questione di giusto o sbagliato?

Io non sarei tanto da rasoio di Occam, in questo caso. Avrebbe senso essere così netti e dire sì oppure no?

Provate a immaginarvi la realtà.

…ok, non la “vostra” realtà o peggio ancora la “ex realtà”, che magari potrebbe essere eccessivamente doloroso. Ma presumo lo conosciate qualcuno che non abita la casa costruita ad arte dall’Enel.

…ecco appunto. Tutti!

Obiettivamente, ma che ce ne verrebbe a mettere un pacco di biscotti o il nuovo contatore gas, in uno spot ambientato a casa qualunque?

Diciamo pure che se proprio teniamo all’onestà intellettuale, allora dovremmo avere un schermo bianco, un pacco di biscotti o la nuova bolletta, con lo slogan “compratelo”.

Che è il modo migliore di non comprare proprio niente.

Ecco perché ci sono gli spot delle case che non esistono. Perché se dovessimo impegnarci a costruirne una per davvero, con amore figli cani gatti e una tartaruga, state sicuri che non staremmo abbuffandoci di biscotti del cazzo e nemmeno inseguendo la tariffa della luce che tanto aumenta lo stesso, sempre e per chiunque.

Buongiorno

Luca Scarano

sabato 19 ottobre 2024

E poi venne Nietzsche

 

E così secondo i "filosofi oggettvi", che vanno da Socrate, Aristotele e Kant, ma, soprattutto, secondo i loro seguaci più infervorati e intrisi come una spugna di dogmatismo gnoseologico, non esisterebbero verità molteplici, ma che dico: poligenetiche! Dunque ogni verità è la sola, sempre quella e immutabile, immobile: la sua unica mobilità è quella di poter esser interpretata, ma mai creata ex novo. I filosofi non farebbero altro che manipolare l'uguale materia teoretica all'infinito, e su questa fondare l'uguale "pietra miliare" della filosofia? Se si assume come dato di fatto questo sunto gnoseologico, i filosofi non sarebbero null'altro che dei prigionieri di un dogma (Platone docet a latere: caverna etc etc) che interpretano, interpretano fingendo di mutare la materia teorica in materia empirica ma, tuttavia, ingannano se stessi e la materia che manipolano, in quanto mutarla vorrebbe dire lasciarla libera nel flusso del panta rei, del divenire - non sia mai! E che, la filosofia sarebbe null'altro che l'autoconservazione di sè e della sua eterna verità? E qual è questa verità? Ha un nome, una sembianza, un riverbero onirico, una maschera per mostrarsi e poi dileguarsi in un postumo "nulla" da interpretare ancora?

E io, imperterrito e tracotante, sono ancora quì a difendere a spada tratta la verità dai dogmatici d'ogni sorta, dagli stolti annientatori della filosofia del divenire! E diciamo con Ponzio Pilato ancora una volta e una volta di più e in eterno: "Cos'è verità?" Io posso rispondere dicendo cosa non è: non è un dogma! Mutarla in dogma vuol dire mutarla in una molteplice menzogna, uccidendo la sapienza che l'ha partorita: la filosofia. E poi la filosofia non è mai stata, non è e non sarà mai uguale a se stessa, altrimenti sarebbe già morta tra le dita e in punta di lingua di Talete. Ma da Talete in poi è stato il trionfo degli archè-tipi e tipici della filosofia e nessun principio teoretico è riuscito mai a diventare un monolite, un monumento alla memoria della filosofia, semmai alla memoria della verità. Nemmeno quei monolitici conservatori della verità oggettviva sono riusciti a fossilizzare la filosofia e, non appena un sedimento di dogmatismo cominciava a depositarsi sulla verità, lo discrostavano via, perché? Perché erano troppo vanitosi per accontentarsi del substrato ontologico acquisito, troppo ambiziosi per non creare loro stessi una "verità" ex novo... Ma, ahimè, non riuscirono a creare un Nulla da colmare col Tutto, un Essere, insomma, a-metafisico e proiettato nella follia del caos diveniente!... Poi venne Nietzsche, ed è cambiato tutto!

Nietzsche mi ha insegnato una lezione di vita fondamentale: "l’amor fati", l’amore per il proprio destino.

Ad un certo punto della sua vita, Nietzsche ha concepito questa idea potente: qualunque sia il tuo destino, qualunque cosa accada, devi dire a te stesso, “Questo è ciò di cui ho bisogno.” Anche se tutto sembra andare a rotoli, affronta ogni situazione come se fosse un’opportunità, una sfida da accogliere con amore e non con scoraggiamento.

Portando amore in quei momenti difficili, scoprirai che la forza di affrontarli è già dentro di te. Ogni disastro che superi diventa un miglioramento del tuo carattere, della tua statura e della tua vita. Che privilegio incredibile!

Ripensando al tuo passato, ti renderai conto che quei momenti che sembravano grandi fallimenti, seguiti da caos, sono stati in realtà quelli che hanno plasmato la tua vita attuale. E capirai che è davvero così: nulla può accaderti che non abbia un risvolto positivo.

