domenica 3 maggio 2015

Il silenzioso genocidio di immigrati africani nel Mediterraneo. La verità nascosta.




 
Il 12 aprile 2015 diverse associazioni internazionali in supporto degli immigrati (tra le quali: Oronias, Meidamiroir e Reseau International), hanno denunciato un orrendo crimine commesso dalla marina militare egiziana nel Mediterraneo: il bombardamento e l’affondamento di una nave con a bordo 600 immigrati somali ed eritrei. Al momento non si conosce il numero dei sopravvissuti. La notizia è stata diffusa dalla succursale egiziana della associazione caritatevole inglese Africa and Middle East Assistance (AMERA). Fondata nel 2005 provvede aiuto legale ai rifugiati e immigrati nei paesi dove questo servizio non esiste o è limitato. Amera-Egitto provvede assistenza legale a immigrati, rifugiati e richiedenti di asilo in stretta collaborazione con UNHCR. Organizza anche corsi rivolti ad avvocati, comunità ed autorità egiziane sulla protezione degli immigrati.
La notizia dell’attacco alla nave di immigrati è stata seccamente smentita dal governo egiziano e quasi ignorata dai media internazionali. È la prima volta che la marina militare egiziana affonda una nave di immigrati. L’atto rappresenta un crimine contro l’umanità ben più grave dell’attacco condotto dalla marina militare israeliana contro la nave turca Marmara che trasportava simpatizzanti della causa palestinese che volevano portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza sotto assedio.
Non è la prima volta che le forze di difesa egiziane uccidono immigrati africani. Una lunga serie di omicidi a sangue freddo è regolarmente stata registrata dal 2006 senza che le Nazioni Unite o la Comunità Internazionale si degnassero di aprire delle inchieste e condannare questo crimine contro l’umanità. Addirittura i media occidentali, dopo le prime notizie riportate tra il 2008 e il 2011, sembrano essere stati coinvolti nella cospirazione del silenzio sull’uso letale della forza contro gli immigrati africani da parte dell’esercito egiziano. I primi omicidi di massa sono stati riportati dai media internazionali nel 2006. La maggior parte di essi si è verificata lungo la frontiera con Israele. I due paesi hanno firmato da tempo un patto segreto che incarica il governo egiziano della sicurezza dei confini con Israele. Nelle responsabilità egiziane è previsto il rispetto del blocco economico imposto a Gaza e la lotta contro i tentativi di entrare in territorio israeliano compiuti dagli immigrati africani. Ovviamente il governo di Tel Aviv non ha mai richiesto di abbattere gli immigrati clandestini. Tuttavia non ha mai protestato contro questa pratica per una semplice ragione: il destino degli immigrati non interessa a Tel Aviv. L’importante è evitare che entrino in Israele. Fin dalle prime denunce dei media internazionali, 122 africani sono stati assassinati dalla polizia egiziana. Questo numero di vittime è la punta del iceberg di centinaia di omicidi accuratamente occultati.
L’esercito egiziano non è il solo pericolo letale per gli immigrati. I trafficanti di esseri umani spesso uccidono i loro clienti. Nel settembre 2014 un battello con a bordo 500 tra africani e arabi è stato deliberatamente affondato dai trafficanti vicino alle acque territoriali di Malta. Il battello era diretto a Lampedusa. Secondo la testimonianza di due Palestinesi sopravvissuti il battello è stato affondato in quanto gli occupanti avevano rifiutato di eseguire l’ordine ricevuto dai trafficanti che li seguivano di trasferirsi su un terzo battello che versava in pessime condizioni. Nacque una disputa e i trafficanti iniziarono a sparare sugli immigrati. Per nascondere il crimine decisero immediatamente dopo di affondare il battello contenente centinaia di corpi. La marina militare di Malta riusci’ a salvare solo 7 passeggeri del battello che furono ricoverati presso un ospedale a Creta.
