venerdì 12 luglio 2019

La stupida teoria del “se attaccate Matteo Salvini sui migranti quello conquista voti” DI ALESSANDRO GILIOLI

È l’ultima tragica e perdente ritirata dei pavidi: l’invito al silenzio.
Silenzio, ci dicono: non parlate di migranti, che fate il gioco di Salvini. 
Non parlate di migranti, che a ogni Sea Watch crescono i consensi della Lega, che a ogni Carola si sposta più a destra il Paese. 
Non avete visto l’ultimo sondaggio brandito da Luca Morisi su Facebook? 
E allora zitti, non parlate di migranti, bisogna fare quello che piace alla gente. 
Fare “quello che piace alla gente”, anche buttando a mare - in un mare pieno di cadaveri, peraltro - ogni straccio d’etica laica o cristiana, ogni residua possibilità di restare umani.

Quindi chiudiamo tutti insieme i porti e gli occhi, sbarriamoli ben bene e rimandiamo le persone a farsi violentare e torturare in Libia, altrimenti il prossimo Pagnoncelli regalerà un altro mezzo punto in più al ministro della paura - e il loro sangue non vale certo mezzo punto nei sondaggi.
Carola, Greta, Malala e le altre: quando il dissenso è donna
La capitana della Sea Watch, l'attivista per l'ambiente, la Nobel per la Pace. Ma anche Eleonora, Rosa e Paola. 
Sono loro a tenere la rotta nella tempesta
Quale tsunami deve avere attraversato la testa dei tanti - a sinistra, sto parlando della sinistra - che ragionano così?

Quale gigantesca inversione di pensiero può averli portati dall’ottimismo della volontà alla rassegnazione dell’ignavia? Quando è successo che abbiamo venduto la decenza per due monete di falsa convenienza? 
Dove si è persa, esattamente, l’idea fondante dell’egemonia culturale da rovesciare, dell’azione politica e intellettuale per capovolgere il consenso, strada per strada, casa per casa, scuola per scuola? (a proposito, quando Gramsci scriveva dal carcere l’ottanta o il novanta per cento degli italiani era fascista, ma non risulta che il fondatore del Pci abbia smesso di farlo per non turbare lo spirito degradato del suo tempo).

Eppure è proprio questa la risacca morale in cui ci vogliono spingere: rinunciate, lasciate perdere, non conviene. 
Ma a Berlino nel 1933 ci saremmo rifiutati di difendere gli ebrei perché altrimenti aumentavano i consensi degli elettori tedeschi al partito nazista? 
Sarebbe interessante avere una risposta da chi oggi ci invita a nascondere la testa sotto la sabbia di Lampedusa.

Rinunciate, lasciate perdere, ci dicono. 
E non riescono a capire che cosa significa davvero - oggi, qui - rinunciare e “lasciar perdere” sulle Sea Watch, sulle Ong, sui Mimmo Lucano, sui Baobab, sulle Mediterranea. 
Perché se il prezzo da pagare fosse solo abbandonare al loro destino un pugno di attivisti, chissà, forse con un po’ di cinismo si potrebbe anche pagare. 
Ma una volta “lasciata perdere” quella battaglia lì, qualcuno sa a quale domino ci toccherà di assistere?…

Eppure abbiamo già visto cosa c’è lì dietro, che cosa tiene nascosto nelle mani quel pezzo d’Italia a cui ci dovremmo arrendere: la pena di morte, le armi libere, il diritto alla vendetta privata, la sopraffazione per etnia o classe o genere, l’omofobia, la nuova subalternizzazione delle donne al potere muscolare machista, l’insofferenza per le diversità e le minoranze, una società ipocrita fatta di “decoro” e “ordine” che servono solo a coprire la crescita di sfruttamento e disuguaglianze, con il sottofondo di un capitalismo della sorveglianza pulito e levigato, senza smagliature e a passo dell’oca.
Quando avremo mollato al suo destino Carola per “non cadere nel gioco di Salvini”, ci ritroveremo con il gioco di Salvini già compiuto, con la realtà quotidiana già permeata dei suoi disvalori autoritari e con la tacitazione del dissenso non solo civile, ma anche (soprattutto) sociale. 
Una volta che avremo “lasciato perdere” quel difficile tema lì - i migranti - avremo insomma “lasciato perdere” di fare una scelta davanti a un bivio dirimente. 
E oltre quella linea ormai ci troveremo….

