«Il vero segreto dell’apprendimento è avere sempre una mente da principiante, perché nella mente di un principiante ci sono molte possibilità, nella mente di un esperto, poche», scrive Shunryu Suzuki.
A prima vista sembra un paradosso. Ci
insegnano che l’esperienza è un traguardo, che accumulare conoscenza ci rende
più forti e più sicuri. Eppure Suzuki ci invita a guardare in una direzione
opposta: non a ciò che sappiamo, ma a come ci poniamo davanti a ciò che non
sappiamo.
La mente del principiante non è
ingenua. È una mente aperta, non appesantita da conclusioni definitive. È uno
spazio vuoto, pronto ad accogliere. L’esperto, invece, rischia di abitare un
territorio già tracciato: riconosce, classifica, conclude in fretta. Sa “già”
come stanno le cose, e proprio per questo smette di vederle davvero.
In senso spirituale, la mente da
principiante è una forma di umiltà profonda. Significa rinunciare, almeno per
un momento, all’identità di chi sa, di chi ha capito, di chi è arrivato.
Significa tornare a guardare senza sovrapporre, ad ascoltare senza anticipare,
a imparare senza difendersi.
La filosofia orientale ci ricorda che
la crescita non avviene per accumulo infinito, ma anche per svuotamento. Ogni
volta che lasciamo andare una certezza, creiamo spazio per qualcosa di nuovo.
Ogni volta che diciamo “forse non so”, restituiamo vitalità alla nostra
intelligenza.
La morale è chiara: non è la quantità
di conoscenze a renderci saggi, ma la qualità della nostra apertura. Chi resta
principiante non torna indietro: va più in profondità.
E forse imparare davvero significa
questo: non smettere mai di sorprenderci di ciò che credevamo di conoscere.
Buona giornata, amici miei!
Antonio Bufalo

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