Anche la marina militare spagnola è sospettata di attaccare le navi ed uccidere gli immigrati al largo delle coste spagnole. Il 25 ottobre del 2003 una motobarca piena di immigrati spari’ misteriosamente nella acque internazionali vicino alle coste di Cadiz. L’imbarcazione aveva oltrepassato la base militare di Rota dove è ormeggiata la Sesta Flotta americana e la flotta militare spagnola. Subito dopo il battello è sparito. All’epoca si nutrirono forti sospetti che la marina militare spagnola avesse affondato di proposito l’imbarcazione. Quello che è stato provato è la sospetta mancata collaborazione delle marine militari americana e spagnola nelle operazioni di salvataggio compiute da volontari inesperti e costretti ad affittare dei battelli privati. Nelle tre settimane successive alla tragedia 36 corpi decomposti furono ritrovati sulla spiaggia di Cadiz. Fino ad ora non si conosce l’esatto numero delle vittime. Il quotidiano spagnolo El Pais descrisse gli avvenimenti come la più grande tragedia di clandestini avvenuta nella storia della Spagna. Il 12 novembre 2003 un avvocato spagnolo: Erique Mugica, fece aprire una inchiesta ufficiale sull’orrendo episodio. Inchiesta frettolosamente archiviata dalle autorità spagnole. Diverse altre volte la marina militare spagnola è stata sospettata di attaccare ed affondare navi di immigrati clandestini al largo del Mediterraneo.
Tutti questi incidenti letali avvengono nel mezzo del Mediterraneo lontano da testimoni. Dal 2010 molti pescatori siciliani testimoniano il ritrovamento giornaliero di cadaveri galleggiati nelle acque internazionali. L’Organizzazione Internazionale della Migrazione (OIM) informa che nel 2014 nelle acque del Mediterraneo sono stati uccisi 2.900 clandestini da forze sconosciute. Un numero di vittime che ha aumentato sensibilmente quello registrato nel 2013: 700 persone assassinate. Il silenzio dei media occidentali sugli omicidi sistematici di clandestini africani commessi dalle forze dell’ordine egiziane e la dimostrata volontà della Comunità Internazionale di non aprire inchieste ufficiali spingono vari analisti politici africani a teorizzare l’esistenza di macabri accordi segreti tra Europa e i paesi del Nord Africa, tra i quali l’Egitto, chiamati ad intercettare e fermare l’immigrazione illegale con ogni mezzo inclusi gli omicidi di massa stranamente tollerati dalle autorità europee e ignorati dai media occidentali. In cambio di questo servizio i paesi Nordafricani riceverebbero aiuti finanziari e supporti politici. Tutte le notizie di nuove e alquanto misteriose tragedie di clandestini avvenute nel Mediterraneo rafforzano questo orrendo sospetto.
L’Italia, uno dei paesi europei più colpiti dall’immigrazione clandestina, non è esente da responsabilità. Al contrario Roma è completamente coinvolta in accordi di protezione dei confini marittimi che inevitabilmente portano ad atrocità e violazioni dei diritti umani commessi dai paesi nordafricani. Nel 2009 il governo italiano e il regime di Geddafi firmarono un patto di sicurezza costiera, denominato “Pushed Back Pushed Around” (Respingere e Disperdere). Il patto prevedeva la responsabilità libica di fermare l’immigrazione clandestina in Italia. L’accordo non specificava le metodologie di intercettamento lasciando libera azione all’esercito libico. L’importante era quello di diminuire la pressione migratoria sull’Italia. Il governo libico ha spesso esercitato un non necessario e spropositato uso della forza nel fermare la migrazione clandestina commettendo decine e decine di omicidi accuratamente occultati. Una significativa percentuale di clandestini africani intercettati è stata ridotta in schiavitù e utilizzata come mano d’opera gratuita per il lavori pubblici, la prostituzione e arruolata di forza nell’esercito libico. Il governo italiano e il PD, principale partito di opposizione della sinistra italiana non hanno mai richiesto una discussione parlamentare sull’operato libico ne l’apertura di una inchiesta. Al contrario il governo italiano donò tre motovedette militari per aumentare la capacità della marina libica di intercettare i clandestini. Quelli che scappavano dai pattugliamenti delle navi libiche venivano catturati dalla polizia ed esercito italiani una volta arrivati sulle coste italiane e segretamente rispediti in Libia senza il necessario screening per individuare rifugiati politici o altre categorie di vulnerabili. Dall’altra parte della sponda mediterranea l’esercito libico, preventivamente informato dall’Italia, aspettava con gioia i nuovi carghi di schiavi. Le autorità italiane non si sono mai preoccupate del destino dei clandestini riportati a forza in Libia.
