venerdì 16 novembre 2012

Il pensiero degli "ultimi" sulla vanità dei politici italiani

Chi secondo voi può governare uno Stato e garantire la salvaguardia del territorio in cui viviamo e del bene comune? Chi può esercitare il potere, per l’uomo e non per una azienda, per il popolo e non per il potere della nazione? Chi può dare parola agli ultimi, a tutte quelle persone che si sentono oppresse dallo Stato e dalla sua logica di profitto? Bersani? Casini? Berlusconi? Fini? Rutelli? Bossi? Centro-dest
ra o centro-sinistra? Secondo voi quali qualità dovrebbero avere i nostri politici e gerarchi per governare? Arroganza, disprezzo per il popolo, indifferenza e ignoranza?

Una qualsiasi persona che lavora all'interno delle istituzioni, dalla carica più bassa a quella più alta, dovrebbe garantire diritti a noi cittadini e dovrebbero sapere di essere dei semplici dipendenti. Per farlo, ovviamente devono essere, prima di tutto, anch’essi cittadini e quindi privi di privilegi. I legislatori dovrebbero dare l’esempio di educazione e di entusiasmo, di lealtà, sincerità e voglia di fare. Dovrebbero avere l’obiettivo di far crescere il paese (non loro stessi) e distribuire le risorse disponibili equamente. Dovrebbero avere quel pizzico di umanità per rinunciare a loro stessi e fare qualcosa di più per la gente che ha scelto il suo candidato tramite l'esercizio del voto. Devono sentire il peso del voto come un macigno. Essendo in democrazia, i cittadini dovrebbero fare la parte attiva per far rispettare i diritti e i doveri. Invece, il cittadino preferisce lavarsene le mani, delegare la sua libertà ad altri. Ma questa è un’altra storia.

Non c’è dubbio che il governante deve essere il più intelligente e il più leale e i cittadini si dovrebbero affidare a chi ha capacità e cuore nello stesso tempo. Coloro che riescono a tracciare un sistema sano, che capiscono gli interessi comuni, che danno esempio sono i nostri gerarchi? Loro si sforzano così tanto per creare una democrazia degna di essere chiamata tale?

Dall’intelligenza e dalla virtù vorrei partire. La mia domanda è se si possono conciliare entrambe in un soggetto che ha il compito di governare un paese. Siamo tutti d’accordo che umanità, dedizione e intelligenza devono essere una componente fondamentale per garantire alla popolazione diritti e sicurezza (per tutti e non per pochi privilegiati). Tutti sappiamo che non è così, almeno per il nostro Paese. Spesso nel mondo odierno fatto di frenesia, forza capitale e libero mercato si vede che chi non ha quella capacità necessaria per “ingannare” l’altro, non riesce ad andare avanti. Il più furbo riesce sempre, l’umile e il più trasparente è fottuto.

La popolazione crede di essere libera e intelligente con un pezzo di carta, chiamata laurea. In molti, oggi sono preparati e istruiti. Più di ieri. Però qualche anno fa c’era la partecipazione, anche dei più umili e ignoranti. Anche i più umili, erano a conoscenza che esisteva un mondo che gli girava intorno e combattevano per i diritti di tutti. Oggi, in molti c’è poca intelligenza perché, anche tra coloro che hanno il pezzo di carta, il mondo gira solo attorno a loro stessi. Usano la loro istruzione per distruggere gli altri. Questa non è intelligenza. In altri, c’è tanta umanità ma poca intelligenza, conoscenza e curiosità . Questa grande umanità, viene schiacciata dall’intelligenza avida, dalla prepotenza dei ricchi e dall’ignoranza di chi ha un pezzo di carta e non sa cosa farci o la "usa" per se stesso. La persona definita intelligente che va a ricoprire le cariche istituzionali, fa di tutto per ingannare la gente. Ho sempre avuto più paura di un ignorante istruito che di un ignorante umile e analfabeta.

Ma si potrà trovare in futuro una persona tanto intelligente quanto virtuosa e umana? Bakunin (1814-1876), nel sul libro “la libertà degli eguali” diceva che i governanti “… se fossero intelligenti ma mancassero di virtù utilizzerebbero il bene pubblico per i propri interessi privati, e se fossero virtuosi ma mancassero di intelligenza la loro buona fede non sarebbe sufficiente a preservare l’interesse pubblico dai loro errori”. Per il filosofo se ci fosse solo intelligenza in un governante, la utilizzerebbe solamente per se stesso. Invece, se a governare andrebbe una persona virtuosa e umile, ci metterebbe il cuore, lavorerebbe giorno e notte, ma ovviamente non basterebbe. Ci vuole anche sapere, anni di studi e approfondimenti per essere in grado di governare. (Capito signorina Minetti!?!)

