La domanda che mi porto dentro da ieri
sera è una sola: quante prove servono ancora perché il mondo smetta di fingere
di non vedere?
La storia ci insegna che gli orrori più
grandi non iniziano quando qualcuno decide di perseguitare un popolo. Iniziano
quando gli altri decidono di guardare altrove.
Ieri sera ho partecipato alla proiezione
di “Gaza: Doctors Under Attack” con un senso di impotenza, rabbia e soprattutto
dolore.
Ma anche con una certezza: questo
documentario dovrebbe essere visto da tutti.
Ringrazio Medici
di Strada, il Binario
della Solidarieta' - Caritas per aver organizzato questa serata. Non è
stata una proiezione qualsiasi. È stata un’occasione per comprendere fino in
fondo, riflettere e confrontarsi su una delle più grandi tragedie umanitarie
del nostro tempo.
Per sessantadue minuti scorrono immagini,
testimonianze, documenti e ricostruzioni che raccontano la progressiva
distruzione del sistema sanitario di Gaza.
Non solo ospedali bombardati.
Ma medici arrestati, sanitari torturati,
ambulanze colpite, personale sanitario umiliato e ucciso.
Il documentario ricostruisce questi fatti
attraverso testimonianze dirette, documentazione forense e perfino le parole di
militari israeliani che hanno assistito o partecipato alle operazioni. C’è chi
racconta un sistema nel quale, quando si tratta dei gazawi, tutto diventa
consentito: arresti, torture, violenze, senza nemmeno il bisogno di
nasconderle.
Il punto più inquietante è proprio questo.
Secondo l’inchiesta, la distruzione della
sanità palestinese non sarebbe un semplice effetto della guerra, ma una
strategia militare finalizzata a rendere impossibile la sopravvivenza della
popolazione civile. Una tesi che il documentario sostiene attraverso
testimonianze, documenti e analisi, richiamando anche le gravi violazioni del
diritto internazionale umanitario e delle Convenzioni di Ginevra denunciate da
numerose organizzazioni internazionali.
Se si colpiscono gli ospedali, si colpisce
la vita.
Se si arrestano e si torturano i medici,
si impedisce di curare.
Se si eliminano i giornalisti e gli
operatori umanitari, si impedisce al mondo di sapere.
E quando, contemporaneamente, si nega
l’accesso all’acqua, al cibo e ai medicinali, è impossibile non comprendere
quale sia il disegno complessivo che si sta realizzando.
In questi mesi abbiamo ascoltato anche
dichiarazioni pubbliche di ministri e rappresentanti del governo israeliano che
parlano apertamente dello svuotamento di Gaza e dell’allontanamento della
popolazione palestinese. Per questo, ciò che emerge dal documentario non può
essere liquidato con superficialità.
La storia ci ha già insegnato cosa accade
quando il mondo sceglie di non vedere.
Quando si normalizza l’orrore.
Quando si pensa che riguardi sempre
qualcun altro.
Per questo considero gravissimo il
silenzio — o la sostanziale inerzia — di gran parte dei governi occidentali,
compreso il nostro. Difendere il diritto internazionale non può valere solo
quando è politicamente conveniente.
Non chiedo a tutti di condividere le mie
idee. Chiedo però a tutti di avere il coraggio di conoscere. Perché solo chi
conosce può scegliere consapevolmente da che parte stare.
L’indifferenza non è mai neutrale. Nella
storia è stata quasi sempre l’alleata degli oppressori e il più grande
tradimento delle vittime.
In rete ci sono testimonianze, documenti,
immagini, inchieste. Cercatele. Guardate. Leggete. Anche quando è difficile.
Anche quando fa male. Perché la verità non smette di esistere solo perché
scegliamo di non guardarla. Cit.

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