È bene riflettere a un fatto che è
talmente incredibile che si cerca a ogni costo di rimuoverlo, e cioè che lo
stato che si dichiara il più potente del mondo è retto da anni da uomini che
sono tecnicamente dei dementi. Non si tratta di dare in questo modo una forma
estrema a un giudizio politico: che Trump – come certamente Biden prima di lui
– debba essere considerato demente nel senso patologico del termine è
un’evidenza ormai condivisa da molti psichiatri e che chiunque osservi il suo
modo di esprimersi non può non condividere. Va da sé che ciò che qui ci
interessa non è il caso clinico degli individui di nome Trump e Biden;
piuttosto la domanda che non possiamo non porci è: qual è il significato
storico del fatto che un paese come gli Stati Uniti –che è in qualche modo alla
guida di tutto l’Occidente – sia retto da un malato di mente? Quale radicale
declino spirituale e morale prima ancora che politico può aver condotto a una
simile estrema conseguenza? Che il destino dell’Occidente fosse segnato dal nichilismo
è qualcosa che già Nietzsche aveva diagnosticato più di un secolo fa insieme
alla morte di Dio: ma che il nichilismo dovesse prendere la forma della demenza
non era scontato. È forse in qualche modo per compassione e pietà che il Dio,
che vuole perdere l’Occidente, lo conduca alla sua fine non nella
consapevolezza e nella responsabilità, ma nell’incoscienza e nella follia.
Giorgio Agamben, "Quem Deus vult perdere dementat", Quodlibet, 30 marzo 2026

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