Quindi, dovremmo avere secondo Bakunin, gente con virtù e intelligenza, per il filosofo “questa condizione non può essere facilmente esaudita”. Siamo tutti a conoscenza che in Italia governano persone insignificanti e mediocri. Le persone che ci guidano sono, oltre che meschine, bugiarde, indifferenti, sono anche ignoranti. Quei pochi intelligenti che sono in parlamento badano ai loro interessi e ai malaffari, seguono le lobby e le direttive dei loro partiti.

La mia domanda è: come si fa a stabilire che una persona sia intelligente o no? Come si fa a stabilire se è una persona di cuore e umana? Quali sono i parametri per stabilirlo? Tutti siamo d’accordo che l’ex Ministra Gelmini era una capra. Poteva essere di bella presenza, fine, pacata, ma sempre capra era. Dinanzi a lei ci sono tante persone più competenti e intelligenti in grado di avere il Ministero dell’Istruzione.

Lei, è entrata in parlamento senza il nostro beneplacito, con una legge elettorale che ha spinto al governo una massa di persone corrotte e ignoranti messe dai partiti e non dal popolo. Messe lì per lavorare per il partito e basta. Infatti, oggi non sentite mai dire un politico “Per li popolo si è fatto questo…”, ma rivendicano sempre prima la posizione del partito “Noi abbiamo fatto…”, “il nostro partito è …” come se i partiti ci stessero facendo un favore. Enrico Berlinguer molto tempo fa aveva denunciato questa situazione. “I partiti hanno occupato tutte le istituzioni - diceva il segretario del PCI – a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv, alcuni grandi giornali. E il risultato è drammatico. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica”.

Se torniamo a dare la parola agli elettori cosa succederebbe? Ci sarebbero persone virtuose e intelligenti a governare? Qualcuno in più sicuramente ma la corruzione, i clientelismi, le lobby e i cittadini indifferenti porterebbero al governo persone di cui ne possiamo fare a meno. Insomma, ci sarebbero sempre gli stessi nelle istituzioni.

Ovviamente la colpa di tale deficienza è anche nostra. Tutti noi cresciamo in questa società ma se non impariamo a seminare e raccogliere in prima persona i valori scritti nella nostra Costituzione, a cambiare noi stessi e titare fuori le palle, tutto diventa come è oggi: statico e corrotto. Allora, se iniziassimo a mettere in gioco noi stessi e il nostro carattere si può cambiare davvero. Io non ho mai creduto alle persone che dicono: “io sono fatto così” oppure “purtroppo è così..” Bisogna iniziare a pretendere che le persone più “intelligenti e capaci” di noi ci diano quella spinta che noi vogliamo. Bisogna imparare e pretendere che non sono i nostri parenti le persone più brave. Davanti a me ci sono tantissime persone che spiccano in intelligenza. Ecco, io voglio quelle, non voglio capre. Io voglio che chi mi governi mi garantisca i diritti fondamentali e che sappia trovare le soluzioni e lasci a me la libertà.

Poiché la maggior parte della popolazione è occupata nel lavoro quotidianamente, bombardata dai mass media e dalla televisione, non ha tempo libero o non è stata abituata a pensare agli affari del paese. E’ talmente stordita da altre stronzate che non sa autogovernarsi e accetta di essere uno schiavo del sistema. La maggior parte delle persone crede che sia una cosa accettabile lavorare per ben otto ore in una catena di montaggio, per me è una follia.E' una barbarie. Si meravigliano se ci scappa il morto. Il popolo oltre a lavorare, ha diritto di partecipare attivamente alla vita politica del Paese. Ha diritto ad avere il tempo libero per questo.