Con il collasso del regime di Geddafi i terroristi del ISIL hanno ufficiosamente sostituito il governo libico nel compito di diminuire la pressione migratoria sull’Europa. La stampa occidentale ha diffuso false notizie sulla strategia adottata dal ISIL di incoraggiare i clandestini africani ad invadere l’Europa al fine di creare il caos. Le statistiche dimostrano l’esatto contrario. I terroristi del ISIL sono estremamente concentrati nell’intercettare gli immigrati africani per poterli trasformare in entrare finanziarie. Quando è possibile richiedono ingenti riscatti alle famiglie per liberare i loro cari. Nella maggioranza dei casi i maschi africani vengono schiavizzati ed obbligati a servire nella logistica durante le operazioni militari e le femmine africane vendute al fiorente mercato della prostituzione nei Paesi Arabi. Cinicamente possiamo ipotizzare che il ISIL sta rendendo un ottimo servizio all’Europa. Questo nuovo network terroristico, più aggressivo e meglio finanziato di Al-Qaeda, teoricamente rappresenterebbe una minaccia diretta all’Europa e all’Italia. Questo però non spiega come mai il governo italiano è stato la nazione più attiva presso il Consiglio di Sicurezza ONU intenta a bloccare la proposta egiziana di invadere la Libia, distruggere il ISIL e restaurare la democrazia. Molti osservatori africani hanno la certezza che i terroristi del ISIL non siano una reale minaccia ma preziosi strumenti per il controllo dei flussi migratori in Europa.
Si sospetta che l’Europa abbia firmato degli accordi anti migratori anche con il Marocco. La psicopatica determinazione dimostrata dall’esercito marocchino di intercettare i clandestini africani che tentano di raggiungere le coste europee rafforza questi sospetti. Dal 2008 la marina militare marocchina è accusata di uccidere immigrati africani affondando deliberatamente i battelli che li trasportano verso l’Europa. L’ultimo massacro documentato di africani commesso risale al aprile 2008 quando la marina militare marocchina affondò un battello con a bordo 70 immigrati africani, come riportato all’epoca dal quotidiano inglese The Guadian. Gli immigrati, per la maggior parte Nigeriani e Maliani avevano pagato 100 dollari per essere trasportati dal Marocco alle coste della Spagna. Il loro battello fu intercettato ed affondato dalla marina militare marocchina il 28 aprile 2008. Come nei casi delle violazioni dei diritti umani commesse da Egitto e Libia, anche quelle commesse dal Marocco da tempo non attirano più l’attenzione dei media occidentali. Si è autorizzati a pensare all’esistenza di un silenzio criminale e volontario attuato per nascondere all’opinione pubblica europea questo genocidio di esseri umani.
Se degli accordi segreti anti migrazione, collegati a massacri di massa, realmente esistono al momento sono protetti dall’assenza di prove concrete. In tutti i modi è incomprensibile che l’Unione Europea non agisca con la stessa determinazione rivolta a bloccare i clandestini, contro i cartelli mafiosi europei che gestiscono questo moderno mercato di schiavi. Le identità dei boss mafiosi coinvolti nel traffico di esseri umani sono da tempo note alle polizie europee. Eppure questi odiosi criminali rimangono tutt’ora a piede libero, godendo di tutti i diritti civili assicurati agli onesti cittadini. Non esiste alcuna spiegazione logica che possa spiegarci come mai questi mafiosi sono liberi di agire mentre le loro merci (gli immigrati africani) vengono silenziosamente trucidanti nel bel mezzo del Mediterraneo. È giunta l’ora che le Nazioni Unite attuino una inchiesta indipendente sul network genocidario creato dall’Unione Europea e i paesi nordafricani per impedire l’immigrazione clandestina. Se questo network realmente esiste deve essere considerato un crimine contro l’umanità e i responsabili perseguiti penalmente, poco importa siano essi terroristi, mafiosi, soldati o rispettabili governi democratici.