Anche quando tutto sembra una crisi negativa, in realtà non lo è. La crisi ti costringe a reagire, e in quel momento di necessità, la tua forza interiore emerge.

  Giovanni Provvidenti

Janusz Korczak

 

Adulto è colui che ha preso in carico il bambino che è stato, ne è diventato il padre e la madre.

Adulto è colui che ha curato le ferite della propria infanzia, riaprendole per vedere se ci sono cancrene in atto, guardandole in faccia, non nascondendo il bambino ferito che è stato, ma rispettandolo profondamente riconoscendone la verità dei sentimenti passati, che se non ascoltati diventano presenti, futuri, eterni.

Adulto è colui che smette di cercare i propri genitori ovunque, e ciò che loro non hanno saputo o potuto dare.

È qualcuno che non cerca compiacimento, rapporti privilegiati, amore incondizionato, senso per la propria esistenza nel partner, nei figli, nei colleghi, negli amici.

Adulto è colui che non crea transfert costanti, vivendo in un perpetuo e doloroso gioco di ruolo in cui cerca di portare dentro gli altri, a volte trascinandoli per i capelli.

Adulto è chi si assume le proprie responsabilità, ma non quelle come timbrare il cartellino, pagare le bollette o rifare le lavatrici. Ma le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, delle proprie paure e delle proprie fragilità.

Responsabile è chi prende la propria vita in carico, senza più attribuire colpe alla crisi, al governo ladro, al sindaco che scalda la poltrona, alla società malata, ai piccioni che portano le malattie e all’insegnante delle elementari che era frustrata.

Sembrano adulti, ma non lo sono affatto.

Chi da bambino è stato umiliato, chi ha pensato di non esser stato amato abbastanza, chi ha vissuto l’abbandono e ne rivive costantemente la paura, chi ha incontrato la rabbia e la violenza, chi si è sentito eccessivamente responsabilizzato, chi ha urlato senza voce, chi la voce ce l’aveva ma non c’era nessuno con orecchie per sentire, chi ha atteso invano mani, chi ha temuto le mani: per tutti questi “chi”, se non c’è stato un momento di profonda rielaborazione, se non si è avuto ancora il coraggio di accettare il dolore vissuto, se non si è pronti per dire addio a quel bambino, allora “l’adultità” è un’illusione.

Io ho paura di questi bambini feriti travestiti da adulti, perché se un bambino ferito urla e scalcia, un adulto che nega le proprie emozioni è pronto a fare qualsiasi cosa.

Un bambino ferito travestito da adulto è una bomba ad orologeria.

Ciò che separa il bambino dall’adulto, è la consapevolezza.

Ciò che separa l’illusione dalla consapevolezza è la capacità di sostenere l’onda d’urto della deflagrazione del dolore accumulato.

Ciò che rimane dopo che il dolore è uscito è amore, empatia, accettazione e leggerezza.

Non si giunge alla felicità attraverso la menzogna.

Non si può fingere di non aver vissuto la propria infanzia.

Non si può essere adulti se nessuno ha visto il bambino che siamo stati, noi per primi.

Adulto è colui che ha preso in carico il bambino che è stato e ne è diventato il padre e la madre.

Janusz Korczak

 

mercoledì 16 ottobre 2024

Come si affronta il dolore?"

 

"Con le mani. Se lo fai con la mente il dolore invece di ammorbidirsi, s'indurisce ancora di più."

"Con le mani?"

"Sì. Le nostre mani sono le antenne della nostra anima.

Se le fai muovere cucendo, cucinando, dipingendo, suonando o sprofondandole nella terra invii segnali di cura alla parte più profonda di te.

E la tua anima si rasserena perché le stai dando attenzione.

Così non ha più bisogno di inviarti dolore per farsi notare."

"Davvero le mani sono così importanti?"

"Si.... Pensa ai neonati: loro iniziano a conoscere il mondo grazie al tocco delle loro manine.

Se guardi le mani dei vecchi ti parlano della loro vita più di qualsiasi altra parte del corpo.

Tutto ciò che è fatto a mano si dice che è fatto con il cuore.

Perché è davvero così: mani e cuore sono connessi.

I massaggiatori lo sanno bene: quando toccano il corpo di un'altra persona con le loro mani creano una connessione profonda.

E' proprio da questa connessione che arriva la guarigione...

Pensa agli innamorati: quando le loro mani si sfiorano fanno l'amore nel modo più sublime."

"Muovile, inizia a creare con loro, e tutto dentro di te si muoverà.

Il dolore non passerà ma si trasformerà nel più bel capolavoro.

E non farà più male. Perché sarai riuscita a ricamarne l'essenza."