Un altro aspetto fondamentale per cambiare sono le nuove generazioni. Non sto dicendo una novità. Tutti guardano alle nuove generazioni con speranza. Anche l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con la sua rete di informazione, ha puntato sulle nuove generazioni per plasmare un intero paese. Non immagino minimamente di plasmare le persone e di seguire la linea del vecchio di Arcore o di De Benedetti. Però puntare sui giovani e sulle nuove generazioni si deve. Come? Regalando loro la libertà. La loro formazione e la loro educazione è fondamentale. Bisogna insegnare non solo a fare 1+1 a scuola, e ciò che è giusto o sbagliato. Sin da bambini bisogna imparare a costruire un proprio pensiero personale e una propria libertà. Bisogna farlo senza intrometterci più di tanto nei loro pensieri. Non devono continuamente fare i nostri errori. Il loro pensierò dovrà essere libero di accogliere tutti i tratti culturali che trovano per la loro strada e di non spaventarsi della “diversità”. Bisogna educare i giovani a dare e non chiedere nulla in cambio. Le generazioni passate ormai hanno fallito. Mettetevi una mano sulla coscienza ed educate i vostri figli in modo diverso. Il grande Gaber diceva: “Non insegnate ai bambini non insegnate la vostra morale è così stanca e malata, potrebbe far male (…) non indicate per lorouna via conosciuta ma se proprio volete, insegnate soltanto la magia della vita (…)Non insegnate ai bambini non divulgate illusioni sociali non gli riempite il futuro di vecchi ideali l'unica cosa sicura è tenerli lontano dalla nostra cultura”. Solo così potranno aprirsi al mondo e abbandonare questa partre d' Italia chiusa, corrotta e malata.

Oggi non c’è speranza. Qualsiasi persona che sale al potere si fa corrompere dal tentazioni, ambizioni, rivalità, gelosie, contro le quali né intelligenza né virtù possono prevalere… ma se questa popolazione prende coscienza di se, e se si porta in una sorta di “via di rivoluzionamento” o come cavolo la volete chiamarla voi, inizia a capire che esiste un mondo migliore e si rendono protagonisti veri del cambiamento, qualcosa davvero potrebbe succedere. Abbiamo un potere impressionante tra le mani. Iniziando a capire che tutti possono pretendere un’Italia migliore, in un attimo si può rendere illegittima una persona senza virtù e intellgienza. Si può mandare a quel paese un gerarca che non adempie ai suoi doveri, non che gli sono stati conferiti, ma che NOI gli abbiamo conferito. Dunque, è la gente che lascia stare che accetta questo dipo di mafia. Sono gli italiani che non sono in grado di reagire per pigrizia o perchè non sono in grado di farlo.

Secondo la legge il popolo è sovrano, ma non lo è stato mai nei fatti. Anche se si vuol credere alla democrazia fatta da persone che sono da venti anni sedute a riscaldare le poltrone del parlamento, non è ammissibile che la maggioranza di essi siano indagati e condannati. Poiché anch'essi sono cittadini come noi e dovrebbero essere uguali a noi, non dovrebbero avere tutti quei privilegi che hanno. Anzi, lo dovrebbero capire spontaneamente. Noi, comuni cittadini facciamo politica gratuitamente. Io vi sto parlando senza pretendere nulla in cambio. Dal basso ognuno fa militanza politica gratuitamente. Ed è dal basso che sono nati i veri cambiamenti, non dalle loro poltrone. Non dico che anche loro dovrebbero farlo gratuitamente, ma almeno dovrebbero lavorare per la gente e non per le loro tasche. Ognuno di noi si reca sul posto di lavoro con il proprio automezzo. Non vedo perché dei dipendenti pubblici, quali sono i nostri parlamentari, dovrebbero avere le cosiddette “auto blu” con l’autista incorporato. Non si devono ridurre, si devono eliminare. Almeno che non si tratti di Ministri o affari importanti. Se uno di noi, piccolo comune mortale, fa ritardo sul posto di lavoro per colpa del traffico, viene cazziato, se gli dice bene. Loro, durante le votazioni ( anche importanti) accumulano ritardi su ritardi, nonostante l’auto blu che li aspetta sotto casa. Lo fanno solo per vanità, non c’è altra spiegazione.

Una persona intelligente e moralemnte umana non dovrebbe richiedere i privilegi. Dovrebbe dare l’esempio. Un parlamentare dovrebbe sentire il peso del voto e della responsabilità. Invece, pretendono anche il voto. Se loro non riconoscono i diritti del popolo sovrano, perché io dovrei riconoscere loro come governanti o guide intellettuali e morali?

In poche parole, per le elezioni o estrazioni a sorte, perché un ULTIMO dovrebbe andare a votare? Che senso ha votare se le facce sono sempre le stesse? Che senso ha dare loro legittimazione ancora un'altra volta? Che senso ha votare sempre il meno peggio? Che senso ha votare una coalizione e poi, una volta incassato il voto, si comportano diversamente da come ti avevano giurato? Che senso ha votare sempre le stesse facce da cazzo che non hanno mai pensato ai diritti degli ultimi?