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
@Fulviobeltrami

sabato 2 maggio 2015

Zenzero, Antidolorifico naturale più potente del Cortisone. Come usarlo per tornare in forma



Lo zenzero è un tubero molto utilizzato dall’Ayurveda per risolvere svariate patologie, come la febbre, la tosse e le infiammazioni. Uno studio recente ha evidenziato che si tratti di una pianta con un potere antidolorifico particolarmente potente che non provoca reazioni indesiderate
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Lo zenzero è una spezia tipica del mondo Orientale dove viene largamente impiegata sia in cucina che nella medicina tradizionale.
Una ricerca condotta presso l’Università di Copenaghen e pubblicata sulla rivista scientifica Arthritis, ha preso in esame le  virtù dello zenzero, paragonandole a quelle di alcuni farmaci antidolorifici. Gli scienziati hanno concluso che questo tubero vanta delle proprietà eccezionali come antidolorifico e che i suoi effetti sono, per certi versi, superiore ad alcune categorie di farmaci.
La ricerca è stata portata avanti nel campo relativo sia all’osteoartite che all’artirite reumatodite. Si è potuto così evidenziare che l’estratto di zenzero svolga un’azione fondamentale sulla produzione delle citochine, ossia le sostanze responsabili del dolore.
Lo zenzero inoltre non provoca effetti indesiderati a differenza di quanto accade, per esempio, con il cortisone. In genere, il cortisone può essere alla base di alcuni malesseri, come per esempio il gonfiore, mentre questo speziato tubero è molto utile per la salute.  Oltre ad essere indicato per combattere le infiammazioni si può impiegare contro il raffreddore, la febbre e la tosse. Lo zenzero è un antinausea naturale che può essere somministrato Zenzero, Antidolorifico naturale più potente del Cortisone. Come usarlo per tornare in forma  
anche durante la gravidanza, naturalmente il suo uso deve essere concordato con il proprio medico.
Questa spezia può essere impiegata per realizzare tisane corroboranti in caso di raffreddore e tosse perché aiuta ad espellere il muco. Dopo un pasto particolarmente ricco, è ottimo per favorire la digestione evitando così la comparsa di fastidiosi sintomi, come la sonnolenza ed il gonfiore addominale.
Lo zenzero può essere acquistato sotto forma di radice fresca, polvere o tintura madre. La radice è, certamente, più ricca di principi attivi ma anche di sapore; si può utilizzare, dopo averla pelata, per zuppe, piatti a base di carne e pesce ma anche dolci. Inoltre è alla base di molte ricette di benefiche.




Non si finisce mai di conoscere


venerdì 1 maggio 2015

Les enfants violés parlent : « Le soldat français m'a dit qu’il fallait mettre son bangala dans ma bouche »

Jeudi 30 Avril 2015 - 16:22



Les enfants violés parlent : « Le soldat français m'a dit qu’il fallait mettre son bangala dans ma bouche »
CANALFRANCE.INFO - Après la divulgation par « The Guardian »  d’un rapport dressé par les Nations Unies, François Hollande a passé un message très ferme sur les accusations de viols d’enfants par des soldats français déployés en Centrafrique.


"Si certains militaires se sont mal comportés, je serai implacable", a déclaré François Hollande lors d'un déplacement à Brest. "Si les faits sont avérés par la justice et le commandement militaire (...) il y aura des sanctions qui seront à proportion des faits qui auront été constatés, et si c'est grave, les sanctions seront graves, elles devront même être exemplaires", a ajouté le président de la République.

 Anders Kompass, le directeur des opérations des Nations Unies a été suspendu pour avoir dévoilé ces informations aux procureurs français. Il sera également entendu par la justice sur la violation des protocoles tenus secrets. Ce rapport stipule comment les 10 garçons sans-abris, âgés de huit à 15 ans ont été sexuellement exploités.
 
Les enfants abusés brisent le silence

Le rapport obtenu par '' le Guardian '' contient des entrevues avec six enfants qui dénoncent des abus sexuels de soldats français. Certains d’entre eux indiquent que plusieurs de leurs amis ont également été victimes.

Les interviews ont été réalisées, l'année dernière, entre mai et Juin par un fonctionnaire de l'Office du Haut-Commissaire aux droits de l'homme et un membre de l'Unicef. Les enfants, décrivent des abus datant de Décembre 2013.

Intitulé « Les abus sexuels sur les enfants par les forces armées internationales », le document est timbré «confidentiel» sur chaque page.