E. Bernabè

 

 

sabato 12 ottobre 2024

I SUMERI

 La civiltà sumera, una delle più antiche conosciute nella storia umana, ha dato un contributo significativo alla cultura, alla governance e alla tecnologia. Le loro innovazioni nel tempo hanno gettato le basi per il nostro moderno sistema di ore e minuti. La complessità delle loro credenze religiose, in particolare il pantheon degli dei noti come Anunnaki, riflette i loro tentativi di comprendere il mondo intorno a loro e le forze che governano le loro vite. Gli Anunnaki, visti come potenti divinità che hanno influenzato il destino umano, hanno avuto un ruolo centrale nella mitologia sumera. Erano spesso raffigurati come dotati di una struttura gerarchica, con dei responsabili di vari aspetti della vita, tra cui agricoltura, guerra e fertilità. I miti che circondano gli Anunnaki, inclusi i temi del giudizio e della creazione, rivelano molto sui valori sumeri e sulle norme sociali. Mentre molti considerano queste storie puramente mitologiche, alcuni teorici e ricercatori hanno proposto interpretazioni alternative, suggerendo che queste narrazioni potrebbero contenere noci di verità sulle interazioni antiche o sulla conoscenza avanzata. Questo ha portato a discussioni interessanti sulle possibili implicazioni storiche o extraterrestri dietro le leggende Anunnaki. Indipendentemente da queste interpretazioni, l'eredità dei Sumeri continua a influenzare la nostra comprensione della civiltà precoce, contribuendo a settori come la scrittura, la legge e lo sviluppo urbano. Le loro conquiste evidenziano la complessità del pensiero umano e della società molto prima dell'avvento della modernità



 

lunedì 7 ottobre 2024

UN POST PER LA CONOSCENZA DELLA POESIA

 


Prefazione

C'è un momento della giornata, la notte, in cui l'anima si libera dei lacci della quotidianità e vola: ricerca emozioni smarrite , le rielabora alla luce della sua vera identità. Riaffiorano i ricordi e fanno da onde alla realtà del presente. Tutto è silenzio, tutto assume una valenza irripetibile: l'amore, il dolore, la rabbia, la speranza, la malinconia; navigano nella coscienza infinita dell'essere e assumono una dimensione amplificata dalla catarsi dello spirito, come semi impollinati dal vento, germogliano ad una nuova vita. Il tempo si ferma, il cuore è solo con se stesso, unito al mondo e a tutto l'universo. (Valdo Immovili)

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Un panta rei chiamato "al di là del bene e del male".


"Al di là del bene e del male"... Sorge un orizzonte sconfinato dove l'animo umano si libera dai vincoli terreni delle convenzioni morali. Quì, nel cuore pulsante dell'apollineo e del dionisiaco, non esistono più i confini rigidi che la nostra fragile ragione ha eretto per dare ordine al caos del mondo. Si accede a questa dimensione non con la logica fredda, ma con l'intuizione profonda, quella scintilla divina che risiede nel "cuore dell'anima" di ogni essere vivente. È un luogo dove non vige nè la luce del giorno nè l'oscurità della notte, ma un crepuscolo eterno in cui le distinzioni si dissolvono, e ogni cosa assume il suo vero significato.

In questo spazio dell'oltre, non vi è giusto nè ingiusto, non vi è premio nè condanna. Ogni azione, ogni pensiero, ogni anelito che sgorga dall'essenza più autentica si mostra nella sua nudità, privo di giudizio, come un respiro eraclitèo che danza con il vento dell'eternità. Quì, i dualismi si sciolgono come neve al sole, e l'individuo si ritrova a essere parte di un grande tutto, un'armonia misteriosa che accoglie il mondo intero.

Al di là del bene e del male si eleva il pensiero puro, libero dagli attacchi del rimorso o della vanità della gloria. È una discesa nell'abisso e un'ascesa alle vette divine, entrambe necessarie, entrambe sacre, perché solo nel riconoscere il volto oscuro della nostra anima possiamo abbracciare pienamente la sua luce. Non si tratta di negare la morale, ma di trascenderla, di vedere al di là delle sue catene per scorgere una verità più grande, una verità che non conosce confini né definizioni. In questo regno impalpabile, l'uomo diviene artefice del proprio destino, non più schiavo di dogmi o di leggi imposte dall'esterno. Sì, diviene un creatore, una divinità nascosta nel manto della propria fragilità, chiamata a forgiare nuovi mondi, nuovi sensi, nuove vie per l'esistenza. Ogni passo che si compie in questo viaggio è un atto di coraggio supremo, un salto nel vuoto in cui non esiste nè certezza nè sicurezza, ma solo la fede nell'ignoto e nell'immensità del possibile.

E così, nel silenzio che precede ogni nuovo inizio, l'anima si espande e si dissolve nel tutto, accogliendo il mistero profondo della vita e della morte, del giorno e della notte, dell'amore e della perdita. È quì, al di là del bene e del male, che l'essenza dell'essere si manifesta nella sua forma più pura, lontana dalle limitazioni umane, vicina alle incognite del panta rei.

Giovanni Provvidenti