"La libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero." Diceva Sandro Pertini. Un uomo disoccupato, sfrattato, disorientato, licenziato, cassintegrato, ridotto in povertà, può chiamare equa una manovra? Per un uomo da mille euro al mese 50 euro valgono tanto, per uno che guadagna molto di più, 5mila euro non sono nulla. Riuscirebbe lo stesso a farsi vacanze ultralussuose. Per gli “ultimi” che senso ha votare?

Madre terra Fratello clandestino

lunedì 12 novembre 2012

IL MURO



Il muro

Ieri mi è capitato di andare sulla pagina del ministro Giulio Terzi ed ho trovato un post in cui si ricordava l’evento della caduta del muro di Berlino. Ho lasciato un mio commento e sono uscita augurandogli buona domenica.
Nella mente, però, un cassetto della memoria si è aperto su un altro evento importante capitato anni fa nella mia classe. Quell’anno insegnavo in una quarta della scuola primaria e la mattina il Dirigente scolastico mi aveva annunciato che durante la giornata sarebbe arrivata una collega tedesca che stava facendo delle ricerche sui metodi di studio nelle scuole italiane. Quel giorno ricorreva l’anniversario della caduta del muro di Berlino e decisi che avrei fatto una lezione su quell’argomento. Non mi preoccupai delle modalità da mettere in atto, anche perché il mio mestiere lo conoscevo molto bene, e decisi che avrei fatto un brain storming proprio sulla parola "muro".
Non vi voglio raccontare come si conduce un brain storming e quali strumenti sono attivati, vi dico solo che la lezione fu condotta tutta in inglese (la collega non conosceva l’Italiano) e i ragazzi accettarono di buon grado le difficoltà che avrebbero trovato, amavano le sfide, li faceva sentire grandi e forti. Erano  allenati al metodo e quando alla lavagna scrissi : What are the meanings of the word wall? In turn, you come to write your thoughts .Don’t worry about what you’ll write. Are accepted all opinions.
In classe si fece immediatamente un grande silenzio, quando i ragazzi pensano, non vanno disturbati. Sapevano che non potevano ripetere uno stesso pensiero, invece, potevano scrivere vicino “condivido”. Nel giro di mezz’ora riuscirono ad accordarsi e cominciarono a riflettere sui significati emersi cercandone un’applicazione  riferita a se stessi, sinceramente mi stupirono, perché della parola erano stati capaci di cogliere diversi punti di vista, ve ne riporto solo alcuni:
-         il muro di una casa (protezione, calore, sicurezza, famiglia)
-         il muro come confine tra due stati (rispetto dell’identità nazionale e culturale)
-         il muro che divide due persone (intolleranza, egoismo, sopraffazione, pensiero rigido, inflessibilità, chiusura).
Furono questi i significati che li guidarono poi nello studio storico di quel muro, ma la sopresa più grande per la collega fu, quando qualcuno affermò che in classe anche loro ripetevano gli stessi errori degli adulti, soprattutto nella mancanza di comprensione verso i più deboli, verso cui spesso e volentieri alzavano un muro difficile da abbattere specie quando ci si sente superiore e questa superiorità la fai sentire.
Questo bel ricordo se lo confronto con la realtà di oggi ho la certezza che l’unico significato rimasto, è quello della divisione e non credo di esagerare, anche se tutti parlano di unione. Nel momento in cui lo affermano, si comportano agendo diversamente, rifiutandosi di accettare sia il punto di vista degli altri, sia il rispetto per la libertà degli altri e imponendo solo la propria visione della realtà.
Ahimè, che peccato che questi adulti sono gli stessi che rovineranno quegli splendidi ragazzi di allora!  Chissà, forse qualche volta le cose belle restano per sempre, soprattutto se hanno donato modelli di una vita insieme dove si stava bene tutti.

giovedì 8 novembre 2012

- lavoratori + F35. Il Senato approva!

- lavoratori + F35.
Il Senato approva!
L'ammiraglio Di Paola ringrazia i senatori con ironia: "Mi auguro che nella prossima legislatura scriviate un bel Libro Bianco sulla Difesa. Ne avete parlato tante volte ma non l'avete mai fatto."