Les allégations impliquent également des soldats tchadiens qui ont abusé des sans-abris. Ces militaires tchadiens avaient pour mission de maintenir la paix en Centrafrique.

Ils ont tous affirmé être violés en échange de rations alimentaires distribuées par les soldats. Un entretien détaille comment deux enfants de neuf ans ont été exploités sexuellement par deux soldats français.

« On a vu deux soldats français. L’un fumait beaucoup et l'autre était petit et ne fumait pas. Ils nous ont demandé ce que nous voulions. Nous avons répondu que nous avions faim. Le petit homme nous a dit qu’il fallait d'abord mettre son bangala [pénis] dans notre bouche. Le bangala du soldat plus petit était pour mon ami. Leurs Bangalas étaient directement en face de nous, au niveau de nos bouches…"

L'enfant évoque la façon dont lui et son ami ont procédé pour accomplir l’acte sexuel. Lorsqu’ils avaient terminé, les deux soldats français ont remis trois paquets de rations alimentaires militaires et de l'argent aux enfants.

Un autre sans abri de neuf ans explique qu’il est allé demander de la nourriture aux militaires français, au camp des personnes déplacées, à l'aéroport M'Poko. Il souligne que le soldat lui a demandé de procéder à un acte sexuel sur lui.

Le rapport indique : « L'enfant avait des amis qui avaient déjà effectué ces actes. Il savait donc ce qu'il avait à faire.  L'armée française donne ensuite en retour, une partie de leurs nourritures militaires et de l’argent. Et avant de les laisser partir, les soldats menaçaient en leur exigeant de garder le silence sous peine d’être sauvagement battus ".

Un autre enfant âgé de 13 ans explique de manière détaillée comment les soldats effectuaient l'abus. Un autre garçon révéle qu’il a été témoin du viol de son ami par deux soldats tchadiens et le même garçon étant encore abusé par un soldat français.

Le jeudi, les hautes autorités de l’armée française ont répondu à la publication détaillée de « The Guardian » en promettant la "tolérance zéro" et la "transparence totale". Un porte-parole a souligné que les soldats français de Bangui étaient soumis aux mêmes lois que les soldats résidants en France.
L'armée a également lancé sa propre enquête pour déterminer s’il y avait un "dysfonctionnement dans la chaîne de commandement".

Pendant ce temps, Laurence Rossignol, le ministre des familles françaises, a déclaré à la télévision française : «On sait très bien que dans les opérations de guerre ou dans les pays de désordre, ce sont les femmes et les enfants qui sont les victimes des prédateurs. Ça veut dire que ceux qui sont là pour les protéger, seraient eux-mêmes des prédateurs, d’un certain point de vue c’est un double crime de leur part», a-t-elle estimé.
 
 
Nathalie Duflot
Journaliste Canalfrance.info / ©Tous droits réservés. Si toutefois vous reprenez les articles de... En savoir plus sur cet auteur

lunedì 27 aprile 2015

Scienziati scoprono uno scudo invisibile attorno alla Terra, sono perplessi di come si è formato




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Eccola di nuovo. Una scoperta scentifica che sta confermando le teorie filosofiche e spirituali.

La ricerca è riportata sulla rivista Nature.
http://www.nature.com/nature/journal/v515/n7528/full/nature13956.html

