C’è un errore che continuiamo a fare.
Pensare che ciò che accade in
Palestina riguardi solo la Palestina.
Non è così.
Quello che sta succedendo parla di
NOI.
Delle nostre libertà.
Di ciò che accettiamo.
Di ciò che lasciamo passare in
silenzio.
Quando un popolo viene annientato
sotto gli occhi del mondo, il problema non è solo chi bombarda.
È chi fornisce le armi.
Chi offre copertura politica.
Chi paga.
Chi finge di non vedere.
Non siamo davanti a una tragedia
confusa o inevitabile.
È una violenza MIRATA.
SISTEMATICA.
RICONOSCIBILE.
Ed è proprio per questo che oggi non
può più essere nascosta dietro parole vuote come “sicurezza” o “difesa”.
Gran parte del mondo ha fatto una
scelta chiara: sostenere Israele.
Con armi.
Con denaro.
Con protezione diplomatica.
Con silenzi complici.
E questa scelta ha un prezzo.
Un prezzo che non pagheranno solo i
palestinesi.
Perché quando i DIRITTI FONDAMENTALI
diventano negoziabili per qualcuno, prima o poi diventano fragili per tutti.
Difenderli non è idealismo.
È AUTODIFESA.
Io credo che la Palestina sarà
libera.
Non per ingenuità, ma perché dopo
decenni di parole, trattati e riflessioni sui diritti umani, una COSCIENZA
COLLETTIVA esiste.
Ed è più radicata di quanto il potere
immagini.
Ma il tempo non è infinito.
Fermare il genocidio non è una
speranza.
È un’URGENZA.
Richiede responsabilità.
Giustizia.
SCELTE.
E le scelte non iniziano solo nei
palazzi.
Iniziano anche nelle nostre case.
In ciò che sosteniamo.
In ciò che consumiamo.
In ciò che decidiamo di comprare.
O di rifiutare.
La libertà non arriva da sola.
O la si difende.
O si perde.
Don Chisciotte
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