Oggi su famigliacristiana.it
di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Meno lavoratori, più F35: il Senato approva. Martedì il Senato ha autorizzato i generali a tagliare i posti di lavoro per comprare i tanto discussi aerei. In un'aula particolarmente rumorosa e disinteressata, 252 senatori contro 12 hanno approvato una legge che affida al prossimo governo il potere di riorganizzare le forze armate.

Intervenendo nel dibattito, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, ha ribadito che si tratta di una semplice "revisione in senso riduttivo" e non di un nuovo modello di difesa. Infatti, nonostante tutto quello che sta succedendo nel mondo, questa "riforma" è stata fatta proprio con l'obiettivo che nulla cambi. I vertici militari di questo nostro paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e siccome sono costosissime e non ci sono più soldi tagliano il personale.

Così, invece di approfittare della crisi finanziaria per fare una vera riforma motivata da una coerente analisi geopolitica e dalla definizione del ruolo dell'Italia, il Senato ha preferito cedere. Così per altri 12 anni continueremo a buttare un sacco di soldi (in totale più di 230 miliardi di euro) per tenere in piedi un apparato militare un po' più piccolo ma ugualmente anacronistico. Il paese non ce la fa più, milioni di persone e di famiglie non ce la fanno più, si tagliano i servizi alla persona e agli enti locali che li devono fornire ma i soldi per comprare armi e per soddisfare le ambizioni dei nostri generali non mancheranno.

Non stiamo parlando di armi qualsiasi. Parliamo degli F35, parliamo di armi da guerra ad alta intensità che nulla hanno a che fare con l'articolo 11 della nostra Costituzione e men che meno con le missioni di pace a cui potremmo partecipare nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Ma chi l'ha detto che l'Italia ha davvero bisogno di quelle armi! Chi e quando ha stabilito che ci dobbiamo organizzare per andare a fare la guerra in giro per il mondo? E visto che gli italiani sono sempre meno propensi a farsi coinvolgere in altre guerre, che senso ha buttare tutti questi soldi in armi? E ancora: perché si sono definiti precisi obiettivi di riduzione del personale militare e civile e non si è definita la revisione di nessuno dei 71 programmi di armamento avviati da dieci anni a questa parte? (...)

L'articolo prosegue su:


Flavio Lotti, Coordinatore Nazionale della Tavola della pace

Perugia, 8 novembre 2012

domenica 28 ottobre 2012

E' FINITA LA DEMOCRAZIA ????


   QUANTO PUBBLICATO E' ACCADUTO VERAMENTE SU FB PER UN COMMENTO

                                             ASCOLTATE E CONDIVIDETE..GRAZIE

lunedì 22 ottobre 2012

FISCALITA'...COME?

                             La fiscalità locale e nazionale

9.1 Fiscalità diretta ed indiretta

La politica fiscale costituisce la più potente ed efficace arma in mano ai governi per dirigere l’economia di un paese, oltre ad essere il mezzo con cui reperire le risorse economiche per coprire la spesa pubblica. A grandi linee le imposte si suddividono in imposte dirette, sul reddito individuale o d’impresa, e indirette, sul consumo delle merci e sui servizi (IVA, ecc).

Una caratteristica delle imposte è che in genere sono ASPECIFICHE : io pago l’imposta sul reddito delle persone fisiche e non so come verranno spesi i soldi che ho versato.
La mia sensazione è che i miei soldi vengano poi spesi male e per un’infinità di cose che non mi interessano, ma non ho alcun mezzo di valutazione oggettivo.
In qualche caso l’imposta è specifica : pago una tassa per la TV di stato (il cosiddetto canone RAI) e so esattamente cosa ricevo in cambio dei soldi che spendo.
Questa consapevolezza non è mai servita a migliorare il servizio RAI TV , perché come cittadino contribuente non ho potere reale sul controllo di questa spesa, ma almeno so dove vanno i miei soldi.
Questo criterio va esteso ad altre forme di imposizione fiscale. Molti anni fa si pagava una imposta personale per il servizio sanitario nazionale, ben distinta dall’imposta generale sul reddito. Oggi no. Oggi non so cosa mi costa la sanità pubblica per il servizio che mi offre. Questo concetto va esteso il più possibile, organizzando l’imposizione fiscale su base locale e su base nazionale per tipo di servizio reso.
Ad esempio, per le imposte da reddito personale o di impresa :
- imposta regionale sui servizi viabilistici (strade e illuminazione pubblica)
- imposta regionale sulla distribuzione delle acque
- imposta regionale sulla sicurezza locale (forze locali di polizia)
- imposta regionale sui servizi sanitari (ospedali pubblici, ecc.)
- imposta regionale sui servizi diversi (costi amministrativi, ecc)
- imposta statale per le forze armate e per quelle di sicurezza nazionale (carabinieri)
- imposta statale per i servizi viabilistici di interesse nazionale (strade principali, ecc)
- imposta statale per i servizi amministrativi dello Stato
- imposta statale per i servizi di sicurezza civile (protezione civile, pompieri, ecc)