Poi, accanto al calcolo sbagliato, purtroppo c’è anche altro, cioè la paura, di cui sempre si nutre l’ignavia. 
Perché non è affatto divertente- chi lo ha provato lo può testimoniare - diventare il bersaglio di un capo o sottocapo politico che vi getta in pasto ai suoi cani sui social. Il meccanismo è semplice, consolidato, funzionante: il politico in questione non vi attacca quasi mai direttamente, si limita a prendere una vostra frase e a metterla sui suoi account ( o a farli mettere da pagine affini) con una piccola derisione, lasciando che poi il lavoro sporco lo facciano i suoi follower.

Segue infatti - pavloviana - una coda infinita e deliberata di insulti, minacce, offese, allusioni, fotomontaggi, sberleffi e altro. Se sei donna, di più. Comunque in mezz’ora la torma vi ha già sbranata/o.
…Presto o tardi, però, se avremo il coraggio di non togliere il dito dal buco nella diga, anche questa tempesta sarà passata - com’è passata l’altra iniziata giusto un secolo fa. 
E magari quel giorno avremo attorno qualche figlio o nipote che ci chiederà dov’eravamo, cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo detto.


Ecco, sta a noi oggi decidere che cosa potremo in verità rispondere allora.

venerdì 17 maggio 2019

74 anni dopo...


IN GERMANIA 74 ANNI DOPO LA FINE DELLA SECONDA GUERRA, FINALMENTE LA SEPOLTURA DEI TESSUTI UMANI PRELEVATI DAI CADAVERI DEGLI OPPOSITORI AL NAZISMO.
Trecento tessuti umani appartenenti a persone della resistenza tedesca al nazismo, e per la maggior parte donne, sono stati sepolti lunedì a Berlino, a settantaquattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Subito dopo la morte, i loro corpi erano stati analizzati dal direttore dell'Istituto di Anatomia di Berlino, Hermann Stieve.
È una piccola scatola di legno marrone chiaro posta vicino a un muro di mattoni, nella calma del vasto cimitero di Dorotheenstadt, a Berlino. Un sacerdote, una pastora e un rabbino la circondano, mentre le sagome in lutto depositano una rosa a turno e il suono di un Padre Nostro si alza. Lunedì pomeriggio, dopo una commovente cerimonia ecumenica, 300 tessuti umani dei combattenti della resistenza nazista hanno trovato una sepoltura a Berlino, a settantaquattro anni dalla fine della guerra.
Questi sono i resti microscopici delle vittime del nazismo, la maggior parte di loro donne impegnate nella resistenza in Germania, i cui corpi sono stati sezionati dopo la loro esecuzione da Hermann Stieve, allora direttore dell'Istituto di Anatomia dell'Università di Berlino. Solo nel 2016, i suoi eredi hanno scoperto piccole scatole contenenti circa 300 tessuti, posizionati su vetrini da laboratorio. Dopo tre anni di ricerca, il professor Andreas Winkelmann ha isolato 20 nomi. Su richiesta delle famiglie, alcune vittime non sono attualmente identificate pubblicamente. La sepoltura è stata organizzata, in accordo con i discendenti delle vittime, dal grande Ospedale di beneficenza di Berlino (che comprende l'Istituto di Anatomia) e il Memoriale della Resistenza tedesco.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, molto è stato detto e scritto sul Dr. Stieve, che visse giorni pacifici dopo la guerra - specialmente perché non era un membro del partito nazista, non officiava in un Campo di concentramento e diversamente da Mengele, i suoi esperimenti non hanno coinvolto esseri viventi - questo non è il caso delle sue vittime private di sepoltura. "La ricerca sulla storia dell'anatomia sotto il Terzo Reich spesso si concentrava sugli anatomisti e le loro attività, ma molto meno sulle vittime del regime nazionalsocialista, i cui corpi erano usati per la dissezione anatomica e la ricerca ", scrive la professoressa pediatrica Sabine Hildebrandt, che insegna al Boston Children's Hospital in Massachusetts e ha dedicato molti lavori sul tema e scritto anche un libro.
Ha centrato la sua attenzione sugli elenchi minuziosi delle cavie umane del Dr. Stieve, evidenziando le biografie di 174 donne e 8 uomini, che comprendono, ad esempio, Elfriede Scholz, la sorella dello scrittore pacifista Erich Maria Remarque -( aveva lasciato la Germania nel 1933). Fu stata condannata a morte per aver criticato il regime. Il giudice ha significato per lui al suo processo "Sfortunatamente, suo fratello ci è sfuggito, ma non sarà lo stesso lei."
La maggior parte di queste vittime, scrive Sabine Hildebrandt, "erano di età riproduttiva, i due terzi erano tedeschi e la maggior parte di loro erano stati giustiziati per motivi politici". Molti di loro erano oppositori del nazismo, come ad esempio il gruppo ebraico di resistenza "Herbert-Baum" - la moglie del suo fondatore, Marianne Baum, fu giustiziata il 18 agosto 1942. Vi era anche il resistente Elise Hampel, che ha ispirato il romanzo di Hans Fallada "Ognuno muore da solo" (1947).

