domenica 12 luglio 2026

Gaza: Doctors Under Attack

 

La domanda che mi porto dentro da ieri sera è una sola: quante prove servono ancora perché il mondo smetta di fingere di non vedere?

La storia ci insegna che gli orrori più grandi non iniziano quando qualcuno decide di perseguitare un popolo. Iniziano quando gli altri decidono di guardare altrove.

Ieri sera ho partecipato alla proiezione di “Gaza: Doctors Under Attack” con un senso di impotenza, rabbia e soprattutto dolore.

Ma anche con una certezza: questo documentario dovrebbe essere visto da tutti.

Ringrazio Medici di Strada, il Binario della Solidarieta' - Caritas per aver organizzato questa serata. Non è stata una proiezione qualsiasi. È stata un’occasione per comprendere fino in fondo, riflettere e confrontarsi su una delle più grandi tragedie umanitarie del nostro tempo.

Per sessantadue minuti scorrono immagini, testimonianze, documenti e ricostruzioni che raccontano la progressiva distruzione del sistema sanitario di Gaza.

Non solo ospedali bombardati.

Ma medici arrestati, sanitari torturati, ambulanze colpite, personale sanitario umiliato e ucciso.

Il documentario ricostruisce questi fatti attraverso testimonianze dirette, documentazione forense e perfino le parole di militari israeliani che hanno assistito o partecipato alle operazioni. C’è chi racconta un sistema nel quale, quando si tratta dei gazawi, tutto diventa consentito: arresti, torture, violenze, senza nemmeno il bisogno di nasconderle.

Il punto più inquietante è proprio questo.

Secondo l’inchiesta, la distruzione della sanità palestinese non sarebbe un semplice effetto della guerra, ma una strategia militare finalizzata a rendere impossibile la sopravvivenza della popolazione civile. Una tesi che il documentario sostiene attraverso testimonianze, documenti e analisi, richiamando anche le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle Convenzioni di Ginevra denunciate da numerose organizzazioni internazionali.

Se si colpiscono gli ospedali, si colpisce la vita.

Se si arrestano e si torturano i medici, si impedisce di curare.

Se si eliminano i giornalisti e gli operatori umanitari, si impedisce al mondo di sapere.

E quando, contemporaneamente, si nega l’accesso all’acqua, al cibo e ai medicinali, è impossibile non comprendere quale sia il disegno complessivo che si sta realizzando.

In questi mesi abbiamo ascoltato anche dichiarazioni pubbliche di ministri e rappresentanti del governo israeliano che parlano apertamente dello svuotamento di Gaza e dell’allontanamento della popolazione palestinese. Per questo, ciò che emerge dal documentario non può essere liquidato con superficialità.

La storia ci ha già insegnato cosa accade quando il mondo sceglie di non vedere.

Quando si normalizza l’orrore.

Quando si pensa che riguardi sempre qualcun altro.

Per questo considero gravissimo il silenzio — o la sostanziale inerzia — di gran parte dei governi occidentali, compreso il nostro. Difendere il diritto internazionale non può valere solo quando è politicamente conveniente.

Non chiedo a tutti di condividere le mie idee. Chiedo però a tutti di avere il coraggio di conoscere. Perché solo chi conosce può scegliere consapevolmente da che parte stare.

L’indifferenza non è mai neutrale. Nella storia è stata quasi sempre l’alleata degli oppressori e il più grande tradimento delle vittime.

In rete ci sono testimonianze, documenti, immagini, inchieste. Cercatele. Guardate. Leggete. Anche quando è difficile. Anche quando fa male. Perché la verità non smette di esistere solo perché scegliamo di non guardarla. Cit.



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