Qualcuno potrebbe obiettare : siamo matti ? Troppe voci di imposta, spaventosi costi amministrativi, ecc.) . Neanche per idea. Si tratta soltanto di stabilire a priori delle quote percentuali fisse, da rimodulare ogni anno se necessario, e poi di allocare quelle percentuali di gettito ai singoli servizi, non un soldo di più e non uno di meno. Se la percentuale allocata per la viabilità non basta, si aumenta l’imposta, oppure si campa con quello che c’è a disposizione.

Oggi i governi fanno girare i soldi da una parte all’altra a loro discrezione ed ogni servizio non ha mai la certezza delle sue entrate, che deve negoziare col ministro di turno. Facciamo chiarezza, stabiliamo a priori, d’accordo con il popolo, le quote di fiscalità da spendere per ogni servizio. Forse alla gente interessano più ospedali e meno carri armati, tanto per fare un esempio. Per quanto attiene alla fiscalità indiretta (IVA ed altre imposte) si tratta di una fiscalità successiva alla imposizione sui redditi.

Guadagno 100, mi tolgono 30 con le imposte e mi resta 70. Quando spendo quei 70, 12 sono di IVA e 58 sono il prezzo vero di quello che compro. Quindi ho guadagnato 100 ed ho pagato 42 in tasse, come minimo.
Vale solo parzialmente per le imprese, che compensano IVA acquisti ed IVA vendite, per cui versano IVA sul solo valore aggiunto.

Modulando il rapporto tra imposte dirette ed indirette posso indirizzare la spesa. Facciamo qualche ipotesi estrema, per chiarire :
- IVA = 0 ; solo imposte sul reddito, ad aliquota progressiva, come è oggi.
Vengono penalizzati i redditi più elevati, che pagano forti tasse, e favoriti quelli più
bassi, che risparmiano il 20% (IVA=0) sugli acquisti.
- IVA = 40% o più. Imposta sul reddito a zero. Vengono penalizzati i redditi bassi,
che trovano tutte le merci più care, mentre viene incentivata la produzione di reddito
che è esentasse, scoraggiando in genere i consumi, che sono a costi proibitivi.
Si incentivano il risparmio monetario e gli investimenti produttivi.

Queste due situazioni estreme fanno capire come, modulando i due parametri impositivi in funzione delle situazioni ed in maniera articolata, sia possibile indirizzare redditi e consumi nell’interesse nazionale. Chi ha detto che l’IVA debba essere la medesima per un TV color interamente fabbricato in oriente ed una bottiglia di vino prodotto in Italia ? Magari al paese conviene spendere meno in telefonini e TV color e di più in altre produzioni locali. A qualche importatore e distributore non farà comodo MA CHI SE NE FREGA !

9.2 Fiscalità stratificata

La stratificazione della fiscalità è quel meccanismo in base al quale prima pago le tasse sul reddito, poi pago le tasse anche su quello che mi resta ogni volta che spendo i miei soldi, che si tratti di beni di consumo (IVA, accise su carburanti) o altro (casa). Allo Stato conviene, perché incassa soldi sempre, ovunque e comunque, ma il contribuente si sente vessato. L’ideale sarebbe poter avere un’unica forma di contribuzione fiscale e poi basta, ma forse questo non è praticabile, però operiamo almeno delle distinzioni :

La casa di normale abitazione non deve essere tassata in alcun modo e debbono sparire tutti i costi che in qualche modo incidono sulla mobilità del mercato.
Oggi se vendo una casa che vale 100 e ne voglio comperare un’altra che vale 100, debbo spendere di più, con un 4% di IVA ridotta + spese notarili (in % del valore) + spese di intermediazione immobiliare. L’IVA sulla casa di abitazione va azzerata e le spese notarili di registrazione vanno ridotte ad una modesta cifra fissa, indipendentemente dal valore dell’immobile; mi dispiace per la lobby dei notai !