La Terra è avvolta in un campo di forza invisibile che gli scienziati hanno paragonato agli scudi di STAR TREK .
Un team americano ha scoperto una barriera, a circa 7.200 miglia sopra la superficie della Terra, che blocca gli elettroni ad alta energia che minacciano gli astronauti e i satelliti.
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Gli scienziati hanno identificato un confine “estremamente affilato” all’interno delle fasce di Van Allen, due grandi anelli a forma di ciambella tenuti li dal campo magnetico della Terra che sono pieni di particelle in rapido movimento. Il capo dei ricercatori il professor Daniel Baker, presso l’Università del Colorado a Boulder, ha detto: “E’ quasi come si questi elettroni stessero correndo su una parete di vetro nello spazio.
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L’immagine artistica di un muro di mattoni a forma di ciambella per illustrare un “scudo” invisibile scoperto dagli scienziati americani che si trova 7200 miglia sopra la Terra nelle fasce di Van Allen, che blocca elettroni di alta energia che minacciano gli astronauti e satelliti
Un po ‘come gli scudi creati dai campi di forza di Star Trek che erano utilizzati per respingere le armi aliene, stiamo vedendo uno scudo invisibile che blocca questi elettroni. Si tratta di un fenomeno estremamente enigmatico.”
La squadra ha inizialmente pensato che gli elettroni ad alta carica, che formano un anello intorno alla Terra a più di 100.000 chilometri al secondo, sarebbero lentamente andati alla deriva verso l’atmosfera superiore. Ma un paio di sonde lanciate nel 2012 per studiare le fasce di Van Allen ha dimostrato che gli elettroni vengono fermati nel loro tragitto prima di arrivare così lontano.
La natura del campo di forza rimane un mistero irrisolto. Non sembra essere collegato a linee di campo magnetico o segnali radio artificiali e gli scienziati non sono convinti che una nube di gas freddo elettricamente carico chiamato plasmasfera che si estende per migliaia di chilometri nella fascia di Van Allen esterna sia in grado di spiegare completamente il fenomeno.
Prof Baker ha aggiunto: “Credo che la chiave qui sia quella di continuare ad osservare la regione nei minimi dettagli, cosa che siamo in grado di fare grazie agli strumenti potenti nelle sonde di Van Allen.” 
Fonte FOX NEWS

sabato 25 aprile 2015

L’Africa scende in guerra contro i sacchetti di plastica

sacchetti di plastica 

Da qualche anno, in Africa si sta combattendo una guerra silenziosa di cui nessuno parla. Una guerra che non farà morti e non procurerà sofferenze. Anzi, se sarà vinta, potrebbe salvare vite umane, tutelare la fauna e preservare l’ambiente. È la guerra ai sacchetti di plastica. Chi, almeno una volta, ha viaggiato nel continente sa che stiamo parlando di una vera e propria piaga. Si trovano sacchetti di plastica ovunque: a terra, sugli alberi (portati dal vento), nei corsi d’acqua. Con danni incalcolabili.
In tutto il mondo, un trilione di sacchetti di plastica monouso sono utilizzati ogni anno, quasi 2 milioni al minuto. La quantità di energia necessaria per fare 12 sacchetti di plastica potrebbe guidare una macchina per un miglio. I governi cittadini, statali e nazionali di tutto il mondo stanno cercando di limitare lo smaltimento e l’abbandono della plastica con divieti e tasse. La più antica tassa esistente sul sacchetto di plastica è in Danimarca, dove fu approvata nel 1993. I danesi usano pochissimi sacchetti di plastica, leggeri e monouso: circa 4 a persona ogni anno.
In Africa non esistono statistiche ufficiali sull’uso delle borse di plastica. Ma le città e le campagne ne sono invasi. È da qui che è iniziata un’offensiva contro queste borse. Il Ruanda e l’Eritrea hanno completamente abolito i sacchetti, così come il Somaliland, la regione settentrionale della Somalia che è di fatto autonoma, la Costa d’Avorio e la Mauritania. Il Sudafrica, l’Uganda e il Kenya dispongono di regole in merito allo spessore e anche l’Etiopia, il Ghana, il Lesotho e la Tanzania stanno considerando di implementare misure simili.
È di ieri la notizia che anche il Senegal ha vietato per legge l’importazione, la vendita e l’uso di sacchetti di plastica «usa e getta». Le nuove norme, approvate in settimana, prevedono per i contravventori una multa fino all’equivalente di 30mila euro e sei mesi di carcere. Il divieto non riguarderà i sacchetti di spessore maggiore, più adatti al riutilizzo, d’ora in poi necessariamente a pagamento.
I primi passi quindi sono stati mossi. A quando un’Africa finalmente libera dai sacchetti di plastica?

