Si è fatto per pararsi il culo dalla galera!
Mi chiedo: come può un popolo civile sopportare tutto questo?
1. Decreto Biondi (1994).
Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia
cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari)
per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari,
comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali
della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro
società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+)
e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le
tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e
provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono
colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr
Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il
medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di
piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il
consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in
Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono
arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest
Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti,
accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con
Berlusconi.
2. Legge Tremonti (1994).
Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa
del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino
l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.La neonata società Mediaset (che
contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della
quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di
lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film
d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono
nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994
una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti
il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni
strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli
vecchi già usati all’estero.
3. Legge Maccanico (1997).
In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge
Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv
sull’analogico terrestre è incostituzionale:3., presumibilmente Rete4,
dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28
agosto 1996. Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo
Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996
in attesa della legge “di sistema”. A fine anno, nulla di fatto per la
riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco
finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla
Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali
disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo. Ma a far rispettare
il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni
(Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un
congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o
via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4
potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.
4. D’Alema salva-Rete4 (1999).
La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo
piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8
concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto
alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di
Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4
una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza
concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a
cui ha diritto per legge.
5. Gip-Gup (1999).
Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani
(processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip
milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati
corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure
disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a
maggioranza Ulivo). Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le
udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di
rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano
nel 1999. Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo
D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la
figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini
preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà
passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un
sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate
dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a
fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per
Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario
Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove
(poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a
giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto
grazie alle attenuanti generiche).
6. Rogatorie (2001).
Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una
legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai
magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le
corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C. Da mesi i
legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare
quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o
perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono
stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani
senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre
respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la
scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la
reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre
anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce
l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che
non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano
giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche
vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro
autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che
la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate
dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E,
siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge
sulle rogatorie, che resterà lettera morta.
7. Falso in bilancio (2002).
Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio,
il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero
61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che
avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le
pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non
quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e
4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né
intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a
querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di
reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano
amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in
bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del
patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al
Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la
querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non
superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come
reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova
prescrizione-lampo.
8. Mandato di cattura europeo (2001).
Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta
di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai
reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo
“Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli”
per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la
norma comunitaria soltanto dal 2004.
9. Il governo sposta il giudice (2001).
Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il
ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di
Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice
Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo
Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il
Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza
poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme
dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi
interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova
“applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.
10. Cirami (2002).
I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di
spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero
Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per
oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di
“legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo,
quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per
riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente
il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel
gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è
sereno e imparziale.
11. Lodo Maccanico-Schifani (2003).
Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore
della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la
legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i
processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del
Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si
bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di
incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel
gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.
12. Ex Cirielli (2005).
Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal
suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati
e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli
ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per
compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila
all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode
fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la
corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).
13. Condono fiscale (2002).
La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono
tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue
aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di
197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone
appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena
1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di
Milano.
14. Condono per i coimputati (2003).
Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione
autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno
“concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la
dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9
coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato
a evadere con fatture false o gonfiate.
15. Pecorella (2006).
Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti
generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con
conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente
della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre
2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm
contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado,
invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge
la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese
la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa
riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a
firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.
16. Frattini (2002).
Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto
d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è
soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è
costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la
presidenza del Milan
17.Gasparri-1(2003).
In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31
dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5
dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a
trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non
ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale
delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15
(compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto
al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al
trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da
sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i
ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi
rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.
18. Berlusconi salva-Rete4 (2003).
Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di
Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla
sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.
19. Gasparri-2 (2004).
La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella
bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust
perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale
del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali.
Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione
riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione
estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale
digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente
digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.
20. Decoder di Stato (2004).
Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel
dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di
70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia
televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo
Berlusconi, fratello di Silvio,titolare di Solaris (che commercializza
decoder Amstrad).
21. Salva-decoder (2003).
Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette
partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere
taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha
depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di
multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.
22. Salva-Milan (2002).
Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo
Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime,
diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la
svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242
milioni di euro.
23. Salva-diritti tv (2006).
Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di
destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti
tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società
minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” ,
a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente
Milan.
24. Tassa di successione (2001).
Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di
successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a
quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per
combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila
miliardi di lire.
25. Autoriduzione fiscale (2004).
Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del
mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005
balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo
governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti,
“L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.
26. Plusvalenze esentasse (2003).
Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze
da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier
nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest
per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.
27. Villa abusiva con condono (2004).
Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a
Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce
l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un
piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo
individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa
di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per
la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a
tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia.
Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in
Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il
segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta
fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003
anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa.
Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private
del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E
riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il
Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi
edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal
mero proprietario della villa.
28. Ad Mediolanum (2005).
Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni,
Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie
assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare
(dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le
assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza
integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà
di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al
2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli
assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel
gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno
concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in
tutta Italia.
29. Ad Mondadori-1 (2005).
Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un
accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e
ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli
alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i
loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società
posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è
mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur
accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può
censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il
premier, ma la Moratti.
30. Ad Mondadori-2 (2005).
L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il
governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i
ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Monda-dori e
Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente
Stanca fino al 2001.
31. Indulto (2006).
Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto
Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di
pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo
sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che
sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la
corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti
domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere
un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in
via definitiva.
32. Lodo Alfano (2008).
Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo
Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che
sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della
Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio.
Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto
incostituzionale.
33. Più Iva per Sky (2008).
Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di
Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al
20%
34. Meno spot per Sky (2009).
Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che
obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento
orario di spot.
35. Più azioni proprie (2009).
La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che
ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene
subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su
Mediaset.
36. Ad listam (2010).
Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo
nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un
decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex
post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma
non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può
essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar
ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.
37. Illegittimo impedimento (2010).
Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi
fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il
“legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i
suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18.
Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici
dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia
effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè
delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40:
“processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale.
Cioè incostituzionale.
Fonte: Marco Travaglio da Il fatto quotidiano del 12 marzo 2010 - titolo: "37 porcate ad personam"