Come per le aziende, va stabilito un principio di deducibilità fiscale di alcune voci di spesa in modo da evitare o ridurre la tassazione stratificata ; in particolare :
Spese di carburante per autotrazione ; se il comune di lavoro non coincide con il comune di residenza, debbono essere detraibili almeno le spese del carburante dell’autovettura, come per le auto aziendali, nella misura del 50%, perché l’uso dell’auto costituisce uno strumento per la produzione di reddito.

Spese per ristrutturazione della casa di abitazione principale: debbono essere esenti da IVA e detraibili dal reddito almeno nella misura del 50%; la manutenzione degli immobili è di interesse privato ma anche pubblico; inoltre lo scarico fiscale costituisce conflitto di interessi con le imprese (rilascio di fatture) e scoraggia l’evasione fiscale.

Spese di arredamento della casa di abitazione principale : debbono essere esenti da IVA e detraibili dal reddito almeno nella misura del 25%; lo scarico fiscale costituisce conflitto di interessi con le imprese (rilascio di fatture) e scoraggia l’evasione fiscale.

Debbono essere inoltre esenti da IVA tutti i generi alimentari di prima necessità quali frutta e verdura fresche, pasta, cereali, riso, carni, pesce mentre altri generi alimentari possono essere assoggettati ad IVA (vini con prezzo superiore a 3 €/bottiglia, altri alcoolici, dolciumi, ecc). Va abolita l’IVA sui medicinali se prescritti dal S.S.N, anche perché la Regione li paga e lo Stato incassa IVA sulle spese della Regione.

9.3 Fiscalità indirizzata

La fiscalità deve costituire lo strumento essenziale per dirigere lo sviluppo del paese.
Non contributi a fondo perduto, ma defiscalizzazione laddove è necessario.
Premesso che tutti debbono pagare imposte sul reddito delle persone fisiche, per quanto attiene alle imprese il reddito lordo può essere impiegato per distribuire reddito a persone fisiche (dividendi) oppure può restare come reddito d’impresa non distribuito, su cui grava comunque la fiscalità.

Questa fiscalità spesso ostacola la crescita delle imprese o le spinge a forme di evasione. Va invece incentivato il reinvestimento del reddito d’impresa nell’impresa stessa defiscalizzando le quote di reddito destinate a investimenti anche se effettuati nell’anno fiscale successivo a quello in cui è stato prodotto il reddito (a fronte progetto di investimento).

La fiscalità deve inoltre tenere conto del fatto che per molte imprese non tutti gli anni sono uguali : a volte si produce reddito, a volte perdite. Lo Stato incassa la sua quota di reddito con le imposte ma non si fa carico di una quota delle perdite. L’imponibile fiscale deve quindi essere calcolato su una media progressiva articolata su più anni, in modo che l’utile di un anno compensi le perdite di un altro. L’equità fiscale favorisce l’onestà fiscale ed attrae nuovi investitori.

Si possono inoltre applicare trattamenti fiscali di favore a :
attività di produzione di beni ad alto contenuto tecnologico
attività di produzione di beni con elevata quota di vendita in esportazione
attività di produzione di beni o servizi con elevato rapporto tra mano d’opera impiegata e fatturato prodotto.
attività di produzione di servizi svolte a favore di anziani, disabili, bambini (asili nido), ecc.
attività di produzione di beni o servizi svolte in aree ad arretrato grado di sviluppo

Non bisogna inoltre aver paura di ricostruire alcuni ostacoli alla libera importazione delle merci utilizzando strumenti di ordine fiscale o normativo.

L’appartenenza alla comunità economica europea è un ostacolo in questa direzione ma non dimentichiamo che i nostri amici europei hanno creato ostacoli protezionistici per decenni, anche senza bisogno di dogane, grazie a normative locali che di fatto escludevano o rendevano problematico l’impiego di prodotti di importazione.
In ogni caso la produzione nazionale va tutelata nei confronti delle opportunità di delocalizzazione produttiva in paesi più convenienti sotto il profilo dei costi di produzione.
Non si tratta di favorire imprese nazionali vecchie, non aggiornate e intrinsecamente non competitive, ma di permettere lo svolgersi di una concorrenza ad armi pari.(Franco Puglia )

Per altri chiarimenti con l'autore puoi rivolgerti http://www.facebook.com/groups/366212640119390/

 

domenica 14 ottobre 2012

I nostro Marò detenuti in India

mercoledì 3 ottobre 2012

LA STUPIDITA'