Migrazioni: il silenzio assordante dei leader africani

Mentre i leader europei si riuniscono oggi a Bruxelles per un Vertice straordinario sulle migrazioni, i loro omologhi africani continuano ad ignorare le tragedie del Mediterraneo. A rompere questo silenzio il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou e la Presidente della Commissione dell’Unione Africana

Da Bruxelles - Oggi 28 capi di Stati e di governo dell’UE si riuniscono a Bruxelles per affrontare l’emergenza dei migranti nel Mediterraneo e dare risposte concrete per fermare le stragi che si stanno accumulando in quello che il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha definito “un mare di miseria”.
Dalla società civile alle organizzazioni internazionali, passando per i media, tutti o quasi hanno denunciato il fallimento delle politiche migratorie dell’UE e la sua incapacità a contrastare un fenomeno che dal 1 gennaio 2015 ha registrato oltre 1.700, per superare quota 22mila dal 2000 ad oggi.
Le accuse contro l’Europa possono essere sintetizzate attraverso le durissime posizioni prese da Amnesty International che, in un rapporto dal titolo inequivocabile (“L’Europa affonda nella vergogna”) punta il dito contro le inadempienze dell’UE, e dall’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ad Al Hussein, il quale ha accusato l’Europa di “aver girato le spalle ad alcuni dei migranti piu’ vulnerabili del mondo con il rischio di trasformare il Mediterraneo in un vasto cimitero”.

Un silenzio colpevole

Sin qui tutto giusto. Ma come ricorda il sito d'informazione sudafricano, The Daily Maverick, “la crisi dei migranti non riguarda solo l'Europa, ma anche l'Africa". A morire nel Mediterraneo sono infatti cittadini africani in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni o dalla povertà. E’ quindi lecito chiedersi in che misura i leader africani si sentano chiamati in causa dalle tragedie del Mediterraneo. E la risposta ce la fornisce il sito d’informazione sudafricano The Daily Maverick, che denuncia “il silenzio dell’Unione Africana” subito dopo le ultime tragedie, “che deve fare i conti con la riluttanza dei suoi Stati Membri ad implicarsi su questa questione”. Insomma come l’UE…
L’impotenza dell’Unione Africana si è verificata ieri a Bruxelles attraverso le dichiarazioni rilasciate dalla Presidente della Commissione dell’UA, Nkosazana Dlamini-Zuma, durante la sua conferenza stampa congiunta con il suo omologo dell’UE, Jean-Claude Juncker, al termine della riunione dei colleggi della Commissione europea e della Commissione dell'UA. “Non penso che l’Africa o l’Unione Europea possa risolvere questo problema. E non penso che possa farlo dall’oggi all’indomani. Tuttavia, è necessario agire, lavorando con i paesi di origine dei migranti e dissuadendo” i candidati alle partenze “di affidare la loro sorte nelle mani dei trafficanti”, ha dichiarato Dlamini-Zuma.

L'appello del Presidente del Niger

A rompere ci ha pensato il Presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, tra i pochissimi leader africani ad essersi espresso con chiarezza sulla vicenda. In un comunicato stampa che l’ufficio della presidenza nigerina ha fatto pervenire alla redazione di Vita.it (vedi allegato in fondo all'articolo), il presidente Issoufou sostiene che “è giunta l’ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità” e che la “Comunità internazionale passi ai fatti per fermare questa macabre spirale” delle tragedie umane nel Mediterraneo. Il Presidente del Niger saluta la decisione del Consiglio europeo di “convocare un Summit straordinario per riflettere ad un Piano d’Azione”, sottolineando tuttavia che “le misure di repressione e di restrizione non produrranno gli effetti sperati se non saranno accompagnate da iniziative efficaci a favore di uno sviluppo economico e sociale sostenibile nei paesi di origine” dei migranti africani, “della libera circolazione dei beni e delle persone, nonché dell’apertura del mercato del lavoro”. Infine, Mahamadou Issoufou promette di impegnarsi “a lottare efficacemente contro questa catastrofe umanitaria, in concerto con gli altri dirigenti della sotto-regione (Africa dell’Ovest, ndr) e del continente”.
Issoufou potrà contare sull’appoggio del Presidente del Congo-Brazzaville, Denis Sassou Nguesso, il quale ha chiesto la convocazione di “una riunione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana per affrontare la questione dei flussi migratori dall’Africa verso l’Europa”, una vicenda che “riguarda gli africani e su cui si devono pronunciare”. Ed è un paradosso che a invocare una tale riunione sia un capo di Stato africano che dirige da oltre 30 anni un paese il cui sottosuolo trabocca di petrolio (il Congo Brazzaville è tra i primi produttori del continente africano), ma senza essere riuscito ad allievare le sofferenze di una popolazione tra le più povere al mondo.
 Joshua Massarenti