La maggior parte dei soggetti di studio di Stieve erano donne detenute nella prigione di Plötzensee a Berlino - dove 2.800 persone furono condannate a morte tra il 1933 e il 1945. La maggior parte di loro erano donne,dato che questo professore d'istologia si era specializzato nello studio degli effetti dello stress e della paura sul sistema riproduttivo femminile. Ad esempio, nel 1946, descrisse in una rivista medica il caso di una donna di 22 anni le cui mestruazioni si erano prosciugate per undici mesi "a causa di una forte eccitazione nervosa". Ma all'improvviso, scrive freddamente, "in seguito a un messaggio che aveva spaventato molto la donna (condanna a morte), si sono verificate delle emorragie". Il giorno dopo, la donna è improvvisamente morta per violenza esterna. Il nome di questa donna era Cato Bontjes van Beek. Era un membro della cosiddetta rete "Red Orchestra" e fu decapitata il 5 agosto 1943.
L'intensificazione delle condanne a morte sotto il Terzo Reich, in particolare delle donne, fu certamente una fonte di soddisfazione per il dott. Stieve. Scrisse in modo piuttosto cinico nel 1938: "Le esecuzioni forniscono all'Istituto Anatomico un materiale che nessun altro istituto al mondo ha". Fu lieto di vedere così tante donne cadaveri arrivare all'istituto.
Ovviamente non era il solo a indulgere in tali pratiche. "La mia ricerca mostra che i 30 dipartimenti di anatomia in Germania e nelle aree occupate hanno utilizzato corpi di persone giustiziate e altri tipi di vittime", ha detto Sabine Hildebrandt a Libération. E anatomisti come Max Clara, Johann Paul Kremer e August Hirt hanno tagliato il traguardo dalla ricerca sui morti alla ricerca di "future morti" nelle esperienze umane.
Come Cato Bontjes van Beek, anche Libertas Schulze-Boysen faceva parte della cosiddetta rete di resistenza "Red Orchestra". La sua ultima lettera era indirizzata a sua madre. La giovane di 29 anni le scrisse: "Il mio ultimo desiderio è che la mia sostanza materiale sia restituita a te. Se possibile, seppelliscimi in un posto bellissimo in mezzo alla natura assolata. Ora, mia cara, per me suonano già i rintocchi funebri". Sarà giustiziata il 22 dicembre 1942 nella prigione di Plötzensee. Il suo corpo arriverà sul tavolo del dott. Stieve appena quindici minuti dopo la sua morte. Riconoscendo la sua faccia sul tavolo di dissezione, Charlotte Pommer, allora assistente del dott. Stieve, decise di porre fine alla propria carriera. È stato, riferisce Sabine Hildebrandt, l'unica anatomista a prendere una decisione del genere.
Per quanto riguarda il dottor Stieve, morto per cause naturali nel 1952, è ancora un "membro d'onore postuma" della Società Tedesca di ginecologia e ostetricia.
Libération, 13/05/2019 (trad. dal francese)