  Le persone intelligenti tendono sempre, inesorabilmente, a sottovalutare i rischi connessi alla stupidità,  senza rendersi conto, che  la stupidità sarebbe  ancora più pericolosa della crudeltà che può essere prevista e affrontata.
Forse allo scopo di esorcizzarne il timore, da sempre si tende a rappresentare la stupidità in chiave comica. Sono stupidi molti protagonisti di commedie di successo, alcune figure della letteratura, sono stupidi i carabinieri protagonisti di molte barzellette, e lo sono molto spesso gli asini delle favole, da quello di Buridano al ciuco in cui si trasforma Pinocchio quando smette di studiare per poter solo gozzovigliare.
 “La stupidità ha un suo fascino, ed è persino riposante” scriveva lo scrittore e umorista Ennio Flaiano.”Le persone e i libri più sciocchi sono quelli che più ci ammaliano, che più ci tentano e che ci tolgono ogni difesa”.
Ma attenzione: ridere della stupidità potrebbe renderla “simpatica” e quindi portare a sottovalutarla ulteriormente. Se infatti nella finzione lo stupido è perfettamente riconoscibile come tale, ben diversa è la situazione nella realtà.
La stupidità, anzitutto, è inconsapevole e recidiva. Il pericolo della stupidità deriva anche dal fatto che lo stupido non sa di essere stupido. Ciò contribuisce a dare maggiore forza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido infatti non riconosce i propri limiti, resta fossilizzato nelle proprie convinzioni, non sa cambiare. Nell’ambito clinico la stupidità è la malattia peggiore, perché è inguaribile. Lo stupido è portato a ripetere sempre gli stessi comportamenti perché non è in grado di capire il danno che fa e quindi non può  autocorreggersi.
La stupidità è anche contagiosa. Questo spiega anche come interi popoli possono essere facilmente condizionati a perseguire obiettivi folli. Un fenomeno ben noto in psicologia. Il contagio emotivo proprio del gruppo diminuisce le capacità critiche, crea corto-circuiti cognitivi. Si verifica la cosiddetta “polarizzazione della presa di decisione”, si sceglie la soluzione più semplice, che spesso è anche la meno intelligente.
Oltre alla collettività, c’è un altro fattore che sembra amplificare la stupidità: il trovarsi in una posizione di comando. “Si paga caro l’acquisto del potere: il potere rende stupidi” scriveva il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Perché? Le persone al potere sono spesso indotte a pensare che proprio perché sono al potere sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell’umanità. Inoltre sono circondate da cortigiani, seguaci e profittatori che rinforzano continuamente questa illusione. Così chi è al governo arriva a compiere le più grosse sciocchezze in mezzo all’accondiscendenza generale: come nella favola dell’imperatore che, convinto di indossare abiti bellissimi, sfilava invece tra i suoi sudditi completamente nudo. Una favola che non esaspera poi tanto quello che accade nella realtà. Spesso nella quotidianità accade anche a chi si crede migliore degli altri.
Ma… e se lo stupido fossi io?
A questo punto urge una riflessione. Poiché una caratteristica degli stupidi è non sapere di esserlo, se pensiamo di non esserlo, non possiamo in realtà escludere che lo siamo, almeno qualche volta o almeno sotto qualche aspetto.  Ma quello di pensare che solo gli altri siano stupidi è un circolo vizioso altrettanto stupido. Si può infatti arrivare a convincersi che tutto sia stupido, e che al dominio della stupidità ci si debba adeguare. Ma in questo modo si finisce per essere, o sembrare, stupido. Invece in ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di quello che pensiamo . E che probabilmente ha anche una sua funzione evolutiva: serve infatti a farci compiere atti avventati, che in molti casi possono essere più utili che il non fare nulla. La stupidità, insomma, ci permette di sbagliare, e nell’esperienza dell’errore c’è sempre un progresso della conoscenza. Nell’elogio della pazzia, Erasmo da Rotterdam sostiene addirittura che senza certe stupidaggini non saremmo neppure venuti al mondo. La stupidità, in quanto atteggiamento irrazionale, consente all’uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. Il punto chiave, quindi, è riconoscere i propri errori e correggersi. E’ invece pericoloso non sbagliare o illudersi di essere infallibili, dire -ho sbagliato- non è solo onesto: è un modo intelligente per ridurre il potere della stupidità. Il più stupido degli stupidi è chi crede di non sbagliare mai.(Angela)