lunedì 13 maggio 2019

QUELLO CHE MI FA INORRIDIRE

QUELLO CHE MI FA INORRIDIRE non sono solo le baby gang assassine (dietro le quali tra l'altro si nascondono adulti vigliacchi organizzati), gli innumerevoli episodi di fascio-criminalità che ogni giorno, più al giorno, si ripetono, come fosse ineluttabile che ciò accada: tanto il mondo va così, quando più quando meno, a cicli e ricicli, ci saranno epoche più o meno sanguinose di altre, come una malata rassegnazione a ciò che NON E' un fato, un destino, ma un'opera precisa dell'uomo.
NO, non è solo questo, E' SOPRATTUTTO che intanto ognuno continua farsi i cazzi suoi, i Ministri (di cosa?), i Vice-Premier, il Premier... ridono delle loro schermaglie tra odio e amore, preoccupati di mantenere la poltrona, si mettono in vendita sui social e si offrono come premio a chi li laikka (guarda caso, si sposa così bene con 'lecca'!), mettono fucili in mano alla gente dicendogli 'Bene, ti ho armato, ora arrangiati da solo!", fomentando criminalmente un odio inaudito, autorizzano qualunque tipo di aggressione, a seconda delle vittime ci ridono sopra oppure concedono una fotocopia di lacrima rubata a qualcun altro, lasciano che il mare seppellisca ancora decine e decine di innocenti ancora ridendo sulla loro tragicità, idiotizzano gli ingenui e/o insensibili, o forse egoisti e truci quanto loro, con la minaccia dell'altro, povero, scomodo, disperato, disorientato, ammassato come carne da macello in spazi di 'vita' disumani. E queste, magari, sono le stesse persone che non disertano una messa o che distribuiscono pasti ai poveri, pensando così di lavarsi la coscienza.
NESSUNO, e dico NESSUNO, di chi ha il potere in mano, di chi ha le carte per 'vincere', si assume la responsabilità di iniziare un percorso di cambiamento su questo stato di cose, di coscientizzazione di se stessi e del popolo del quale con arroganza e crescente bramosia di potere decidono le sorti, narcisi, megalomani pericolosi, intoccabili e disonestamente RICCHI, e per questo indifferenti ai bisogni reali della gente, ipocriti nel far credere il contrario, perché ogni azione, ogni legge ha solo uno scopo che non è il bene delle persone e della Nazione, ma il VOTO, il tornaconto ELETTORALE, la loro PERSONALE felicità, che gliene frega di quella degli altri?

E FINCHE' sarà così, si stigmatizza il fato, l'idea che tutto sia un ineluttabile ritorno di storia. 
BALLE, è così perché l'Uomo ricco, benestante e potente vuole così... e gli altri? Pecore, ipocriti, imbecilli o... VOCI FUORI DAL CORO, e io è in queste ultime, sempre più forti e incazzate, che credo e a loro mi unisco.

mcd

Un foto? Ce ne sarebbero centomila da mettere, invece mi è venuta in mente questa, dove l'ironia e la presa per culo sono drammaticamente reali e attuali!

domenica 14 aprile 2019

Falla leggere a quante più persone puoi

Da un amico, m'è giunta la copia d'una lettera che non necessita di commenti ma solo d'esser letta..:
"...Di Virginia Di Vivo,
*Studentessa di medicina.


Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “Sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di *lallallà*. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare il riconoscimento cadaverico. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta:”Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail antiprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo.

Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua.

“Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”.
Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.
“Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.
Mi dimentico dei Pokémon.
“Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”.
Metto il cellulare in tasca.
”Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..”
Mostra un’altra foto.
Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita.
“Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti. Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”.
Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.
“Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio.
“..Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”.
Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”.
Sorridiamo tutti.
“Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù... Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.”
Foto successiva.
“Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”.
Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice.
Il video prosegue.
Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”.
Non riesco più a trattenere le lacrime. E il rumore di tutti coloro che, alternadosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso.
“E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”.
Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”.
E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo.

lunedì 7 gennaio 2019

Mi aiuti a farlo girare?


INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
(Risposta all'appello di Cacciari )
Non ho vissuto l'età dei totalitarismi, l'età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. Nell'età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze non può bastare, non è piu possibile una "fuga immobile" anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole.Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste
culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l'integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.
Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti "protestanti" ma la constatazione che quella protesta abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre , non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini.Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l 'inclusione di tutti ,seguendo l'insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale :"Homo sum humani nihil a me alienum puto".
Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e "veloce" che "vivendo in burrasca" rischia di precipitare nel baratro dell'indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi ,dell'intolleranza, dell 'aggressività pericolosa e ignorante.
Questi stessi giovani ,invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos,una cultura che percepisca l 'uomo come fine e non come mezzo, che consideri l '"altro da sè "una risorsa importante giammai una minaccia .
Nell'età delle interconnessioni non c 'è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l'essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.
Non è neanche questione di destra o di sinistra , di rosso o nero ma il problema è , soprattutto ,di carattere culturale.La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall'UOMO, non prima dall 'uomo Italiano , nè come in passato ,prima dall'uomo della Padania ma dall'UOMO in quanto umanità È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l'uomo , la sua dignità, il suo inestimabile valore e ,al di là di ogni faglia e filo spinato ,lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto. 
INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c 'è molto da fare, a partire dalla formazione scolastica . Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria ,principalmente di quella della mente e dello spirito.

Antonella Botti, docente